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14 Giugno 2023
10:28

Rimuovere i corni ai rinoceronti per proteggerli dai bracconieri può avere effetti negativi su abitudini e socialità

Un nuovo studio sui rinoceronti neri ha dimostrato che la rimozione dei corni, che aiuta a proteggerli dai bracconieri, riduce il raggio d'azione degli animali che inoltre diventano meno socievoli con i propri simili.

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I rinoceronti africani sono tra gli animali più colpiti dai bracconieri, per via dei loro corni particolarmente costosi e ricercati in diversi paesi asiatici, soprattutto in Cina. Negli ultimi anni, proprio per ridurre le uccisioni illegali, stanno perciò diventando sempre più comuni in alcune aree protette gli interventi preventivi di rimozione dei corni, che essendo composti di cheratina come le nostre unghie, non creano particolari danni alla salute degli animali.

Senza corni da rivendere sul mercato nero, i bracconieri non hanno motivo per uccidere i rinoceronti e la rimozione sta effettivamente contribuendo a far calare il numero di esemplari uccisi. Tuttavia, praticamente nulla si sapeva sui possibili effetti negativi che la rimozione dei corni può avere sulla vita degli animali, o perlomeno fino a oggi. Grazie infatti un nuovo studio, recentemente pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, è emerso che gli animali privati dei loro corni riducono di molto il loro raggio d'azione, diventando inoltre molto meno socievoli con i proprio simili.

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Un intervento di rimozione dei corni su un rinoceronte bianco

Attualmente in Africa vivono circa 22.100 rinoceronti bianchi (Ceratotherium simum) e 6.200 rinoceronti neri (Diceros bicornis). Entrambe le specie sono pesantemente minacciate dal bracconaggio, ma è soprattutto quello nero a rischiare di più per via del numero ridotto di individui rimasti. Rimuovere i corni agli animali li sta però effettivamente aiutando, anche si tratta comunque di un'operazione complessa e rischiosa, sia per gli operatori che per gli animali, e che va inoltre ripetuta più o meno ogni 18-24 mesi, visto che come le nostre unghie dopo un po' i corni ricrescono.

Meno noto è invece l'impatto della rimozione sulla vita e le abitudini degli animali, soprattutto quelle sociali. Proprio per questo, un team di biologi e conservazionisti dell'Università di Neuchâtel, che lavora fianco a fianco con numerosi esperti e istituzioni sudafricane, ha studiato e analizzato il comportamento dei rinoceronti neri che vivono al Manyoni Private Game Reserve, in Sudafrica, utilizzando sia i dati e le osservazioni raccolti prima dell'inizio del progetto di decornazione partito nel 2016, che quelli registrati negli anni successivi.

Hanno quindi mappato gli spostamenti e le abitudini di ogni singolo esemplare, riconoscibile a distanza grazie a dei piccoli taglietti identificativi fatti sulle orecchie, ottenendo risultati decisamente inaspettati, oltre che preoccupanti. Hanno infatti scoperto che, una volta perso il proprio corno, i rinoceronti maschi hanno notevolmente ridotto i loro spostamenti, con alcuni che hanno visto diminuire il proprio territorio addirittura dell'80%. Per alcune femmine, per di più, gli autori hanno persino calcolato una riduzione ancora maggiore.

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I rinoceronti neri privati dei corni riducono il loro raggio d’azione e interagiscono meno con i proprio simili

Successivamente, hanno anche confrontato questi risultati con i dati raccolti in altre nove riserve africane, per un totale di 368 individui studiati. Anche i questo caso, il confronto ha dato purtroppo risultati simili. Come se non bastasse, hanno inoltre scoperto che la rimozione dei corni rendeva i rinoceronti meno socievoli, che invece di interagire tra loro sembravano evitarsi deliberatamente. Questi risultati, dimostrano come alcuni interventi antibracconaggio estremamente drastici, come la decornazione, possono avere conseguenze impreviste sul comportamento e l'ecologia degli animali che tra l'altro non sappiamo ancora che effetti avranno a lungo termine sulle popolazioni.

Se da un lato la rimozione di corni riduce efficacemente il bracconaggio e non influenza la mortalità e l'aspettativa di vita degli animali, dall'altro sembra proprio possa influenzare profondamente il comportamento e la socialità degli animali, un aspetto tenuto finora poco in considerazione e che dovrà necessariamente essere invece valutato quando si calcano i costi e i benefici a lungo termine degli interventi di conservazione. Un ulteriore grattacapo da risolvere per chi lavora ogni giorno per assicurare un futuro a questi meravigliosi e minacciati animali.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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