Mancano ancora 12 giorni alla chiusura della raccolta di firme che obbligherà l’Unione Europea ad occuparsi della terribile pratica dello spinnamento degli squali e del commercio di pinne che sta portando all’estinzione numerose specie di questo animale, ma il milione di adesioni necessario è già stato raggiunto.

StopFinningEu, l’iniziativa dei cittadini europei, contro ogni aspettativa è riuscita a raggiungere l’obiettivo con largo anticipo sulla data, fissata al 31 gennaio, prevista dal regolamento per la chiusura della raccolta di adesioni necessarie per chiedere il cambiamento delle leggi che regolamentano il commercio di pinne di squalo nell’Unione Europea. Ora quindi, in base al regolamento, la Commissione Europea è obbligata a prendere in considerazione la richiesta arrivata da oltre un milione di cittadini ed individuare una nuova regolamentazione per un commercio crudele e particolarmente pericoloso per gli ecosistemi marini.

Per una zuppa, una strage da 73 milioni di squali ogni anno

Come raccontato da Kodami  pochi giorni fa, si stima che oltre 73 milioni di squali vengono uccisi ogni anno solo per le loro pinne e che questo incredibile numero di uccisioni sta portando questo animale sulla soglia dell’estinzione. Malgrado questo, però, gli squali continuano ad essere massacrati in tutto il mondo per tagliare loro la pinna da utilizzare per cucinare una zuppa che, nella tradizione cinese e in generale orientale, viene consumata nei banchetti e considerata un cibo status symbol. La necessità di ottimizzare la pesca, spinge i pescatori a tagliare la pinna a squali ancora vivi, ributtandoli in mare agonizzanti e destinati a morte certa. «Sebbene l'asportazione delle pinne a bordo di navi dell'UE e nelle acque dell'UE sia vietata e gli squali debbano essere sbarcati con le pinne naturalmente attaccate al corpo – spiega la rappresentante italiana del movimento Sto Finning Eu Camilla Mura – l’UE è uno dei maggiori esportatori di pinne e un importante centro di transito per il commercio mondiale di pinne».

Il ruolo dell’Europa: 3.500 tonnellate di pinne dall’Europa all’Asia ogni anno

Secondo i dati raccolti da Stop Finnng Eu 3.500 tonnellate di pinne vengono esportate dall'Europa verso l’Asia ogni anno e tra le prime 20 nazioni a livello mondiale in fatto di pesca degli squali si trovano tre stati dell’Unione Europea, tra cui la Spagna. Gli squali, in cima alla catena alimentare, sono essenziali per la vita negli oceani che generano il 70% dell'ossigeno che respiriamo sulla Terra. «L'estinzione degli squali è già in corso. Molte specie di squali hanno già perso dal 90 al 99% della loro popolazione a causa della pesca eccessiva – spiega Fabienne Rossier, rappresentante francese di Stop Finning Eu – salvare gli squali significa, di fatto, salvare noi stessi. L’UE deve vietare il commercio di pinne di squalo il più presto possibile, è necessario e urgente».

Le richieste del movimento Stop Finning Eu all’Unione Europea

«L’UE è uno dei principali attori dello sfruttamento degli squali e poiché le ispezioni in mare sono rare, le pinne sono tuttora illegalmente conservate, trasbordate o sbarcate nell’UE – recita il testo da firmare – Intendiamo porre fine al commercio di pinne nell'UE, compresi l'importazione, l'esportazione e il transito di pinne diverse da quelle naturalmente attaccate al corpo dell’animale». L’obiettivo della raccolta di adesioni è quindi quello di cambiare il regolamento. «Poiché lo spinnamento impedisce l'adozione di misure efficaci per la conservazione degli squali, chiediamo di estendere il Regolamento (UE) n. 605/2013 anche al commercio di pinne e chiediamo pertanto alla Commissione di elaborare un nuovo regolamento che estenda la disposizione delle ‘pinne naturalmente attaccate al corpo' a ogni forma di commercio di squali e razze nell’UE».

Già raggiunto l’obiettivo di 1 milione di firme

Dal sito Stop Finning Eu
in foto: Dal sito Stop Finning Eu

Malgrado l’uscita del Regno Unito dall’iniziativa in occasione della Brexit, che aveva fatto temere per la non riuscita dell’operazione, e ancora prima della data prevista per la chiusura della raccolta di adesioni fissata al 31 gennaio 2022, il 18 gennaio il contatore delle firme ha superato il milione di adesioni. Ed ad oggi si contano sulla pagina ufficiale del movimento 1 milione e 28,746 firme raggiunge. In Italia hanno già firmato 56.190 cittadini. «Negli ultimi giorni è andata man mano crescendo una vera e propria ondata di supporto – spiega Camilla Mura – ed oggi l’iniziativa ha raggiunto il milione di voti di cittadini UE richiesto. Recentemente molte celebrità, del web e del mondo dello sport hanno, inoltre, espresso il loro supporto all’iniziativa. Ora la Commissione Europea deve prendere in esame le proposte dell’iniziativa Stop Finning – Stop the Trade». L’iniziativa dei cittadini europei Stop Finning – Stop the Trade é più di una petizione. Grazie alle leggi dell’Unione, infatti, il coinvolgimento di 1 milione di cittadini prevede che la Commissione Europea sia obbligata a prendere in carico la questione dibattuta e fare le sue valutazioni, eventualmente cambiando o integrando le leggi esistenti.

Marevivo: «Troppa crudeltà contro gli squali». E a giugno una grande mostra fotografica a Venezia

«Se penso alle cose tremende che stiamo facendo a questi animali che abitano la terra da 300 milioni di anni, mi vergogno di far parte del genere umano – commenta Rosalba Giugni presidente della storia associazione Marevivo che, per sostenere l’introduzione dell’attuale regolamento nel 2013 organizzò un flashmob a Fontana di Trevi a Roma coinvolgendo i parlamentari europei e i cittadini- però siamo confortati dal cambio di sensibilità nei confronti degli squali, considerati a lungo erroneamente gli animali “cattivi” per definizione. Ovviamente vogliamo che sia bloccato il commercio delle loro pinne ma vorremmo ancora di più: vorremmo che non venissero proprio pescati. Non facciamoli scomparire perché sono fondamentali per la Terra e per il genere umano». E per celebrarli, in occasione della prossima Giornata Mondiale degli Oceani a giugno, Marevivo annuncia una grande mostra fotografica dedicata agli squali e organizzata a Venezia accompagnata da una serie di appuntamenti e iniziative in difesa dei mari e dei loro abitanti.

Il supporto dei social, di Sea Shepherd e l’adesione fuori dall’Europa

La modella attivista Ocean Ramsey che si immerge con gli squali e che sostiene il movimento (foto dalla pagina Facebook)
in foto: La modella attivista Ocean Ramsey che si immerge con gli squali e che sostiene il movimento (foto dalla pagina Facebook)

Fondamentale il supporto dei social che hanno permesso una divulgazione capillare delle motivazioni. E dei diritti degli squali hanno cominciato ad interessarsi anche fuori dall’Unione Europea  «Abbiamo avuto un caloroso supporto dall’attivista per l’oceano Ocean Ramsey, (la modella attivista americana famosa per le immersioni in apnea con gli squali), e dall’attore Alec Baldwin». Un sostegno importante, come sottolineato da Alex Cornelissen, CEO di Sea Shepherd Global e secondo portavoce dell’Iniziativa dei Cittadini Europei: «Ora possiamo presentare il nostro caso alla Commissione Europea e lottare affinché la legge venga cambiata e il commercio delle pinne di squalo venga bandito in Europa. Sarebbe il colpo più duro mai inflitto all’industria delle pinne di squalo della storia e la vittoria più importante per la protezione degli squali».

LAV: «Risultato importantissimo ma potremo esultare soltanto a 1 milione e 100 mila firme»

«Un risultato di cui, come LAV, siamo ovviamente contentissimi – spiega Gianluca Felicetti presidente della Lega Anti Vivisezione italiana- ma un risultato che va consolidato con altre migliaia di firme negli ultimi 12 giorni disponibili, fino al 31 gennaio. È già successo in altre iniziative di Cittadini Europei, infatti, che una parte delle firme ai controlli vengano considerate non valide per i più diversi motivi. Finche non superiamo 1 milione e 100mila firme non potremo stare tranquilli e non potremo esultare come vorremmo. Primo risultato importantissimo e molto soddisfatti del risultato italiano, ma dobbiamo continuare a raccogliere». Si può votare tramite il sito Stop Finning Eu