Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Le vacanze estive stanno giungendo al termine e gli stabilimenti balneari si apprestano a chiudere gli ombrelloni e riporre i lettini. È tempo dunque di fare qualche bilancio stagionale e formulare la classica lista dei buoni propositi attraverso la quale motivarci per sostenere un altro duro anno di impegni.

Le vacanze estive sono spesso il vero banco di prova per tanti pet mate che hanno finalmente tempo da dedicare al proprio cane, nonché la possibilità di verificare le skill realmente acquisite durante l’anno tra passeggiate al parco, aperitivi, giri in città e percorsi educativi.

Passeggiando sul bagnasciuga è sempre più comune scorgere tra le schiere dei bagnanti la presenza di cani appisolati che si godono l’ombra. Questa immagine di bella integrazione e di piacevole relax familiare però sembra non porre alcun freno ai numerosi “passeggiatori del bagnasciuga” che interrompono l’idillio con la singolare richiesta: «Posso accarezzarlo?».

Amore per i cani o maleducazione?

L’azione di disturbare qualcuno che riposa sotto l’ombrellone, magari con un libro in mano, in assenza di un cane verrebbe classificata come semplice atto di maleducazione ed invasione della privacy. Tuttavia l’amore per i cani sembra cancellare con un colpo di spugna questa regola sociale e la richiesta di potersi relazionare con il cane costituisce un alibi di ferro a difesa della persona che avanza.

Questa riflessione non vuole proporre la semplice equazione: chi disturba una famiglia con un cane che riposa in spiaggia è una persona maleducata e bisogna capire le ragioni profonde che rendono il cane un attore tanto importante da riuscire a modificare le convenzioni sociali con la sua semplice presenza.

L’identikit del “molestatore dei pisolini canini”

Delineare tale profilo potrebbe essere l’oggetto di una seria ricerca sociologica, per quante sono le implicazioni e le connessioni possibili. Provando ad abbozzarne il profilo, potremmo inquadrarle come  persone che amano il cane su un piano generale e astratto  ma che non hanno probabilmente mai trovato il coraggio di adottarne uno nella vita reale. Oppure si tratta di persone in preda alla nostalgia perché anche loro ne hanno uno ma lo hanno lasciato a casa, in quanto ritengono troppo impegnativo ed oneroso trascorrere la vacanza con il proprio pet.

In ogni caso si tratta di persone che amano i cani come simbolo di fedeltà e di bontà. Hanno una visione iconica e per questo distorta dell’animale, costellata di meri attributi positivi. Il fatto è che il cane è un essere reale, che come tale esprime gioia, nervosismo, rabbia, interesse o disinteresse attraverso il proprio linguaggio, ahimè non sempre da noi compreso.

Come comportarsi?

È dunque lecito lasciarsi sopraffare dalla tenerezza per un cane che dorme per i fatti suoi? Ebbene, no! Non è lecito pretendere di accarezzarli mentre riposano sotto l’ombrellone. Così come non è plausibile lasciar avvicinare un bambino, che magari conosce i cani soltanto attraverso “Paw Patrol”, con l’idea che giochino insieme, nonostante non si conoscano. I cani, quando sono in equilibrio e godono di un corretto posizionamento sociale in famiglia sono in grado di accompagnarci ed integrarsi in ogni contesto. Nonostante ciò, non ottengono ancora il rispetto che meritano e vengono maldestramente approcciati come fossero pupazzetti a nostra disposizione.

Questo ovviamente fino a quando la loro pazienza resiste… Poiché quando invece mostrano i denti o esprimono il loro disappunto ringhiando, diventano “cani aggressivi” agli occhi del maleducato di turno. Invece di farci tentare da questa ingiusta deduzione di giudizio, pensiamo alla maturità sociale che dimostra la maggior parte dei cani in spiaggia. Pensiamo a quando nel pieno dei loro autocontrolli restano fermi a guardare umani giocare con i racchettoni, a pallavolo o scalmanarsi in una “tedesca”, impietosamente a pochi centimetri dal loro naso.

Gli animali che ci circondano danno prova quotidianamente di grande affidabilità in tante occasioni. Non crediamo per questo che sia giunto il momento di creare i presupposti per una loro reale integrazione? La strada è ancora lunga, ma pragmaticamente partiamo dalle basi. Rispettiamo il loro spazio ed il tempo del loro riposo, familiari compresi.

E’ attraverso i piccoli passi e non i grandi proclami che riusciremo concretamente a decostruire l’idea di pet come peluche. È proprio a partire da alcune piccole attenzioni realizzabili all’interno del tessuto del quotidiano che sosterremo un’integrazione vera ed un rispetto reale del cane. Questa come altre sono occasioni in cui tenere a mente che cani e pet mate sono portatori non solo di doveri civili e di buona cittadinanza ma al pari nostro, di diritti che oggi più che mai necessitano di un’estensione.