14 Novembre 2023
9:00

Perché il mio gatto riporta gli oggetti come un cane?

Molti pensano che il riporto sia un'attività per soli cani. In realtà, molti gatti riportano giocattoli e altri oggetti proprio come i cani e lo fanno per puro divertimento. Tuttavia, il gioco del riporto per loro ha delle "regole" diverse.

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gatto

I gatti riportano giocattoli e oggetti da loro amati esibendo le stesse capacità dei cani e lo fanno per puro divertimento, per il piacere di giocare e di interagire con i loro pet mate. Tuttavia, il gioco del riporto per il gatto ha delle "regole"   diverse rispetto a quelle sperimentabili con un cane anche perché poggia su una struttura mentale molto differente.

Si pensa sempre – erroneamente – che il riporto sia un'attività che sono in grado di fare soltanto i cani in virtù della loro spiccata intelligenza, della tendenza a collaborare con l'essere umano e a svolgere delle attività in concerto con lui. Allo stesso modo, si grida al miracolo ogni volta che si incontra un gatto che, in maniera totalmente spontanea e senza che abbia avuto alcun periodo di training, riporta ai piedi del pet mate palline, topi di pezza, pupazzetti e si dedica attivamente e ripetutamente al gioco del riporto.

In realtà, i gatti che riportano non sono per nulla una rarità tanto che pure chi scrive ne ha una in casa che riporta palline dall'età di tre mesi. Quello che cambia nel gatto è la motivazione alla base di questo comportamento rispetto ai cani.

Laddove, infatti, i cani necessitano di un periodo di training per apprendere a raccogliere riportare e poi lasciare l'oggetto alla persona di riferimento, i gatti tendono a farlo in maniera spontanea. Non solo, molto spesso sembrano loro a dare origine a questo gioco, "addestrando" il loro umano a lanciare palline e topini fino a quando ne hanno voglia.

Lanciatori di palline

Questo si spiega grazie alla incredibile intelligenza strumentale (ma io direi anche sociale) di cui i gatti sono dotati. Da abili osservatori del comportamento umano sono in grado di rendersi conto di quanto siamo sensibili a ciò che fanno.

Bastano pochissime ripetizioni perché riescano a realizzare che, se lasciano il loro giocattolo preferito vicino a noi durante un'interazione, noi probabilmente saremo felici di raccoglierlo per rilanciarlo, in modo che loro possano rincorrerlo nuovamente. Quindi iniziano a riportare il giocattolo perché si aspettano di attivare esattamente quella nostra risposta.

Le regole del gioco

Come per molte altre dimensioni della relazione uomo-gatto, anche in quella del gioco del riporto è il gatto a dettare le condizioni nel senso che il micio ci si dedica soltanto quando ne ha voglia e soltanto fino a quando lo decide lui. È difficile coinvolgere un gatto che non ha intenzione di interessarsi ad una nostra proposta e questa è un'altra grande differenza rispetto al cane che, in generale, è più pronto e disponibile perché – al di là del comportamento visibile – ha un'altra struttura mentale, altre disposizioni.

Il riporto è selettivo

Un'altra caratteristica peculiare del gioco di riporto nel gatto è che molto spesso riguarda un oggetto specifico nel senso che il gatto potrebbe amare il riportare solo un particolare giocattolo, ma non fare la stessa cosa con altri tipi di oggetti.

Il riporto non è da tutti

Ancora, peculiarità del gatto sta nel fatto che non tutti i gatti esibiscono in maniera spontanea questo tipo di comportamento. Alcuni non lo manifestano mai, altri lo fanno soltanto da piccoli per poi smettere una volta divenuti adulti, altri ancora continuano negli anni più maturi se trovano dei pet mate che rispondono volentieri alle loro proposte.

Perché i gatti riportano?

I gatti riportano perché a loro piace giocare, perché il riporto è un gioco in cui i gatti possono rincorrere un oggetto in movimento e perché riportandolo indietro possono ripetere questa sequenza più volte. In altre parole lo fanno per il puro piacere di giocare e intrattenersi insieme a noi.

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Sonia Campa
Consulente per la relazione uomo-gatto
Sono diplomata al Master in Etologia degli Animali d'Affezione dell'Università di Pisa, educatrice ed istruttrice cinofila formata in SIUA. Lavoro come consulente della relazione uomo-gatto e uomo-cane con un approccio relazionale e sono autrice del libro "L'insostenibile tenerezza del gatto".
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