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5 Giugno 2023
18:13

Partorisce in strada e la portano via con i cuccioli. L’appello del clochard: «Ridatemela, siamo una famiglia»

Una cagna ha partorito 8 cuccioli in via Toledo a Napoli ed è stata portata via dal suo umano, un senzatetto di 24 anni che si è rivolto a Kodami per chiedere la restituzione dell'animale. Ma secondo l'Asl, che ha risposto alle domande del nostro magazine, si è trattato di un atto necessario per salvaguardare il benessere del cane e dei cuccioli.

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«Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme. Non voglio nulla se non tornare a stare con lei. Per favore, aiutatemi». È l'appello disperato che Alessandro Bravi lancia a Kodami per riottenere il suo cane Moka. Per l'Asl, che ha risposto alle domande del nostro magazine, si è trattato di un atto necessario per salvaguardare il benessere del cane e dei cuccioli.

L'accusa di Alessandro: «Pregiudizio nei miei confronti»

Moka è una giovane cagna mix Pitbull di poco più di un anno che sabato mattina è stata ripresa e fotografata mentre partoriva in pieno centro a Napoli, lungo l'affollata via Toledo. Persone armate di smartphone hanno quindi pubblicato tutto sui social: dalla nascita dei primi cuccioli fino all'arrivo del personale dell'Asl Napoli 1 che ha portato via l'animale, senza più restituirla.

Alessandro, 24 anni, vive in strada da quando ne ha 17. Da quel momento ha lasciato la sua famiglia umana trovandone però una diversa: una famiglia composta dai 3 cani che vivono con lui, e tra questi c'era proprio Moka.

«Non me la fanno neanche vedere – ci dice Bravi – e io sto malissimo. Sono andato lì lo stesso pomeriggio in cui l'hanno presa ma non mi hanno neanche fatto entrare. Sono tornato pochi giorni dopo con la veterinaria che mi sta seguendo, ma anche in questo caso c'è stata una chiusura totale».

Oltre al dolore per la separazione, il timore di Bravi è per la salute dell'animale: «Se davvero avessero voluto il suo bene non avrebbero dovuto agire così, spostandola durante il suo primo parto. Ora è sicuramente traumatizzata, e anche una volta tornata da me dovrò lavorare per farle riprendere fiducia, ma questo episodio l'avrà già segnata».

Il giovane, nonostante le difficoltà della vita in strada, è riuscito a conseguire la qualifica di educatore cinofilo, Kodami lo ha incontrato pochi mesi fa proprio per dare voce a chi vive ogni giorno sulla proprio pelle pregiudizi che emergono quando si parla della relazione tra cani e clochard.

«Non c'è neanche un atto legale in tutto quello che hanno fatto. Io l'ho registrata, sono seguito da dei veterinari che mi hanno aiutato durante tutta la gravidanza di Moka. Mi hanno trattato come non avrebbero trattato nessun altro». È l'accusa che Bravi rivolge alle istituzioni che hanno in custodia Moka, per questo ha deciso di rivolgersi all'avvocata animalista Alessandra Pratticò, la quale ha diffidato sia il Presidio ospedaliero veterinario che il Servizio veterinario regionale campano.

«Moka era regolarmente registrata – chiarisce l'avvocata – Nonostante questo hanno portato via l'animale senza documenti che attestino perché il cane è stato sottoposto a vincolo sanitario, e soprattutto quando avrà termine».

Praticò ha fatto sapere di aver trovato diverse strutture disposte ad accogliere il cane e i suoi cuccioli, e che è pronta a condividere queste informazioni con le autorità veterinarie: «Per il momento, nonostante le mail e le pec inviate, la disponibilità al dialogo da parte loro è zero. Sappiamo che la cagna e i piccoli non possono tornare in strada, e garantiamo che Moka verrà sterilizzata prima di ritornare con Alessandro, ma è importante sottolineare che quello messo in atto non è il percorso di corretta custodia di cani regolarmente registrati».

Secondo l'avvocata, c'è stato quantomeno un difetto di trasparenza nella gestione della vicenda: «L'Asl è un ente pubblico che deve rispondere a criteri non discriminatori nei confronti i tutti i suoi utenti, cosa che in questo caso non è avvenuta».

Quello che è certo è che Bravi non si fermerà, e continuerà a chiedere di riottenere l'affido sia della cagna che dei suoi cuccioli.

La risposta dell'Asl: «Abbiamo salvaguardato il giovane e il cane»

Si tratta di un'accusa che Marina Pompameo, direttrice del Presidio ospedaliero veterinario, rifiuta totalmente, come dichiara a Kodami: «Non siamo discriminanti, ma protettivi nei confronti dei soggetti più fragili come i senza fissa dimora. Se avessimo voluto fargli del male, avremmo potuto eseguire un sequestro, sappiamo invece che spesso si tratta di animali ben tenuti e non maltrattati. La situazione con cui ci siamo confrontati era però anomala sotto molti punti di vista, sia etici che sociali, e quindi siamo intervenuti con un vincolo sanitario post partum». La cagna stava partorendo infatti sotto al sole di mezzogiorno, tra gli schiamazzi di adulti e bambini attoniti. «Sono arrivate diverse chiamate al nostro numero verde per segnalarci quanto stava accadendo – conferma Pompameo – sul posto abbiamo accertato che era vero e abbiamo agito».

Anche se Moka è stata regolarmente microchippata e registrata come la legge prevede per tutti gli animali familiari, l'autorità sanitaria non può ignorare che si tratta di un animale che vive in strada e non all'interno di un'abitazione: «Non possiamo rilasciare a un soggetto senza casa e senza reddito, e che ha già dei cani, un altro animale non sterilizzato con i suoi 8 cuccioli. Sarebbe una situazione ingestibile in primo luogo per lui. Si tratta quindi di un atto che non è lesivo, ma protettivo nei confronti della persona».

E sulla possibilità per Alessandro di riottenere Moka aggiunge: «Siamo aperti all'ascolto, ma con una reale progettualità per il futuro degli animali coinvolti. Le vaghe promesse non bastano più. Se questi cuccioli sono destinati ad un rifugio bisogna che ci vengano forniti i documenti che attestino il tutto».

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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