Phyllobates Terribilis Foto copertina | Kodami
in foto: Rana freccia | Franco Andreone

Oophaga speciosa, una rana freccia originaria delle foreste Panamensi, è stata dichiarata estinta nel dicembre 2020 dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e come lei, molte altre rane a tutte le latitudini potrebbero cessare presto di esistere a causa dell'uomo che con la pratica della deforestazione ne modifica l'habitat. Alla base del fenomeno della scomparsa delle rane in tutti i continenti, vanno citati anche i rischi dati dal mercato internazionale del commercio di anfibi, il quale ogni anno porta all'introduzione di specie aliene negli ecosistemi, causando disequilibri ecologici e generando inoltre pandemie che stanno sterminando intere popolazioni dall'Australia al Sud America.

Su Kodami abbiamo pubblicato "la guida tascabile alla sesta estinzione di massa" e uno studio pubblicato su Science  nel 2005 analizza nel dettaglio i fattori che rendono gli anfibi maggiormente a rischio di estinzione rispetto agli uccelli e ai mammiferi. Lo studio sostiene che alla base del rapido declino del 48% delle specie di anfibi vi sia un insieme di eventi tra cui il prelievo di individui destinati alla vendita (rischioso per 50 specie), una significativa perdita dell'habitat naturale (183 specie) e ulteriori motivi non ancora completamente chiari ma che comprendono i cambiamenti climatici e la comparsa di nuove malattie (207 specie). Proprio questi ultimi motivi, definiti "enigmatici" dai ricercatori, sono quelli che più spesso portano all'estinzione le specie del Sud America, come è accaduto per Oophaga speciosa, originaria delle foreste pluviali panamensi e come rischia di accadere a Phyllobates terribilis, la piccola rana freccia originaria della Colombia occidentale e famosa per i suoi colori sgargianti.

Rischia di scomparire anche Phyllobates terribilis, la rana più tossica del mondo

«Le zone del mondo che vedono un rischio più alto di scomparsa delle specie di rane sono quelle tropicali dove viveva la rana freccia Oophaga speciosa, considerata estinta a dicembre 2020 e dove ancora esiste Phyllobates terribilis, diffusa nelle foreste della Colombia occidentale», spiega Franco Andreone, zoologo ed erpetologo del Museo Regionale di Scienze naturali di Torino. «Ciò che contraddistingue le rane freccia dell'America latina è la capacità di accumulare alcaloidi fortemente tossici nell’epidermide con lo scopo di uccidere i predatori».

Grazie alla loro dieta a base di coleotteri, formiche e altri piccoli insetti della foresta infatti, le Phyllobates terribilis, cugine colombiane della neo-estinta Oophaga speciosa, ricavano un potente veleno in grado di bloccare le cellule nervose dei nemici impedendo la trasmissione degli stimoli al cuore e causando così un arresto cardiaco. Il veleno presente sulla loro pelle deriva da alcuni insetti di cui queste rane si nutrono, e scompare negli esemplari allevati al di fuori dell'ambiente naturale. Il nome di queste rane deriva dall'abitudine di alcune popolazioni native dell'America latina, di utilizzarne il veleno e per avvelenare frecce e cerbottane con cui cacciano. «Tuttavia – spiega il ricercatore – questo veleno rappresenta un rischio mortale per l’uomo solo in caso di ingestione dell’animale, mi sembra si tratti però di un gesto abbastanza semplice da evitare, soprattutto visti i colori accesi con cui ci informa della sua pericolosità». La Phyllobates terribilis infatti presenta colorazioni molto evidenti. «Anche questa – spiega lo zoologo – è una strategia di sopravvivenza, detta aposematismo, ed è messa in atto dall’animale per avvisare i potenziali predatori della sua pericolosità». Aposematismo e tossicità sono strategie interessanti che non proteggono però la piccola Phyllobates terribilis dall'intervento dell’uomo sugli habitat naturali.

La doppia vita degli anfibi e le patologie emergenti

«Si parla  molto del rischio di estinzione di questa particolare rana freccia perché è una specie molto caratteristica e facilmente riconoscibile per i suoi colori, ma le rane a rischio di estinzione nel mondo sono moltissime – spiega lo zoologo – e questo accade perché, come tutti gli anfibi, sono animali molto delicati dal punto di vista dell'adattabilità. Quasi ogni specie di anfibio infatti, conduce una doppia vita. La prima come girino, in acqua, la seconda quando ne esce e diventa adulto. La mobilità degli anfibi all’interno di due diversi ambienti li rende maggiormente sensibili ai cambiamenti all’interno dell'habitat, che è basato su due diverse ecologie».

Ma la distruzione dell’habitat non è l’unico fenomeno che rende questi anfibi particolarmente a rischio di estinzione: «Un’ulteriore grave problematica per queste specie è rappresentata dalle nuove patologie emergenti come il Chitridio (Batrachochytrium dendrobatidis), un microscopico fungo che porta all’estinzione popolazioni locali o addirittura intere specie di rane alterandone la respirazione cutanea e inducendo problematiche neurologiche». Secondo uno studio pubblicato su Science nel 2018, il fungo ha avuto origine in Asia e si è propagato nei primi anni del XX secolo in tutto il mondo, a seguito della nascita di una nuova moda: il commercio internazionale di anfibi, grazie al quale si starebbe continuando a spostare attraverso i continenti.

Phyllobates terribilis, Kodami
in foto: Rana freccia | Credits: Franco Andreone

La situazione in Italia, Societas Herpetologica Italica

Anche le rane italiane sono in difficoltà ma possiamo ancora fare qualcosa per aiutarle a sopravvivere. L'Italia, secondo l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) è il paese d'Europa con la fauna erpetologica (rettili e anfibi) più ricca di specie. «Sebbene la situazione non sia paragonabile a quella degli ambienti tropicali – spiega Franco Andreone – anche da noi il 40% delle specie  è a rischio di estinzione a causa della mancata tutela degli habitat e del commercio internazionale di anfibi».

In Italia, inoltre, ai rischi già citati va sommata la massiccia presenza di specie aliene rilasciate illegalmente sul territorio, le quali secondo il Ministero dell’Ambiente raggiungono il 7% del totale e rischiano di fungere da veicolo per i virus che, attraversando gli oceani per mano dell'uomo, stanno attaccando le rane in tutto il mondo. Come se non bastasse «le rane Italiane corrono un ulteriore pericolo – aggiunge l'esperto – di cui si parla meno  pur essendo altrettanto concreto: quello dell'investimento da parte delle auto. Per evitarlo sarebbe sufficiente costruire sottopassaggi che permettano agli animali di avere un'alternativa all'attraversamento della strada durante gli spostamenti».

Per affrontare queste tematiche e per riunire gli appassionati è stata fondata nel 1993 la Societas Herpetologica Italica , un'associazione scientifica che promuove la ricerca erpetologica di base e applicata, la divulgazione delle conoscenze sull'erpetofauna e la protezione degli anfibi e rettili e dei loro habitat. L'associazione permette a chi lo desideri di iscriversi per collaborare nella creazione di un atlante degli anfibi e dei rettili, pensato per colmare le molte lacune in fatto di distribuzione, biogeografia e faunistica degli anfibi sul territorio nazionale.

Foto © Franco Andreone