26 Gennaio 2024
11:35

Oggi è l’Australia Day: qual è lo stato di salute dell’ecosistema del Paese?

Oggi si celebra l’Australia Day, ricorrenza nata per ricordare l’arrivo dei coloni inglesi nella baia di Sydney che oggi rappresenta invece un momento per riflettere sulle ripercussioni dell'arrivo dei coloni inglesi sulla popolazione indigena, l'ecosistema e la fauna.

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canguri

Oggi ricorre l’Australia Day, celebrazione nata come la festa nazionale per ricordare l’arrivo dei coloni inglesi che nel 1788 sbarcarono nella baia di Sydney per rivendicare l’isola come colonia britannica. Oggi questa giornata rappresenta un momento per riflettere sulle conseguenze dell'arrivo dei coloni inglesi. Un evento che ha cambiato per sempre la storia dell’Australia, con gravi ripercussioni per la popolazione indigena, e anche per il suo ecosistema e la sua fauna.

Oggi Roma e Canberra, la capitale dell'Australia, sono lontane appena 20 ore di viaggio, il tempo di un volo di linea, ma fino al 1600, quando giunsero i primissimi coloni, l’Australia era un luogo estremamente remoto, di cui per lungo tempo l’uomo aveva ignorato persino l’esistenza. A causa della sua particolare posizione geografica, isolata nel mezzo dell’Oceano indiano e del Pacifico, l’Australia è stata a lungo tempo un ecosistema chiuso, all’interno del quale si sono sviluppati un gran numero di endemismi, cioè di animali che si trovano solo qui e in nessun altro luogo.

L'esempio più calzante della straordinarietà della fauna australiana è fornito dall'ornitorinco. Con il corpo di un castoro, la testa di anatra e persino uno sperone avvelenato nella zampa, non sorprende che i primi scienziati che si sono imbattuti in un individuo di questa specie abbiano pensato si trattasse di "uno scherzo della natura".

caratteristiche dell'ornitorinco
L’ornitorinco

L’insediamento stabile dei coloni ha però di fatto spezzato il lunghissimo isolamento che aveva permesso agli animali australiani di sviluppare caratteristiche uniche. Mentre nel resto del mondo i mammiferi placentati predominavano occupando la maggior parte delle nicchie ecologiche disponibili, in Australia questo ruolo veniva preso da un diverso gruppo di mammiferi: i marsupiali. Quando nel continente europeo e americano arrivava il lupo, in Oceania si faceva largo al vertice della rete alimentare il tilacino, un carnivoro marsupiale ormai estinto. L'equilibrio tra le specie che si sono coevolute insieme è delicatissimo e fragile, soprattutto all'interno di sistemi isolati, per questo quando l'uomo ha introdotto animali, con cui il tilacino non si era mai trovato a competere, ha avuto la peggio.

Oggi il tilacino non esiste più, ma il gruppo a cui appartiene continua a predominare in Australia, si trova qui infatti il 70% di tutti i marsupiali del Pianeta. Ciò che li caratterizza è la presenza di un marsupio, una sacca dove il neo-nato termina il suo sviluppo. Oggi sappiamo che non tutti i marsupiali sono dotati di questa particolare tasca, ma il termine è rimasto ad indicare centinaia di specie diverse.

Il più emblematico tra gli appartenenti a questo gruppo è sicuramente il canguro, uno degli animali più iconici dell’Australia. Ne esistono molte specie e il canguro rosso è il più grande e anche il marsupiale di maggiori dimensioni esistente. Non può camminare, ma si muove utilizzando le zampe per saltare da un punto all'altro, arrivando a coprire una distanza di circa 9 metri con un solo salto.

Immagine

Con la sua caratteristica andatura e il piccolo che fa capolino dal marsupio, il canguro dovrà essere sembrato ai primi stranieri l’equivalente di come potrebbe apparirci un alieno. Eppure non ci è voluto molto prima che anche questo animale venisse sfruttato dall’essere umano a scopo d'intrattenimento e commerciale, fino ai giorni nostri. Oggi infatti la pelle di canguro è usata per realizzare le caratteristiche scarpette da calcio con tacchetti prodotte da multinazionali come Nike.

I canguri sono stati anche tra le vittime dell’emergenza incendi che ha colpito il Paese nell’estate del 2019, in cui sono bruciati oltre 7 milioni di ettari di boschi. A pagare il prezzo più alto è stato però un altro noto marsupiale australiano: il koala, la cui popolazione ha visto una riduzione del 30% secondo l'Australian Koala Foundation. Recentemente il governo australiano ha dichiarato il koala in pericolo di estinzione dopo il calo consistente del numero di individui. Prima degli incendi, la specie era già considerata “vulnerabile” dalla IUCN, l’International Union for Conservation of Nature, sempre a causa dello sfruttamento da parte dell’uomo che ne ha fatto una preda per la caccia e persino un animale da pelliccia.

Per proteggere la straordinaria fauna australiana la politica si è mobilitata introducendo regole molto severe sull'importazione di altri animali sull'isola, ma non basta, serve un cambio di passo radicale. A questo scopo l'Australia Day può assumere un ruolo nuovo: non più celebrare l'arrivo dei coloni inglesi, ma occasione per riflettere su ciò che quell'evento ha causato. Un numero sempre crescente di locali si trova ad affrontare le conseguenze morali dell'oppressione perpetrata storicamente ai danni delle popolazioni indigene e dell'ambiente, ma adesso che l'Australia non è più un sistema chiuso, sarà impossibile salvare ciò che resta della biodiversità aliena del Paese senza una presa di coscienza collettiva e globale.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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