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12 Luglio 2023
10:55

Numerosi fossili di polli potrebbero indicarci l’inizio dell’Antropocene e dell’impatto dell’uomo sul Pianeta

Polli e galline allevati sono così numerosi che potrebbero lasciare un segno indelebile anche tra i fossili, segnando così l'inizio geologico dell'era dell'uomo e del suo impatto sul Pianeta, l'Antropocene.

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Sono ormai numerose le tracce fossili e archeologiche che dimostrano quanto intensi siano stati i cambiamenti provocati dall'espansione demografica dell'uomo sul Pianeta, fornendo così la possibilità ai geologi e ai paleontologi di provare a definire concettualmente l'inizio esatto dell'Antropocene, ovvero l'epoca nella quale l'essere umano con le sue attività ha cominciato a modificare drasticamente la vita e la geologia della Terra.

Fra le principali scoperte che stanno ultimamente interessando gli esperti e che permetterebbero di individuare l'inizio della più recente epoca geologica ci sono anche le testimonianze della cospicua e crescente presenza di polli domestici negli ultimi report geologici, un evento spiegabile solo attraverso l'espansione dell'allevamento di pollame e non legato a una naturale crescita demografia di questi uccelli. Tracce fossili che potrebbero essere utilizzate anche per stabilire l'inizio dell'Antropocene, l'era dell'uomo.

Nel corso degli ultimi millenni, infatti, da quando l'uomo ha cominciato a selezionare galline, tacchini e polli per il suo sostentamento alimentare, il numero di ossa appartenenti a questi animali e presenti fra i sedimenti sarebbero aumentati esponenzialmente, una conseguenza dell'aumento del consumo di carne bianca. Questo almeno è il parere di Carys Bennett, le cui teorie – da lui presentate con la pubblicazione di uno studio nel 2018 – sono tornate in auge dopo che alcuni giornalisti inglesi hanno cominciato a domandarsi cosa sarebbe rimasto della nostra civiltà dopo l'eventuale nostra estinzione.

Cosa rende però le ossa dei polli così importanti, sotto al profilo paleontologico e umano?

«La cosa importante da capire è che il moderno pollo d'allevamento è morfologicamente diverso rispetto ai suoi antenati o alle controparti selvatiche – ha affermato Bennett, che di professione fa il geologo all'University of Leicester – Le dimensioni del suo corpo, la forma del suo scheletro, la chimica delle sue ossa e la genetica sono infatti completamente diverse rispetto alle specie naturali». La cosa sconvolgente, dichiara Bennett, è che il numero complessivo delle ossa di pollo nei giacimenti fossili come nei ritrovamenti archeologici degli ultimi millenni, supera di molto il numero dei ritrovamenti dei loro antenati. E anche se questo fenomeno è ben noto per tutte le specie attualmente presenti sulla Terra – più si torna indietro nel tempo più infatti è difficile trovare tracce fossili -, sono poche le specie di uccelli che presentano questa grande discrepanza strettamente numerica, legata appunto all'allevamento.

Se infatti ci immaginiamo gli antichi antenati dei polli, possiamo ipotizzare piccoli gruppi di uccelli le cui popolazioni non superavano le decine degli individui per gruppo familiare. Erano in media inoltre molto più piccoli, con meno accumuli di grasso, ed erano tra l'altro anche molto più aggressivi rispetto alle forme attuali. L'antenato del comune pollo domestico trae le sue origini dalle antiche giungle del sud-est asiatico, dove probabilmente già l'Homo erectus, circa 1,5 milioni di anni, cominciò a cacciare questi animali, per cibarsene nei momenti di massima difficoltà alimentare. La specie da cui però derivano i polli moderni appartiene al gallo bankiva (Gallus gallus) e simili, che fu addomesticato per la prima volta da Homo sapiens, all'alba delle civiltà, circa 8.000 anni fa.

Da allora il gallo domestico ha subito un lungo processo di ingegnerizzazione animale, con l'uomo che ha selezionato le varietà con più grasso, più muscolo, meno ossa e più piume (che potevano essere utilizzati come imbottitura). Ciò che però ha cambiato del tutto lo status di questo animale è stata l'industrializzazione del suo allevamento. Un processo che dura da 8.000 anni, ma che solo recentemente ha permesso a questi uccelli di divenire i più numerosi del mondo.

Tale incremento demografico si riscontra appunto anche a livello archeologico, con un aumento vertiginoso dei ritrovamenti di pollo – anche nei luoghi più improbabili – soprattutto per quanto riguardo gli ultimi due secoli. Non a caso, l'anno scorso, il gruppo di lavoro ufficiale che lavora sulla definizione dell'epoche geologiche ha per esempio stabilito che l'Olocene, iniziato 11.700 anni fa, ha lasciato il proprio posto proprio all'Antropocene proprio a partire dalla prima metà del XX secolo, assumendo che è solo a partire da questo periodo che l'uomo ha cominciato pesantemente ad alterare chimicamente e fisicamente l'intera struttura della Biosfera, modificando inevitabilmente il pianeta.

Tra le principali conseguenze di queste alterazioni abbiamo anche l'esplosione demografica dei polli moderni rispetto ad altri uccelli, un fenomeno che secondo alcuni rimarrà ben visibile in futuro, fra gli orizzonti geologici, in quanto si osserverà una forte discrepanza fra i reperti precedenti e successivi all'introduzione del loro allevamento intensivo.

Bisogna infatti ricordare che da oltre due secoli, praticamente ovunque sulla Terra ci siano persone, ci saranno anche abbondanti resti di pollo nel sottosuolo. E oggi, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), ci sono circa 33 miliardi di galline sulla Terra, con una concentrazione di biomassa tre volte superiore a quella di tutte le altre specie di uccelli messi insieme.

«I polli sono un simbolo di come la nostra biosfera è cambiata e ora è dominata dal consumo umano e dall'uso delle risorse – ha affermato Bennett, che da un paio di anni svolge anche il ruolo di funzionario presso People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) nel Regno Unito. L'enorme numero di ossa di pollo scartate dai fast food e dalle cucine in tutto il mondo lascerà un chiaro segnale della nostra esistenza nel futuro record geologico». Un impatto che che molti biologi sanno ha delle pesanti conseguenze non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sanitario e sociale, visto che gestire migliaia di polli all'interno di un allevamento non è per niente facile e salutare.

Sono laureato in Scienze Naturali e in Biologia e Biodiversità Ambientale, con due tesi su argomenti ornitologici. Sono un grande appassionato di escursionismo e di scienze e per questo ho deciso di frequentare un master in comunicazione scientifica. La scrittura è la mia più grande passione.
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