Due boa constrictor ritrovati a Lumarzo, piccolo paese dell’entroterra ligure in poco più di venti giorni. Non solo nello stesso paese, ma nello stesso punto: il 10 luglio era stato un motociclista a vederlo e a segnalarlo, martedì un giovane operaio che stava percorrendo la strada verso Boasi. E alla luce del secondo ritrovamento la preoccupazione aumenta, prima di tutto perché si tratta di specie decisamente non autoctone e poi per i rischi che potrebbero correre loro stessi e che potrebbero rappresentare se liberati in un habitat che non è il loro naturale.

La storia dei due boa trovati a Lumarzo

Il serpente è stato recuperato, ancora una volta, dalla guardia zoofila Gian Lorenzo Termanini, che dopo averlo sistemato in un trasportino lo ha trasferito al Centro Recupero Animali Selvatici di Campomorone, gestito dall’Enpa, che aveva accolto anche il primo. Qui l'esemplare di boa constrictor, giovane e di dimensioni più ridotte rispetto al primo, è stato sottoposto a esami veterinari approfonditi ed è risultato essere assediato dai parassiti.

Trasferito in una clinica veterinaria specialistica è adesso in cura, mentre l’altro è già stato dimesso. Nessuno ha contattato Enpa o carabinieri del gruppo Cites (che si occupano della tutela della fauna, in particolare di quella protetta) per denunciare la scomparsa di uno dei due serpenti o reclamarli dopo lo smarrimento.

«Molti boa sono chippati, anche se va detto che il chip non è ancora obbligatorio. Tutti però devono essere registrati – spiega a Kodami Massimo Pigoni, presidente del Cras e vicepresidente Enpa – Nessuno in zona, dai controlli effettuati, ha perso o smarrito un boa. Dalla nostra esperienza chi detiene questo genere di animali è solitamente molto attento nella gestione e in caso di impossibilità a tenerlo attiva una rete per l’affidamento. C’è però, purtroppo, un fiorente commercio clandestino di questi animali, che vengono fatti riprodurre in casa e che non vengono denunciati per diversi motivi. Questi animali non sono registrati, e non si sa come identificare a chi appartengono».

Per quanto riguarda i due boa ritrovati a Lumarzo, Enpa ha potuto accertare che non sono stati liberati in contemporanea: «Li abbiamo portati entrambi da una veterinaria specializzata e quello trovato il 10 luglio è guarito soltanto ora. Era disidratato e raffreddato, perché non riescono a vivere in queste condizioni, quindi non è possibile che il secondo sia stato liberato in contemporanea, non sarebbe sopravvissuto tutto questo tempo fuori. È debilitato a causa dei parassiti, a riprova del fatto che questi animali sono destinati a morire in esterno, ed è un atto criminale liberarli e tenerli in queste condizioni, perché chi li libera significa che non li conosce, che non sa niente di questi animali e che probabilmente già li teneva male. La fuga è invece improbabile, quindi a oggi non riesco a darmi una spiegazione sul motivo per cui questi due animali siano stati trovati nello stesso posto a distanza di così poco tempo».

Il primo boa è nuovamente in custodia del Cras, il secondo è in clinica per le cure. Nei prossimi giorni verrà chiesto al giudice, informato di quanto accaduto, di poterli dare in custodia a centri specializzati o a privati con comprovata esperienza nella gestione di queste specie.

Chi è il Boa constrictor

Il Boa constrictor è un grosso serpente non velenoso originario del centro e sud America e di alcune isole caraibiche. L’habitat in cui vive è piuttosto vario, dalle foreste pluviali alle pianure asciutte.

Questa specie caccia di notte: i soggetti giovani sono in parte arboricoli, ma con l’aumento delle dimensioni i boa diventano prevalentemente terricoli. L’alimentazione allo stato naturale è molto varia, e comprende uccelli, mammiferi, rettili. La maggior parte delle prede è rappresentata da roditori.

Le dimensioni vanno dai 35-55 cm dei soggetti neonati ai 3 metri degli adulti. Il Boa constrictor è viviparo, partorisce 10-60 piccoli dopo 4-10 mesi di gestazione, e in cattività può vivere fino a 20-30 anni.

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