delfino amp punta campanella
in foto: Un delfino di Punta Campanella

Promuovere e favorire l'utilizzo di nasse invece delle reti da pesca: cosi l'Area Marina Protetta Punta Campanella vuole contribuire alla tutela dei delfini e della piccola pesca artigianale e locale.

L'Area Marina Protetta Punta Campanella ha distribuito finora 120 nasse a 4 pescherecci della zona. Presto ne arriveranno altre, per un totale superiore alle 200 per 8 pescherecci​ artigianali delle costiere sorrentina e amalfitana.​

«Abbiamo concluso questa prima distribuzione di nasse "trapula". Presto ne saranno distribuite un altro centinaio. Speriamo di riuscire a contribuire, in questo modo, alla tutela di una specie così importante e carismatica, ma anche a difendere e portare vantaggi concreti per i piccoli pescatori artigianali, che sono in difficoltà e che rappresentano un elemento fondamentale per le nostre zone», ha commenta il presidente dell'Amp Punta Campanella, Lucio Cacace.

Le nasse, chiamate anche "trapule" sono le più adatte per tutelare i delfini dato che sono uno strumento per la pesca più selettivo e meno pericoloso delle reti passive, causa invece del by-catch, la pesca accidentale di specie quali cetacei o tartarughe.

nassa trapula
in foto: La nassa o "trapula"

Sono pieghevoli, comode da portare in barca perché meno ingombranti e può essere usata su varie tipologie di fondale: sabbioso, roccioso, posidonieto, per la cattura di varie specie come la seppia, il polpo, saraghi e altre ancora.

L'iniziativa è stata avviata in occasione della Giornata mondiale dei delfini e rientra nel progetto europeo LifeDelfi, che proprio con questa operazione vede conclusa la sua prima fase. Kodami ha visto da vicino il lavoro svolto all'interno dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, un’area che si estende per ben 33 km per la costiera sorrentina.

Le attività di tutela e sensibilizzazione che si fanno nell’area sono tantissime e tra queste c'è proprio il progetto Life Delfi, che si occupa di mitigare le interazioni, spesso negative, tra i delfini e la pesca.

L’idea dell'Amp è quella di sostituire la pesca delle tradizionali reti passive con quella delle nasse, soprattutto tra la primavera e l'autunno, periodo in cui si registra un'alta interazioni tra delfini e pescatori. Ogni anno, sono oltre 200 i delfini che si spiaggiano lungo le coste italiane, spesso proprio per incidenti durante la pesca.

 

Il progetto, nell'ultimo anno, ha interessato 9 macro aree tra Italia e Croazia, con 39 pescatori coinvolti​ e 212 uscite di monitoraggio in mare. L'Amp Punta Campanella ha realizzato anche una settimana di formazione per appassionati e volontari, spiegando le tecniche di avvistamento e la fotoidentificazione delle specie di delfini e dei singoli individui, con la preziosa collaborazione dell'associazione Oceano Mare Delphis.

Non solo, nei mesi scorsi, sulle reti da pesca, sono stati installati dissuasori sonori di ultima generazione, i cosiddetti Pinger. Questi strumenti interattivi producono gli ultrasuoni solo quando rilevano la presenza dei delfini. Con un vantaggio rispetto ai dissuasori precedenti:​ la riduzione della possibilità che i delfini possano abituarsi ai segnali,​ e quindi esserne attratti più che respinti.​

La tecnologia gioca un ruolo fondamentale anche per la segnalare gli avvistamenti dei cetacei, è stata realizzata infatti una app, Marine Ranger, attraverso cui comunicare la presenza di delfini, fornendo così informazioni molto utili per la ricerca e la tutela di queste specie.​

La convivenza tra delfini e pescatori non è sempre pacifica, anzi. «I delfini, molto spesso, attirati dai pesci, cercano di nutrirsi dalle reti da pesca e a volte restano feriti o addirittura uccisi – hanno spiegato dall'Amp – Sono centinaia ogni anno quelli ritrovati spiaggiati lungo le coste italiane. I pescatori, dal canto loro, lamentano danni sempre più consistenti, tra riduzione del pescato e reti messe fuori uso. Il progetto LifeDelfi, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dall'Irbim Cnr, vuole evitare questo scontro in mare, diffuso, purtroppo, in diverse zone d'Italia».

Qui entra in gioco la partnership tra 4 aree marine protette, tra cui Punta Campanella, Legambiente, le associazioni locali e internazionali e le università di Siena e Padova. Tuttavia il rpogetto è solo all'inizio: numerose sono le azioni di sensibilizzazione che proseguiranno nei confronti dei pescatori e dei cittadini in generale.