Solo un animale domestico su 10 riesce a vivere con i propri compagni umani fino alla morte. Gli altri diventano randagi. Circa 130mila sono quelli abbandonati ogni anno, di cui la metà arriva nei rifugi, dove un animale su 4 viene soppresso per mancanza di risorse. Una condizione che ha portato, nel solo 2020, all’abbattimento di più  di 27.100 cani e gatti. È questa la stima della Korean Animal Welfare Association su quanto accade in Corea del Sud. Una fotografia davvero articolata che viene dall'Estremo oriente.

A novembre compirà un anno il Bom Center di Paju, nella provincia di Gyeonggi, creato da una delle associazioni animaliste più attive del Paese, il Kara (Korea Animal Rights Advocates). Il nome (Bom), ha un significato profondo: in coreano significa “guardare dentro” e “prendersi cura”. Secondo quanto si legge sull’edizione on line del quotidiano Korea Times, si tratta di un rifugio modello. Qui ci sono 190 animali che provengono da macelli, allevamenti, accumulatori di animali, montagne e strade. Una delle differenze sta proprio nel design della struttura, immaginata prima di tutto per la vita di cani e gatti.

Le stanze sono fisicamente separate e gli animali di dimensioni simili, e con le stesse condizioni di salute, condividono una stanza più grande degli standard stabiliti dalle norme. Tutti gli ambienti sono insonorizzati, ventilati e controllati, con una temperatura ambiente a misura di cani e gatti. Bom ha un ospedale per animali, una zona per l’addestramento, un giardino e alcuni percorsi pedonali.

«Nel pomeriggio, i cani si godono la brezza e giocano con una palla o un frisbee in giardino. I gatti prendono il sole in una stanza silenziosa vicino alle finestre. Qui, facciamo del nostro meglio per fornire ai nostri animali residenti ciò di cui hanno bisogno», commenta uno degli attivisti di Kara.

È grazie a questa formula (che si basa anche su un controllo quotidiano delle necessità degli animali), che gli ospiti di Bom vengono facilmente adottati. Da novembre questa sorte è toccata a più di 250 di loro.

La situazione, però, in Corea è particolarmente critica per i randagi. «La chiave per una gestione sostenibile dei rifugi è il mantenimento della popolazione di animali salvati attraverso il reinserimento. La maggior parte dei rifugi in Corea pratica l'eutanasia perché mancano le risorse per reinserire gli animali, mentre un numero maggiore di animali salvati continua ad affluire», dice Sohn So-young, responsabile del team che si occupa della cura degli ospiti.

Randagismo, un fenomeno complesso