E alla fine sono arrivate anche le cavallette. Più precisamente le locuste migratorie (Locusta migratoria). Non in forma di invasione, fortunatamente, ma come cibo da portare sulle nostre tavole. L’Unione Europea, infatti, ha approvato il loro uso alimentare.

Le locuste migratorie diventeranno così uno di quei “novel foods”, di cui si sente molto parlare ultimamente per i quali, però, la normativa comunitaria prevede uno specifico percorso di autorizzazione, come è successo già qualche mese fa con la tarma della farina (Tenebrio molitor).

Il via è arrivato dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e se mangiare insetti fino ad adesso era ancora qualcosa solo da immaginare, ora sta diventando sempre più realtà. La locusta migratoria sarà commercializzata sotto forme diverse: congelata, essicata o in polvere. Esisterà anche in forma di snack o come ingrediente all’interno di altri prodotti industriali che, naturalmente, dovranno riportarlo su un’etichetta speciale dove il consumatore sarà informato anche delle possibili reazioni allergiche.

Perché tutto questo interesse per gli insetti come alimento

Anche se per gli occidentali l’idea di mangiare vermi e locuste non è ancora gradita, è di gennaio scorso un’analisi realizzata da Coldiretti fatta su un campione di italiani che si sono detti al 54 per cento contrari. Moltissimi Paesi, dall’Asia all’Africa e all’America Latina, ne fanno uso da lunghissimo tempo.

Alcuni studi fatti dalla FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, hanno mostrato, oltretutto, quanto gli insetti siano un ottimo alimento, fonte di proteine, soprattutto, ma anche vitamine e fibra minerali.

Il problema, però, è anche un altro: la sovrappopolazione. Nel 2050, stima l'Organizzazione, saremo più di 9 miliardi di persone. Non solo: se continuiamo così, le risorse del Pianeta saranno sempre più scarse, i terreni coltivabili sempre meno, l’inquinamento sempre maggiore, per non parlare delle deforestazioni provocate dal pascolo e surriscaldamento del clima globale.

Ecco, davanti a tale scenario, appare chiaro che il tema dell’alimentazione diventi un serio problema da affrontare, tenendo oltretutto presente che già adesso 800 milioni di persone soffrono la fame.

È per questo che tutti, dall’Onu in giù, spingono per diversificare sempre più l’alimentazione, passando rapidamente attraverso una riduzione della carne, ampliando il consumo di verdure e ricorrendo a proteine “nuove” come quelle degli insetti, identificati dalla FAO nell’ambito della strategia Farm to fork come una fonte proteica alternativa che potrebbe velocizzare il passaggio a un sistema alimentare più sostenibile.

Quali insetti si possono mangiare?

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura le persone che nel mondo mangiano già gli insetti sono più di 2 miliardi e le specie commestibili in commercio sono oltre 1.900.

Secondo le stime fatte, i più consumati come cibo in assoluto sono i coleotteri (31%), seguiti dai lepidotteri (18%), farfalle e falene e dagli imenotteri, api, vespe e formiche, al 14%. Seguono quindi grilli, locuste e cavallette, (gli ortotteri), le cicale e cocciniglie (gli emitteri) e infine, le mosche (i ditteri).