20 Gennaio 2021
15:45

L’orsa Ina e la libertà ritrovata troppo tardi: i danni della deprivazione sensoriale in un video

Sui social gira il video dell'orsa Ina, per anni chiusa in una gabbia allo zoo della città rumena di Piatra Neamț, che gira in tondo nonostante ora sia in salvo all’interno di un santuario vicino alla città di Brasov. Il parere dell'etologa Pirrone del comitato scientifico di Kodami: «Come conseguenza della deprivazione sensoriale in diversi animali sono state osservate alterazioni ai neurotrasmettitori».

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Giornalista
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Noi non le vediamo, ma per Ina le sbarre sono ancora intorno a lei.  Noi pensiamo che ormai riesca finalmente a vedere l’erba e la neve, la terra e gli alberi. Ma per l’orsa ormai ventenne che da sempre si è misurata con la vita da prigioniera nello zoo della città rumena di Piatra Neamț, la vita continua ad essere scandita dal quel girare ossessivamente in tondo come mostra drammaticamente il video pubblicato dal Libearty Sanctuary di Zarnesti, dove ora vive.

Un video che racconta in tutta la sua crudeltà come vent’anni di cattività lascino segni profondi nella psiche di un animale. Ferite invisibili ma spesso irreversibili che portano Ina a comportarsi come se quel cerchio immaginario intorno al quale gira per ore ed ore fosse ancora circondato da sbarre. Continuando a vivere, nella sua testa, ancora nella gabbia dove ha trascorso la sua vita, anche se ormai si trova in salvo all’interno di un santuario che ospita oltre 100 orsi bruni, su un’area di 69 ettari di foresta, ruscelli e stagni ai piedi dei Carpazi, vicino alla città di Brasov.

Credits Video – Millions of friends

«Non lo fa sempre ma era un comportamento tipico quando era nello zoo di Piatra Neamt»

«Non fa questo giro tutto il tempo – ci tiene a specificare Millions of Friends, l’associazione che gestisce il Libearty Sanctuary  – di tanto in tanto ricorda il trauma della prigionia e gira, con un comportamento tipico da quando era nello zoo di Piatra Neamț. Ma altri orsi vanno avanti e indietro per tutto il tempo nella loro gabbia. Fortunatamente il più delle volte Ina è un normale orso che socializza con altri orsi e anche con sua sorella Anca, le piace dormire sugli alberi e mangiare molto».

Rinascita quasi impossibile. «Probabile alterazione della funzionalità neuro cerebrale»

Ma la cosa più drammatica è che c’è poco spazio per una reale rinascita. «Esperienze di vita come quelle in cui sembra aver vissuto Ina, hanno effetti a lungo termine spesso irreversibili – spiega Federica Pirrone, etologa del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Statale di Milano e membro del comitato scientifico di Kodami – In condizioni di deprivazione sensoriale, una severa carenza di stimoli potrebbe aver alterato la funzionalità neuro cerebrale». Il fenomeno è conosciuto: «Come conseguenza della deprivazione sensoriale in diversi animali sono state osservate alterazioni ai neurotrasmettitori. In molti animali costretti in situazioni di vita prive di stimoli, sono stati riscontrati comportamenti ripetivi, con sviluppo di disturbi di tipo cognitivo e compromissione di funzioni come memoria, attenzione e capacità di ragionamento».

Ma perché questi animali anche in condizioni di ritrovata libertà o semilibertà continuano a ripetere ad oltranza lo stesso movimento, come mostra chiaramente il video? «La stereotipia motoria è la risposta con cui questi animali, sulla base delle alterazioni di cui parlavamo, gestiscono lo stress. Con queste stereotipie il meccanismo di difesa dallo stress si consolida, soprattutto se le condizioni di deprivazione sensoriale continuano per anni. E, indipendentemente dall’ambiente che li circonda, questi animali continueranno a utilizzare questi atteggiamenti ripetivi come difesa dallo stress. Senza considerare che anche un ambiente apparentemente migliore può essere causa di nuovi stress per un animale che si trova a gestire le piccole avversità che si possono incontrare in una situazione di semilibertà».

Non sembra, inoltre, che vi sia un modo per liberarli da questi disagi che continuano a tormentarli anche dopo aver ritrovato una condizione di vita dignitosa e più rispettosa dei loro comportamenti naturali.«È molto difficile. È possibile provare con la terapia farmacologica che agisce antagonizzando le alterazioni – conclude Federica Pirrone – Ma spesso queste terapie risultano inefficaci. Vale sempre la pena di provare, comunque, anche con arricchimenti ambientali. Si può provare con odori di prede e presenza di miele per stimolare la ricerca del cibo, ad esempio, per favorire l’espressione del repertorio comportamentale».

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Maria Grazia Filippi
Giornalista
Scrivo da sempre, ma scrivere di animali e del loro mondo è la cosa più bella. Sono laureata in lettere, giornalista professionista e fondatrice del progetto La scimmia Viaggiante dedicato a tutti gli animali che vogliamo incontrare e conoscere nei luoghi dove vivono, liberi.
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