Lidia Peschechera, animalista molto attiva e delegata dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) di Pavia dal 2010 al 2012, era stata ritrovata morta ieri nel suo appartamento. Il compagno ha confessato l'omicidio: l’ha uccisa strangolandola al termine di un litigio. Poi l'ha stesa nella vasca da bagno, continuando a vivere con lei per almeno tre giorni. A quel punto la fuga, breve, fino all’alba di questa mattina, quando i carabinieri lo hanno intercettato in un ostello in via Doria, a Milano e lo hanno fermato.

Il cordoglio dell'Oipa e sui social network

«Siamo molto addolorati per questa tragedia che ha colpito una di noi», ha dichiarato il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «Lidia era sempre in prima linea per la difesa dei diritti degli animali, sognava la pace per tutte le vittime senza voce e un mondo vegano. Era un’attivista a 360 gradi, non escludendo nessuno tra i più deboli. E questo, a quanto apprendiamo leggendo le cronache, forse ha segnato la sua fine». Pare infatti che Peschechera si fosse avvicinata al suo compagno lo scorso anno in un periodo in cui quest'ultimo era in grandi difficoltà: viveva in strada e aveva problemi di alcolismo. Lei lo aveva accolto in casa sua.

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Un ricordo particolare arriva da Edoardo Valentini, delegato dell’Oipa di Udine: «Ho conosciuto Lidia nel 2011 ed è stata lei che mi hai fatto conoscere l’Oipa. L’ho ascoltata e ho deciso di diventare anch’io un attivista per la difesa degli animali. È così sono diventato delegato anch’io nella mia città. La ringrazio ancora oggi».

Sull'account Facebook di Lidia continuano ad arrivare messaggi di cordoglio da parte di amici che descrivono il suo costante attivismo nei confronti dei più deboli, di conoscenti che ricordano quanto fosse sempre disponibile con tutti. E di  tanti furiosi per l'ennesimo femminicidio dall'inizio dell'anno.

La scoperta del corpo e i  finti messaggi alle amiche

Da giorni la donna, operaia in una azienda di Pieve Emanuele (Mi), non si presentava al lavoro e il datore di lavoro preoccupato per la sua assenza aveva contattato l’ex marito che ha poi chiesto l’intervento dei carabinieri. Il ventottenne autore del delitto ha raccontato ai militari che dopo averla uccisa ha preso il cellulare di Lidia e inviato qualche sms alle colleghe e alle amiche per non destare sospetti. L’uomo ha raccontato ai carabinieri di aver vissuto in casa con il cadavere in bagno sino al 15 febbraio, giorno in cui ha lasciato Pavia per rifugiarsi a Milano. La procura ha emesso un decreto di fermo per il reato di omicidio volontario aggravato e il 28enne è stato portato nel carcere di Pavia.