Il punto dove sorgevano le Torri Gemelle a New York

“E che c’azzeccano le Torri gemelle con i cani?”, starete pensando voi. Ma il nesso c’è e, se vorrete seguirmi nel ragionamento, proverò a mostrarvi, a partire da quell’evento ormai lontano, quanto in fondo per certi aspetti non siamo poi così diversi dai nostri cani.

Pensando all’11 settembre 2001, almeno chi non era troppo piccolo, c’è una cosa che probabilmente ci accomuna tutti. Quasi sicuramente ognuno di noi ricorderà esattamente dove si trovava e cosa faceva in quel momento in cui ne ebbe notizia. Come un fermo immagine vi è in noi un fotogramma, associato alla sequenza dell’aereo che si schianta sulla torre, che ci ritrae precisamente un luogo o un’azione e che resterà per sempre chiaramente impresso nei nostri ricordi. Ma perché ciò accade? A pensarci bene sembra strano che un evento così distante si leghi in maniera tanto forte a un momento preciso e particolare della nostra vita e che ogni volta lo richiami con sé alla memoria.

Il campanello di Pavlov e l' "effetto Torri gemelle"

Eppure la risposta è molto semplice, benché in realtà sia la più difficile da ammettere. Ciò succede perché siamo animali e questo è uno dei meccanismi più efficaci per la nostra sopravvivenza. Conoscete la storia del campanello di Pavlov? Un suono, che nulla ha a che fare col cibo, provoca nel cane istantanea salivazione e con essa l’aspettativa che stia per arrivare qualcosa di buono da mangiare. È un fenomeno che possiamo vedere tutti i giorni nelle nostre case. Quanti dei vostri cani al semplice sentir sfregare un sacchetto di plastica immediatamente accorrono sperando di ricevere uno spuntino? E quante volte lo stesso accade mentre scartate qualcosa che nulla ha a che fare con del cibo? Ecco, l’effetto “Torri gemelle”, sebbene diverso da altri punti di vista, è in realtà molto simile al campanello di Pavlov per un aspetto particolare: esso non ha nulla di razionale, ma è profondamente legato con le emozioni. Ci mostra che noi esseri umani, per quanto crediamo di esserci evoluti, in realtà siamo e restiamo anche una particolare specie di animali, dei mammiferi. Nulla è cambiato nel nostro DNA e neanche nei meccanismi che regolano il funzionamento biologico del nostro corpo. Sebbene ciò possa apparirci strano e seppur ci applichiamo in tutti i modi a convincerci di essere altro, in realtà così stanno le cose. Sta solo a noi riconoscerlo e riconoscere che quell’animale che è in noi alle volte è molto simile a quell’altro animale, il cane, che è accanto a noi. Che spesso assomigliamo più a loro che non all’illusione che ci facciamo di essere sempre razionali e superiori.

L'esperienza è il risultato di razionalità ed emozioni, tanto per noi quanto per per i cani

Forse comprendere meglio noi stessi, l’animale che anche siamo, ci potrebbe aiutare a capire di più i nostri cani, ad essere per loro guide migliori, a non commetter l’errore di attribuire loro delle presunte caratteristiche umane. Caratteristiche che a volte dipingono più ciò che ci piacerebbe essere che non ciò che certamente siamo, ovvero dei mammiferi sociali.

Provo a spiegar meglio. La scienza ha oggi chiarito che ogni nostra esperienza è fatta non soltanto di una comprensione razionale, ma anche di ciò che si definisce una marcatura emozionale. Ne ha parlato per esempio Antonio Damasio in uno splendido libro dal titolo L’Errore di Cartesio del 1994. In pratica, secondo Damasio, le esperienze a cui siamo soggetti lasciano in noi una traccia profonda definita dalle emozioni provate. Questo fa in modo che in momenti successivi, al ripresentarsi di esperienze simili, riemergano in noi anche emozioni simili e ci preparino ad affrontare al meglio le situazioni. Tale meccanismo, che caratterizza la nostra così come molte altre specie animali, ha un ruolo importantissimo per la sopravvivenza. Esso in molti casi ci evita di rimetterci in situazioni che in passato ci hanno messo in difficoltà o, al contrario, ci orienta su altre che invece ci hanno portato dei vantaggi. Tornando alle Torri gemelle, non soltanto infatti possiamo ricordare cosa stavamo facendo o dove eravamo, ma è molto facile, ripensandoci, che in qualche modo riaffiorino spontaneamente in noi emozioni simili a quelle che provammo quel giorno.

Un esempio su tutti: perché si ha paura dei cani?

Faccio un altro esempio. Molte volte parlando con qualcuno che ha paura dei cani emerge che tale paura è dovuta ad una brutta esperienza vissuta nel passato. Spesso si tratta di un evento accaduto durante l’infanzia e percepito come un’aggressione. Sebbene nella maggior parte dei casi tale episodio non abbia avuto gravi conseguenze, né lasciato cicatrici evidenti sul corpo, tuttavia le forti emozioni vissute in quella circostanza hanno lasciato delle tracce durature e, per così dire, indelebili. Tanto che, anche a distanza di molti anni, tutte le volte che si incontra un cane il ricordo di quel fatto e le emozioni provate riemergono prepotentemente e in maniera incontrollabile. E così anche la semplice vista di un cane diventa fonte di disagio o anche di panico. Ma non soltanto. Perché anche il solo pensare ai cani sarà sempre per queste persone legato a quell’evento, a quel ricordo, a quelle emozioni.

Come può esserci utile paragonare le esperienze nell’educazione del nostro cane?

Ciò deve farci comprendere l’importanza delle esperienze che gli facciamo vivere e delle emozioni che queste in lui susciteranno. La più grande responsabilità che abbiamo quando decidiamo di adottare un cane è quella di essere noi a decidere per lui quando e quanto fargli conoscere del mondo, in altre parole, quali esperienze fargli fare. Queste influiranno in maniera indelebile sui suoi ricordi e sulle sue emozioni. Formeranno il suo carattere e il suo modo di percepire quello che accade. Noi possiamo essere per lui Osama Bin Laden e fargli credere che il mondo è un posto pericoloso e pieno di insidie, o al contrario che dietro ogni angolo possa celarsi un’opportunità. Le esperienze che gli faremo vivere saranno l’unica realtà che conosce e questo non cambierà solo ciò che il cane pensa di noi, ma soprattutto ciò che pensa della vita e di ciò che gli accade intorno. Tante volte ci vantiamo di quanto i cani amano noi, ma quante ci fermiamo invece a riflettere su cosa pensano realmente del mondo?

Perché non ha senso parlare di punizione nell'educazione del cane