Una nuova indagine realizzata da Essere Animali e diffusa dalla coalizione italiana End the Cage Age, mostra le condizioni a dir poco terribili in cui vivono le quaglie all'interno di due allevamenti intensivi italiani in Lombardia e Veneto. Proprio queste due regioni sono quelle con maggior numero di allevamenti di questa specie, apprezzata sia per la carne che per le uova.

Le immagini sono davvero drammatiche e restituiscono un quadro sconvolgente sulle condizioni di questi animali spesso poco conosciuti e trascurati. Le associazioni chiedono quindi al nuovo Governo di dire basta alle gabbie, come già annunciato dalla dalla Commissione Europea.

Solamente nel 2021 in Italia sono state macellate oltre 8,5 milioni di quaglie, una specie selvatica presente in natura anche nel nostro Paese e tra l'altro molto apprezzata dai cacciatori. Dalle immagini raccolte nell'inchiesta emerge che gli uccelli vengono allevati in grossi capannoni bui, rinchiusi in gabbie minuscole e senza alcun tipo di arricchimento ambientale. Ogni gabbia misura circa 1 metro di lunghezza per 0,5 di larghezza ed è disposta a formare più linee in successione e su più piani.

Le batterie di gabbie in cui vivono le quaglie negli allevamenti intensivi. Foto di End the Cage Age/Essere Animali
in foto: Le batterie di gabbie in cui vivono le quaglie negli allevamenti intensivi. Foto di End the Cage Age/Essere Animali

All'interno di ciascuna gabbia sono ammassate l'una sull'altra circa 50 quaglie che, una volta raggiunta la maturità sessuale, hanno a disposizione una superficie di appena 100 cm2 ciascuna, ovvero un quadrato di appena 10 cm per lato. In queste condizioni, gli animali non riescono nemmeno a muoversi o a soddisfare le più basilari esigenze etologiche come correre, volare, esplorare e razzolare. Con queste densità, gli individui più deboli non riescono nemmeno a mangiare o a ripararsi da quelli più aggressivi e continuano a beccarsi e a strapparsi le piume a vicenda.

Le immagini diffuse da End the Cage Age, mostrano chiaramente un gran numero di animali privi di parte del piumaggio, alcuni evidentemente sofferenti e agonizzati e, purtroppo, diversi individui morti e lasciati all'interno delle gabbie. Gli animali vivono in condizioni drammatiche e, a ogni ingresso da parte del personale, si dimenano e provano istintivamente a sfuggire volando via, battendo però la testa contro la parte superiore della gabbia alta appena 20 cm.

In natura, le quaglie vivono e nidificano a terra, tra i prati
in foto: In natura, le quaglie vivono e nidificano a terra, tra i prati

Anche il pavimento è formato da una rete metallica e gli animali costretti a camminare e vivere su questa superficie finiscono quasi sempre per ferirsi o subire menomazioni, aumentando allo stesso tempo il rischio di infezioni, malattia o schiacciamento, soprattutto per i piccoli pulcini che restano incastrati con le zampe nella rete.

«Non si tratta di piccole aziende familiari, gli allevamenti di quaglie sono sistemi intensivi dove gli animali vengono rinchiusi in condizioni drammatiche. È vergognoso che in Europa simili metodi di allevamento siano ancora consentiti», ha commentato la coalizione.

Attualmente non esiste una legislazione specifica che tuteli le quaglie allevate per la produzione di uova o carne all'interno dell'Unione Europea: quelle allevate per la produzione di uova trascorrono tutti gli 8 mesi della loro vita in gabbia, mentre quelle allevate per la carne vengono macellate ad appena 5-6 settimane di vita. Lo stress e la frustrazione che derivano da queste condizioni, oltre a provocare sofferenza agli animali, indeboliscono il loro sistema immunitario e aumentano la possibilità che contraggano malattie, la cui trasmissione è facilitata dall'estrema vicinanza tra individui.

Le gabbie fotografate dell’alto mostrano gli uccelli ammassati gli uni sugli altri in spazi strettissimi. Foto di End the Cage Age/Essere Animali
in foto: Le gabbie fotografate dell’alto mostrano gli uccelli ammassati gli uni sugli altri in spazi strettissimi. Foto di End the Cage Age/Essere Animali

Le conseguenze non riguardano quindi solo il benessere degli animali, poiché il frequente utilizzo di antibiotici somministrati negli allevamenti intensivi aumenta il rischio che patogeni, pericolosi anche per la salute umana, sviluppino resistenze. Vivendo così ammassate, inoltre, anche il rischio che possa scoppiare un focolaio di influenza aviaria aumenta ulteriormente. Le associazioni chiedono quindi al nuovo Governo italiano e ai Ministri dell'Agricoltura e della Salute di sostenere il divieto di allevamento in gabbia, tra l'altro già annunciato dalla Commissione Europea e richiesto da cittadini e cittadine dell'Unione.

Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione Europea si è infatti impegnata a vietare definitivamente l'uso delle gabbie negli allevamenti entro il 2027. Entro il 2023 verrà quindi presentata una proposta legislativa per avviare la transizione e la graduale dismissione. Un risultato molto importante ottenuto grazie ai 1,4 milioni di persone che hanno firmato l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age lanciata nel 2018, la prima riguardante le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi a raggiungere il Parlamento Europeo e che ha coinvolto oltre 170 associazioni in 28 paesi.

Kodami ha scelto di non mostrarvi le immagini video che nulla aggiungono rispetto a quanto scritto e che in parte si evince dalle foto nell'articolo. Lo facciamo per non urtare la sensibilità dei lettori e per non mostrare atti di violenza e sopruso nei confronti di qualsiasi essere vivente