Quando gli animali sono alla ricerca del cibo, possono facilmente emergere tensioni e svilupparsi conflitti fra gli individui a causa della competizione specialmente quando il cibo può essere difeso o quando è presente in quantità limitate, fino anche al punto anche di mettere a rischio la cooperazione fra i membri di uno stesso gruppo nel caso delle specie sociali.

Uno dei comportamenti che potrebbe avere un effetto tampone nel mitigare lo stress e la possibile competizione per le risorse all’interno di un gruppo sociale, è il gioco sociale (ed in particolare quello fra adulti), un comportamento polivalente e polifunzionale dal punto di vista etologico.

Seguendo l’ipotesi del gioco sociale fra animali adulti come strumento che promuove la tolleranza sociale in contesti socio-ecologici in cui essa può essere messa a rischio, in un recente studio pubblicato sulla rivista Animal Behaviour un gruppo di ricercatori ha osservato e studiato le caratteristiche del gioco sociale e dei contesti in cui veniva riscontrato in alcuni gruppi di una specie di scimmia urlatrice, l’aluatta dal mantello (Alouatta palliata) e di una sua sottospecie, l’aluatta dal mantello messicana, presenti in alcune riserve naturali del Messico e della Costa Rica.

I ricercatori hanno potuto osservare come il gioco non fosse un comportamento diffuso solo fra gli infanti e i giovani ma come fosse anche presente fra gli adulti, seppur esso occupi una percentuale ridotta delle loro attività e la sua frequenza tenda a decrescere con l’avanzare dell’età, una caratteristica del gioco comunque trasversale nelle varie specie animali in cui è stato studiato.

Ma l’aspetto più interessante riguarda lo specifico contesto in cui il gioco fra adulti aumentava di frequenza, ovvero proprio durante le attività che generano negli individui più stress e ansia da competizione. Infatti, gli adulti giocavano fra di loro in maniera molto più frequente quando erano impegnati nelle attività di ricerca dei frutti di cui si nutrono.

Evidentemente per queste scimmie adulte non c’è modo migliore di abbassare la propria tensione e quella degli altri conspecifici se non con l’invito al gioco e al divertimento proprio quando si inizia a percepire un certo grado di tensione.

Il gioco, in questo particolare contesto socio-ecologico, diventa dunque un formidabile strumento per creare uno stato distensivo fra gli individui grazie al fatto che riesce ad abbassare il livello di stress e di ansia che emerge dalla percezione di un’imminente competizione per le risorse.

Le scimmie urlatrici non sono gli unici animali dove gli adulti sono motivati a giocare nei momenti più critici delle possibili interazioni sociali con i conspecifici. Anche in altre specie di primati, come scimpanzé, bonobo e ustitì dai pennacchi bianchi si è visto come il gioco fra adulti svolga un ruolo chiave nel regolare le interazioni sociali fra gli individui nei contesti socio-ecologici legati ad una possibile competizione diretta per le risorse e nel prevenire l'emergenza di possibili conflitti.

Questi dati sulla relazione fra il gioco sociale e i contesti in cui si viene ad esprimere nelle varie specie di primati ci informano dunque come la funzione “mitigatrice” del gioco possa essere effettivamente parecchio diffusa e sarebbe correlata alla funzione di prevenzione dei possibili conflitti più seri fra gli individui adulti in contesti dove la competizione per le risorse può essere elevata.

Questa funzione del gioco sociale legata alla promozione della stabilità, della tolleranza e della cooperazione sociale in contesti dove può emergere la competizione fra gli individui, è dunque una delle possibili spiegazioni del perché l’attività del gioco possa essere evolutivamente vantaggiosa anche fra gli adulti e quali siano state dunque le cause selettive che ne hanno permesso l’evoluzione nelle varie specie animali sociali.