«Vorrei portarlo a vedere il mare. Ha ancora paura del mondo ma sarebbe un sogno per me fargli scendere quei gradini che lo separano dalla strada e fargli vedere il Golfo per la prima passeggiata con la sua nuova famiglia». Così Paolo Calovolo racconta l'incontro, e il colpo di fulmine, con Junio, il Pastore tedesco abbandonato sull'autostrada di Napoli la sera di martedì 23 novembre 2021.

Paolo, giornalista torinese, era diretto a Roma dopo un viaggio di lavoro nella provincia di Napoli, ma un ingorgo sull'autostrada ha cambiato la sua vita e quella di Junio. A Kodami ha spiegato come è andata e la decisione di adottarlo: «È stato amore a prima vista, ora però c'è un rapporto di fiducia da costruire con pazienza».

Ma cominciamo da principio. «Stavo andando a Roma per consegnare una Ford Puma che avevo preso per un servizio all'autodromo di Sarno – ricorda Paolo – A un certo punto noto che il traffico sulla A1 rallenta bruscamente e vedo i lampeggianti della Polizia stradale. All'inizio non capivo cosa stesse succedendo, la posizione privilegiata proprio dietro alla volante mi consente di farmi un'idea e dopo due chilometri di coda finalmente vedo la causa di quell'ingorgo». Gli agenti cercano di prendere il Pastore tedesco che, al contrario delle ricostruzioni inizialmente diffuse, non era legato, ma vagava libero a bordo dell'autostrada dopo essere stato abbandonato, visibilmente agitato dai suoni e dal lampeggiare delle automobili.

Un'immagine che Paolo rivive ancora chiaramente: «Gli agenti cercavano di prenderlo ma lui sgusciava via, correva davvero veloce. Io ero subito dietro la Stradale quindi vedevo tutto perfettamente. Non avevo programmato di intervenire, sono stato fortunato perché quando lui si è finalmente stancato di correre io ero proprio accanto a lui. Quando si è fermato ho messo le quattro frecce e sono sceso senza pensarci, allora lui è venuto spontaneamente verso di me». Una prontezza di spirito e una decisione presa con freddezza che derivano dalla lunga esperienza di Paolo tra gli artiglieri di montagna a Salluzzo, nella divisione Gam Aosta. «Sarà fiero di me il mio capitano di allora, Francesco Paolo Figliuolo, oggi Commissario straordinario all'emergenza Covid», scherza Paolo.

In tutto il caos della tangenziale bloccata si incontrano così Junio e Paolo: «Abbiamo avuto un attimo di tregua solo io e lui, prima che sopraggiungesse la Stradale. È stato quel momento che per me ha cambiato tutto. Quello che mi sono trovato tra le braccia era un cane spaventatissimo, denutrito, bagnato fradicio», ricorda Paolo. Quando sono arrivati gli agenti, poi, hanno notato che il Pastore tedesco aveva un collare che hanno usato per agganciarlo al guinzaglio e condurlo alla volante. «In quel momento l'ho salutato, ma ho fatto solo pochi chilometri e subito ho chiamato il 112 per chiedere di adottarlo».

Dal canile verso una nuova vita

Mentre Paolo compone il numero d'emergenza non sa ancora che Junio è diretto a Dog's Town, un canile di Pignataro Maggiore, nel Casertano, gestito dal veterinario Giovanni Ferrara.  «Quando il cane è arrivato – spiega il responsabile della struttura – era fortemente denutrito, presentava una forte dermatite sul dorso ed era privo di microchip».

Proprio l'assenza del microchip, obbligatorio per legge, e la condizione fisica dell'animale hanno contribuito a velocizzare le pratiche per l'affido di Junio a Paolo. «Nell'arco di dodici ore mi ha contattato il responsabile di Dog's Town per chiedermi un incontro – dice Paolo – Ho mollato i miei impegni a Roma e sono corso alla struttura. Ho trovato grande umanità da parte dei miei colleghi che hanno immediatamente capito la situazione, una disponibilità che mi ha permesso di prendere Junio con me e per questo non li ringrazierò mai abbastanza».

È nel canile di Pignataro Maggiore così che i due si rivedono per la prima volta, lontani dal caos della strada e dalle sirene della Polizia. «Quando mi ha visto mi ha subito riconosciuto, mi sono inginocchiato al suo fianco come ho fatto in autostrada e mi è saltato addosso».

Quando viene il momento di prendere Junio con sé però anche Paolo si scopre spaventato: «Pensavo: "Lui mi deve accettare" e non era scontato. Volevo che fosse contento di venire con me». Tutti i dubbi vengono fugati quando apre il bagagliaio dell'auto e Junio si fionda dentro. Paolo però sa bene che la loro avventura è solo all'inizio: «Con Junio è stato un colpo di fulmine – ammette – Ora voglio che prenda fiducia nella sua nuova famiglia composta da me e mia moglie Marina, ma desidero che recuperi fiducia in sé stesso e nei confronti del mondo che lo ha tradito».

Inizia così una storia d'amore e di rispetto tra il giornalista torinese e il Pastore tedesco napoletano che forse non ha mai visto il mare: «Adesso c'è tanto da fare e da costruire con pazienza. Per adesso ha paura del mondo. È un Pastore tedesco con una muscolatura potente, ma non riesce a scendere i pochi gradini che lo separano dalla strada. Per il suo stato quando l'ho trovato e per la sua paura nei confronti di ciò che lo circonda chissà se ha mai corso su una spiaggia». Ma è proprio quello che gli si prospetta, visto che a breve la famiglia si recherà nell'isola di Capri: «Lì avrà tanto verde per poter giocare ed essere libero e sereno, spero possa aiutarlo».

Oltre ad essere un racconto di reciproca scoperta, la storia di Junio cela anche una grande ingiustizia, ben espressa da Paolo: «Provo molta rabbia per quello che gli è successo. Purtroppo questa vicenda è lo specchio di un mondo che vede gli animali come giocattoli e non come individui. Esistono leggi e reati che dovrebbero essere potenziati per proteggere non solo gli animali d'affezione, ma tutta la fauna. Vorrei che Junio, la sua forza e la sua dolcezza fossero il simbolo della rivincita degli animali sulla cattiveria di certi umani».

Il patto tradito: nemmeno la pandemia ha fermato gli abbandoni