«Se riguardo oggi gli occhi di Kei, nei giorni di ricovero in clinica, rivivo l'inferno che ha passato».  Dopo poco più di un mese Lucia Bonacquisti, una delle volontarie che si è presa cura del Pitbull abbandonato in Puglia in una valigia, ripercorre la sofferenza e il recupero di un cane diventato simbolo della lotta contro i maltrattamenti e l'abbandono.

La Lega nazionale per la difesa del cane ha diffuso attraverso i suoi canali social, il video della storia di Kei: da quell'immagine, che non si dimenticherà facilmente, che lo ritrae rannicchiato su se stesso vicino a una valigia rossa tra i rifiuti di una complanare, alle cure sotto le lampade a infrarossi, passando per i primi giochi, le passeggiate e infine la rinascita immortalata in un salto verso un pallone: baciato dal sole, come a volersi riprendere la vita scippata, torturata e umiliata dei primi due anni di vita.

Così un cane ha riaperto il cuore delle persone diventando simbolo di resistenza

«In questo periodo di lockdown, in cui abbiamo tutti paura degli altri per il coronavirus, un cane ci ha riaperto il cuore diventando un simbolo della resistenza – dice Lucia – Di animali sofferenti, purtroppo, ne abbiamo visti tanti negli anni ma, al momento del ritrovamento di Kei, eravamo svuotati a livello emotivo, il primo post è stato un vero urlo di disperazione "abbiamo toccato il fondo, aiutateci", perchè oltre all'aspetto economico ci mancavano le risorse emotive. Le persone hanno reagito riversando su Kei e su di noi tanto amore in tutti i modi possibili, lui reagiva e l'insieme è stato una sferzata di vita a e di positività».

C'è un'altra immagine simbolica che si cattura dalle parole di Lucia, tutti i giorni a contatto con il Pitbull salvato a due anni: Kei sta facendo la muta, una fase di trasformazione profonda e irreversibile. Cambia il pelo e non solo per l'arrivo della primavera ma anche per liberarsi da tutto ciò che appartiene a un passato violento, tutto ciò che, per andare avanti, deve essere lasciato indietro.

Il periodo della clinica, quando la situazione sembrava precipitare

«Quando l'ho portato in clinica mi ha fatto male il suo sguardo, ancor più delle sue ferite o della sua magrezza», continua Lucia della sezione di Trani della Lega del cane. «Eravamo angosciate perché i veterinari non ci avevano dato buone notizie: una prognosi riservatissima. Fin quando la temperatura non è salita, finchè Kei non ha iniziato a rispondere e la pressione non si è normalizzata, noi non dormivamo la notte». Giorni passati a controllare la chat di gruppo dell'associazione nella speranza di ricevere aggiornamenti positivi: «Quando vedevamo che la nostra presidentessa Mariella Lavarra, iniziava a scrivere su Whatsapp ci saliva un'ansia terribile perchè non sapevamo cosa ci avrebbe comunicato: temevamo il peggio».

E a un certo punto la situazione è sembrata davvero precipitare: «I veterinari hanno detto "diamoci ancora 24 ore" e a noi è caduto il mondo addosso: se nemmeno loro riuscivano ad avere i risultati che si aspettavano, la strada era davvero in salita ma Kei ci ha sorpreso, iniziando a lottare con tutte le forze per sopravvivere». Pian piano il suo corpicino ha iniziato a scaldarsi e, giorno dopo giorno, recuperava qualche etto. Un aumento di peso necessario per affrontare l'operazione allo stomaco: Kei, durante l'abbandono, si era nutrito di pietre e plastica per fame.

«Ne ha passate talmente tante…se fossi stata io al suo posto sarei arrabbiata col mondo – continua Lucia – e soprattuto avrei perso completamente la fiducia nel genere umano, invece Kei ha dimostrato da subito un legame con le persone: è estremamente affettuoso, non si mette sulla difensiva né dà segnali di stress; evidentemente prima i medici, poi noi volontarie, siamo riusciti a fargli capire che c'è anche il rovescio della medaglia dell'essere umano e non soltanto quello che ha vissuto lui prima di essere abbandonato».

Una nuova vita, passeggiate e tanta voglia di fare esperienze

Salito sulla bilancia, all'ultimo controllo veterinario, Kei pesa 19 chili e 2 etti, pur sotto una terapia e prendendo dieci integratori al giorno, la sua vita si sta normalizzando: lunghe passeggiate nel verde, tanto sole e tante coccole: «Quando va in clinica riceve tantissime feste dai dottori e lui gira per le stanze, saluta tutti – racconta Lucia – ed è innamorato del veterinario che lo ha accolto, curato e che lo sta seguendo». La sorpresa per le volontarie, poi, è stata la ripresa del Pitbull proprio sul lato relazionale ed emotivo: «Poteva venirne fuori come un cane drammatizzato, un cane fobico anche aggressivo visto quanto aveva passato, e invece è uscito un cane che ha voglia di giocare, di conoscere, che deve sicuramente fare tanta esperienza perchè gli è mancato tutto ma sta imparando e recuperando in fretta».

Nel tempo in cui doveva fare le sue esperienze da cucciolo, Kei ha sofferto la fame, è stato picchiato e molte delle sue ferite fisiche non si sa ancora da dove provengano: «Ha delle bruciature sulla schiena, la coda spezzata e un taglio sotto al collo, vorremmo capire cosa gli è capitato – conclude la volontaria – bisogna stare attenti con le ferite perchè al sole rischia di bruciarsi, per cui cerchiamo di tenerlo protetto quando andiamo in passeggiata, di mettergli la crema per evitare scottature: insomma è il nostro bambino!».