Oecanthus henryi. Foto di Rittik Deb
in foto: Oecanthus henryi. Foto di Rittik Deb

Negli ortotteri, il gruppo di insetti che comprende grilli, locuste e cavallette, il canto ha un valore adattativo stupefacente. Oltre a rendere più piacevoli le calde serate estive per noi esseri umani, in realtà quel suono viene eseguito dai maschi per attirare le femmine, che lo utilizzano come parametro principale per selezionare il partner con cui riprodursi. Solitamente i maschi cantano sfregando l'una contro l'altra il primo paio di ali, chiamate tegmine, oppure servendosi dei femori delle lunghe zampe posteriori. Un po' come se usassero un plettro: tecnicamente, infatti, sarebbe più appropriato dire che i grilli suonano e non cantano e di norma più sono grossi più è potente il suono prodotto e più si riproducono. Uno studio recente ha reso noto però che i maschi più piccoli del grillo Oecanthus henryi hanno trovato un ingegnoso stratagemma per sopperire alla differenza di taglia e ingannare le femmine: costruiscono megafoni con le foglie.

Foglie come megafoni

Un maschio di Oecanthus henryi mentre taglia la foglia. Foto di Rittik Deb
in foto: Un maschio di Oecanthus henryi mentre taglia la foglia. Foto di Rittik Deb

Oecanthus henryi è un piccolo grillo verde con ali trasparenti diffuso in India. Fin dagli anni '70 in questa e altre specie di grilli è noto un comportamento alquanto curioso: alcuni maschi hanno l'abitudine di intagliare al centro delle foglie dei piccoli fori grandi a sufficienza per potersi posizionare esattamente al suo interno. Una volta lì, sul bordo, iniziano a sfregare le ali e a cantare ottenendo un suono amplificato. Questo ingegnoso e sofisticato utilizzo di strumenti è stato approfondito in uno studio recente pubblicato su Proceedings della Royal Society B da Rittik Deb e colleghi dell'Indian Institute of Science di Bangalore, in India. I ricercatori hanno scoperto che questo comportamento viene praticato in natura solamente dagli esemplari più piccoli (appena il 5% dei maschi totali), che avrebbero meno possibilità di riprodursi, ed è stato dimostrato che mediamente l'utilizzo del foro nella foglia raddoppia o triplica il volume del canto, portandolo ai livelli degli esemplari più grossi.

Vantaggi sorprendenti

Una femmina di Oecanthus henryi (a sinistra) mentre raccoglie la spermatofora (sacca piena di sperma) deposta dal maschio durante l’accoppiamento. Foto di Rittik Deb
in foto: Una femmina di Oecanthus henryi (a sinistra) mentre raccoglie la spermatofora (sacca piena di sperma) deposta dal maschio durante l’accoppiamento. Foto di Rittik Deb

Questa brillante strategia aiuterebbe quindi ad appianare le differenze di stazza tra i maschi che, in questo modo, riescono a diffondere a distanza maggiore il proprio canto rendendosi più attraenti e guadagnandosi, con l'inganno, l'attenzione di più femmine. In laboratorio è stato dimostrato, infatti, che aumentando il volume del canto dei maschi più piccoli il loro sex appeal aumentava e venivano scelti con maggiore interesse da parte delle femmine che, quindi, utilizzano solo la potenza del suono come parametro selettivo piuttosto che le reali dimensioni degli individui. Ma c'è di più: solitamente quando una femmina si accoppia con un maschio di piccola taglia la durata media dell'accoppiamento è di circa 10 minuti. Quando il canto viene amplificato, invece, la durata può aumentare fino a 40 minuti, accrescendo quindi la quantità di sperma trasferito e le possibilità dei maschi di riprodursi con successo.

Riflessioni e prospettive

Non è però del tutto chiaro perché questo comportamento non venga messo in atto in maniera più diffusa e sistematica da tutti i maschi. Forse perché potrebbe renderli maggiormente esposti ai predatori o forse perché il tempo investito nella preparazione della foglia per alcuni, è preferibile investirlo direttamente nel canto. Queste sono solo alcune delle ipotesi che necessitano sicuramente di ulteriori studi. A ogni modo questo eccezionale comportamento è solo uno dei tanti esempi della crescente lista di animali in grado di fabbricare e usare strumenti. Fino a non molto tempo fa queste abilità erano considerate una prerogativa esclusivamente umana ma la natura, in modi ogni volta più sorprendenti, ci ricorda sempre più spesso che non è proprio così.