Una scimmia proboscide che vive nel santuario di Labuk Bay fondato dai fratelli Lee nel 2000 (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary)
in foto: Una scimmia proboscide che vive nel santuario di Labuk Bay fondato dai fratelli Lee nel 2000 (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary)

Quando tra il 1997 e il 1998 gli alberi si seccarono e le fonti di acqua dolce si prosciugarono a causa della grande siccità di El Nino e mentre le piantagioni di olio di palma diventavano sempre più invasive in quell’angolo remoto di mondo che è il Borneo malese, i fratelli Lee, che in quell’angolo di mondo ci vivevano, capirono che era arrivato il momento di fare qualcosa per le abitanti naturali di quelle foreste. Le scimmie nasica (Nasalis larvatus), con quel naso particolarissimo e lungo ben oltre quello delle loro parenti più strette, erano infatti in enorme difficoltà perché il loro habitat naturale, quello dove per millenni erano nate e cresciute prolifiche e vitali, stava scomparendo.

Le foreste di mangrovie lungo le rive dei fiumi, nelle pianure e nelle aree costiere, cioè i loro territori preferiti, erano infatti tra gli habitat più accessibili e antropizzati delle isole del Borneo e, vista la presenza di umani, non potevano essere designate come Riserve Forestali, finendo invece per essere vendute a proprietari terrieri privati ​​che le destinavano allo sviluppo economico più proficuo e, quindi, alle coltivazioni di palme da olio, richiestissime in tutto il mondo.

Dal 2000 ad oggi, Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary è diventato il più grande rifugio del Borneo per queste scimmie

Una panoramica dall’alto dell’area accanto al mare del Borneo del nord dove si trova il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary)
in foto: Una panoramica dall’alto dell’area accanto al mare del Borneo del nord dove si trova il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary)

Nacque così il Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary che dal 2000 ad oggi ha espanso i suoi spazi fino a 500 acri e rappresenta ormai un rifugio sicuro per le circa 300 scimmie proboscide che lo abitano, dividendone gli alberi su cui arrampicarsi con altri animali selvatici come i languri dalle foglie argentate e i buceri orientali.

Le distese di mangrovie costiere sono cresciute tramite l'acquisizione di terreni e il ripristino delle foreste degradate, e così la popolazione di scimmie è tornata a crescere e a vivere, praticamente libera, trasformando il santuario nel più grande rifugio del Borneo per le scimmie proboscide. «Le scimmie erano gli abitanti originari di Labuk Bay, quindi sono sempre state qui. Gli intrusi sono gli umani del resto», commenta soddisfatto Lee Pin Sheng.

Le scimmie proboscide, nate fra le mangrovie e capaci di vivere solo fra quegli alberi

Le scimmie sono libere di girare liberamente per tutta l’area del santuario. (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey) Sanctuary
in foto: Le scimmie sono libere di girare liberamente per tutta l’area del santuario. (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey) Sanctuary

«All'inizio degli anni 90, Labuk Bay era una striscia di foreste di mangrovie gravemente degradata e le scimmie proboscide erano viste come parassiti per i villaggi vicini e i proprietari delle piantagioni. Ecco perché il santuario è stato fondato per proteggere la foresta e le scimmie proboscide dallo sviluppo del territorio – continua a raccontare uno dei fratelli Lee che ormai si occupano a tempo pieno del santuario – Gli alberelli e le piantine sono stati piantati, in altri 10 anni circa gli alberi saranno completamente cresciuti e torneranno a far parte della foresta di mangrovie».

Un habitat irripetibile e fondamentale: le scimmie proboscide vivono solo lì

L’edificio centrale del santuario circondato dalle foreste del Borneo (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey) Sanctuary
in foto: L’edificio centrale del santuario circondato dalle foreste del Borneo (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey) Sanctuary

Poiché le scimmie proboscide prediligono le aree costiere e quelle lungo i fiumi che sono anche quelle più densamente abitate, ormai solo il 15% della popolazione stimata nel Sabah vive entro i confini delle riserve forestali protette. La maggior parte della popolazione è isolata in varie sacche di aree costiere non sviluppate. Queste scimmie isolate sono estremamente vulnerabili e questo sta accadendo soprattutto nelle zone di Papar e Kunak.

Tutto ciò ha spinto i due fratelli a considerare così importante il ripristino vegetazionale in aree precedentemente desertificate. «È importante ripristinare le foreste di mangrovie perché è l'habitat naturale delle scimmie proboscide. Si nutrono principalmente delle loro foglie e di notte dormono in cima a questi alberi. Si sono evoluti per adattarsi a vivere nelle foreste di mangrovie e non possono sopravvivere in altri terreni».

Il maschio alfa del branco è quello con il naso più lungo

«Con questi grandi nasi, pance piatte e dita palmate queste scimmie non potrebbero vincere nessun concorso di bellezza, ma hanno un carisma tutto loro – spiega Lee – Sono tra le più grandi scimmie asiatiche e gli esemplari maschi possono raggiungere i 23 kg, mentre le femmine adulte possono crescere fino alla metà di quelle dimensioni. Le scimmie proboscide maschi svilupperanno un enorme naso pendulo mentre maturano sessualmente, il maschio alfa sarà quello con il naso più grande di tutte».

Le dita palmate permettono a queste scimmie di nuotare per lunghe distanze soprattutto quando sono minacciate, cosa che però accade raramente al santuario. «Le scimmie proboscide ben protette di Labuk Bay sono abituate a uno stile di vita confortevole e non trovano la necessità di attraversare fiumi per sfuggire ai predatori o per trovare nuovo cibo».

Libere tra gli alberi di mangrovia, senza l'intervento dell'uomo: questo l'obiettivo del progetto

I fratelli Lee, all’inizio della loro avventura, quando decisero di aprire un santuario per proteggere le scimmie proboscide dalla desertificazione e dall’espansione delle piantagioni di palme da olio
in foto: I fratelli Lee, all’inizio della loro avventura, quando decisero di aprire un santuario per proteggere le scimmie proboscide dalla desertificazione e dall’espansione delle piantagioni di palme da olio

Grazie al ripopolamento delle foreste di mangrovie, le scimmie proboscide stanno tornando a vivere libere dai pericoli. «Fra questi alberi passano le loro giornate sostanzialmente libere – spiega Lee – alcune di loro si spingono fino alle piattaforme di alimentazione per il cibo che forniamo a sostegno della loro alimentazione, ma nel complesso sono autosufficienti. Ci sono persino diverse famiglie di scimmie proboscide a Labuk Bay che evitano la piattaforma di alimentazione, preferendo vivere la loro vita completamente lontano dai nostri occhi indiscreti».

A Labuk Bay non ci sono veterinari che si occupano delle scimmie, perché non vengono controllate ma possono muoversi in ampi spazi protetti che, ultimamente, si sono ulteriormente allargati con una nuova area avuta in donazione da un privato. «Di recente abbiamo collaborato con il Sabah Forest Department (SFD) e l'International Society of Mangrove Ecosystem (ISME) per ripristinare una foresta di mangrovie in una ex piantagione di palma da olio ormai abbandonata. L'area è piccola, soltanto 50 acri e si trova su una striscia isolata di foresta circondata da uno sviluppo territoriale sempre più spericolato. Ma noi crediamo molto nella nostra causa per riabilitare le zone umide in modo che le meravigliose scimmie proboscide di Labuk Bay continuino a avere un posto da chiamare casa».

Foto di copertina: Una scimmia proboscide che vive nel santuario di Labuk Bay fondato dai fratelli Lee nel 2000 (credits:@Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary)