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22 Aprile 2021
16:25

Il Mediterraneo: oasi di biodiversità prosciugata da pesca e inquinamento

Il Mediterraneo è uno dei luoghi al mondo più rilevanti per la biodiversità. I suoi ecosistemi così diversi ospitano fino a circa il 18% della fauna marina dell’intero Pianeta, e più di 17 mila specie diverse. A dirlo è il report dell’Eea, l’Agenzia ambientale europea che traccia una fotografia della fauna dei mari d'Europa.

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Il Mediterraneo è uno dei luoghi al mondo più rilevanti per la biodiversità. I suoi ecosistemi così diversi ospitano fino a circa il 18% della fauna marina dell’intero Pianeta, e più di 17 mila specie diverse. Ma è anche quello che, in Europa, soffre di più. A dirlo è il report dell’Eea, l’Agenzia ambientale europea.

Le questioni principali che allarmano gli studiosi sono due: l’inquinamento e lo sfruttamento della pesca. «L'uso dei mari europei, sia in passato sia oggi, sta mettendo a dura prova le condizioni generali degli ecosistemi marini – si legge nel report – Ciò, mette le aspettative per il loro uso futuro in contrasto con la visione politica a lungo termine per mari puliti, sani e produttivi. I segni di stress sono visibili: dai cambiamenti nella composizione delle specie e degli habitat marini al cambiamento delle caratteristiche fisiche e chimiche generali dei mari».

La ripresa del numero delle specie marine, dal 2007 a oggi, è stata scarsa. L’unica eccezione sembra essere per alcune foche. Non per tutte, però. Le condizioni delle popolazioni di specie ittiche e di molluschi sfruttate per la pesca nei mari europei ha presentato un quadro contrastante per il periodo 2015-2017. Nel 2017 le condizioni degli stock ittici nell’Oceano Atlantico nordorientale e del Mar Baltico hanno iniziato a migliorare. L’82,3% e il 62,5% degli stock di questi mari, infatti, sembrano pescati in modo sostenibile. Ciò vale per tutti, tranne che per il merluzzo bianco. Resta critica la condizione degli stock ittici, invece, per il Mar Mediterraneo e il Mar Nero: rispettivamente, solo il 6,1% e il 14,3% di questi stock è stato pescato in modo sostenibile nel 2016.

In Europa sono presenti più di 180 specie di uccelli marini, con un trend di popolazione stabili o in calo. Nell'Oceano artico norvegese, nel Grande Mare del Nord e nel Mar Celtico, c'è stato un calo complessivo del 20% nelle loro popolazioni negli ultimi 25 anni.

Nel complesso, nel periodo 2014-2019, lo stato delle foche è migliorato rispetto ai rapporti 2007-2013. Nel Mar Mediterraneo, il numero di foche monache sembra stabilizzarsi, sebbene questa specie sia ancora a rischio a causa delle sue ridotte dimensioni della popolazione

Anche l’inquinamento sta incidendo sulla fauna marina. I policlorodifenili stanno dando un duro colpo alla riproduzione delle orche, con il 50% della popolazione mondiale minacciata. Al contrario, dal 1994 le popolazioni di balenottera minore, di focena comune e di delfino dal becco bianco sembrano essere stabili. La stragrande maggioranza dei fondali marini valutati nel Grande Mare del Nord e nel Mar Celtico (l’86% della superficie totale) ha prove di danni causati da attrezzi da pesca che toccano il fondo. Dei fondali marini del Mar Baltico, solo il 44% nelle acque costiere solo il 44% e il 29% di quelle in mare aperto erano in uno stato "buono". Nel Mar Mediterraneo soffrono i molluschi, le cui popolazioni sono crollate di quasi il 90%. Una condizione che, spiega il rapporto, «causa una terra desolata arida sensibile alle incursioni di specie non indigene dal Canale di Suez».

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