«Sebbene avessi il timore che l’attenzione mediatica potesse portare qualche malintenzionato ad avvelenare i cani quando ho visto per la prima volta l’immagine della statua simbolo della città circondata dai randagi, ho pensato immediatamente che fosse la meravigliosa dimostrazione della convivenza urbana con gli animali». Sono le parole del sindaco di Potenza Mario Guarente che ha deciso di seguire personalmente  l'evoluzione della storia finita sotto i riflettori per uno scatto che sui social è diventato il simbolo della possibilità di avere un mondo in cui cani liberi e esseri umani possono tornare a convivere, anche nelle città italiane in cui il fenomeno del randagismo stenta a essere affrontato con una politica sociale che faccia leva sul tema della cultura e dell'informazione corretta tra cittadini, enti, associazioni, volontari, esperti del settore e politici.

Il Primo cittadino, dopo aver letto la storia e l'analisi di quella fotografia attraverso Kodami, ha deciso che la situazione è da affrontare dialogando con i volontari presenti sul territorio per individuare una strategia su misura per Potenza che non implichi la reclusione in canile.«Fortunatamente – spiega il Sindaco – Potenza sta dimostrando di essere una città sensibile alla presenza dei cani liberi. Ho chiesto immediatamente a chi si occupa di loro se ci  fossero state ripercussioni a seguito della pubblicazione delle immagini e i volontari mi hanno assicurato che gli animali non hanno subito alcuna persecuzione».

Monitoraggio e sterilizzazione: l'alternativa al canile

«La foto ha avuto un forte impatto – continua Mario Guarente – e mi sono occupato immediatamente di approfondire l'argomento. Volevo capire se era la prima volta che veniva avvistato un branco di così grandi dimensioni in centro. Le volontarie che si prendono cura dei cani sul territorio mi hanno confermato che generalmente il gruppo non vive unito: si tratta di circa quaranta individui che vivono separati nei vari rioni della città, dove sono stati quasi adottati dai cittadini con cui hanno instaurato anche un legame affettivo e non vengono in alcun modo considerati rischiosi per i cittadini».

Fare chiarezza sull'entità del fenomeno è stato però solo il primo passo messo in atto dal sindaco Guarente, il quale ha proseguito il dialogo con le realtà territoriali legate al mondo del volontariato cercando una strategia su misura per la città. «Parlando con chi si occupa quotidianamente dei cani liberi sul territorio – spiega Guarente – abbiamo deciso di intervenire seguendo un percorso che è già in procinto di iniziare. Mi sembra evidente che la soluzione più adatta per il nostro territorio al momento non richieda l’accalappiamento dei cani, i quali vengono davvero accettati e accuditi dai cittadini. Il nostro intervento non sarà quindi volto alla reclusione, ma ci dedicheremo piuttosto al monitoraggio dei gruppi presenti sul territorio. In seguito avverrà la sterilizzazione delle femmine per una successiva re-immissione con l’applicazione di un microchip, indispensabile per il riconoscimento».

«Siamo intenzionati a gestire il randagismo nel migliore dei modi possibili»

L’immagine, particolarmente efficace dal punto di vista comunicativo, aveva però indotto il consigliere comunale Marco Falconeri a proporre l’accalappiamento e il trasporto dei cani al canile della città. «Se Potenza fosse in grado di mettere in atto una soluzione che escluda la reclusione in canile sarebbe meglio per tutti – affermava il consigliere,  a cui avevamo chiesto la sua posizione pochi giorni dopo la pubblicazione dello scatto – ma non disponiamo di una comunità sufficientemente matura per arrivare a tanto. Inoltre, per essere in grado di gestire il fenomeno in maniera differente, bisognerebbe disporre di risorse economiche».

Il sindaco Guarente però ha un’opinione diversa e risponde così all’affermazione del consigliere dell’opposizione: «Non so a che città si riferisca il consigliere Falconeri quando dice che potremo agire unicamente tramite reclusione degli animali in canile, ma sicuramente non alla nostra. Le risorse economiche necessarie sono in bilancio e le spese di sterilizzazione non supereranno i 1200 euro. Siamo assolutamente intenzionati a spenderli per affrontare la questione del randagismo nel migliore dei modi possibili e lo faremo anche studiando alternative virtuose messe in atto altrove. Molto spesso infatti le soluzioni non vanno inventate, ma sono sotto i nostri occhi e bisogna solo avere l’interesse di metterle in pratica».

L’immagine della libertà: i cani randagi di Potenza