I cani di Satriano (foto esclusiva di Kodami)
in foto: I cani di Satriano (foto esclusiva di Kodami)

Atteggiamento «sciatto e disinteressato»: è in questi termini che il Gip di Catanzaro ha definito la gestione del gregge da parte del pastore Pietro Rossomanno, nel provvedimento di arresto per l'omicidio colposo della giovane Simona Cavallaro.

La ventenne si trovava il 26 agosto 2021 nella pineta di Montefiorino, a Satriano, in compagnia di un amico. Erano lì per ispezionare l’area pic-nic dove stavano progettando di organizzare una gita domenicale con altri amici.

Qualcosa però è andato storto. Intorno alle 15 del pomeriggio, spaventati dai 13 cani da pastore di guardia al gregge, Simona Cavallaro e il suo amico si sono rifugiati all’interno di una chiesetta in legno nella pineta.

L'altare in legno dentro la chiesetta
in foto: L’altare in legno dentro la chiesetta, Satriano

Simona, però, a un certo punto è uscita andando, purtroppo, incontro alla morte. Di questa tragica catena di eventi, la Procura ritiene responsabile, ancorché involontario, Rossomanno.

«Nessun procedimento giudiziario, nessuna condanna potrà alleviare il dolore che ho nel cuore», scrive sui social, all’indomani della notizia dell’arresto del pastore, Alfio Cavallaro, il padre di Simona. L’uomo nello stesso post ha ribadito la fiducia nella magistratura e in un messaggio rivolto alla figlia ha rimarcato l’assenza di odio nei confronti del prossimo: «Non odio nessuno, nessuno può riportarti in vita».

Nessun rancore, quindi, ma la volontà di stabilire le responsabilità per una vita stroncata così prematuramente.

Una tragedia che secondo la Procura si sarebbe potuta evitare se il pastore non avesse perso di vista il gregge e i cani. Rossomanno, però, nega che quei cani fossero i suoi come avevamo spiegato nella nostra video inchiesta. 

Le sei femmine e i sette maschi del gruppo di cani dal 27 agosto 2021 si trovano nel canile “Pet Service” di Soverato, in provincia di Crotone, dove sono condannati a restare in un limbo senza fine in attesa del termine del processo di Rossomanno, e forse anche oltre, a causa della loro particolare condizione.

Responsabilità sospesa

Dodici dei tredici animali non erano mai stati microchippati, come invece impone la legge. Come lascia presagire il provvedimento con cui il pastore è stato messo ai domiciliari, la stretta correlazione tra la responsabilità dell’omicidio e la proprietà dei cani, che per la legge rappresentano un mero bene, sarà una parte importante del dibattimento.

«Tra tutti, solo una, Bianca, aveva il microchip e la registrazione a nome del pastore, tutti gli altri sono stati registrati nell'anagrafe regionale come appartenenti a Rossomanno solo qualche giorno dopo la morte della giovane, con un provvedimento da parte dell’Asl», ricostruisce con Kodami Antonio Bevilacqua, proprietario della struttura “Pet service” dove oggi si trovano i cani.

Per le autorità, Carabinieri e personale dell'Azienda sanitaria, il pastore è il responsabile dei cani, un'ipotesi che il 46enne ha negato decisamente davanti a Bevilacqua: «Quando i cani sono arrivati da noi, il Comune di Satriano inizialmente voleva che per il loro mantenimento pagasse il pastore, in qualità di intestatario degli animali. In un primo momento lui si è detto d’accordo, ma quando siamo tornati con una liberatoria per l’affido dei cani, ha detto che non doveva firmare niente perché i cani non erano i suoi. Davanti al nostro stupore aggiunse che l’Asl aveva fatto un errore a intestarli a lui».

Una situazione ambigua che non è stata sciolta neanche dai magistrati di Catanzaro, titolari del fascicolo di Satriano: «Il 24 novembre 2021 abbiamo chiesto alla Procura di Catanzaro di poter avviare le pratiche per l’affido dei cani e il loro recupero comportamentale. Tuttavia ci è stato risposto di non fare nulla perché gli animali erano ancora di interesse investigativo – ricorda Bevilacqua – I cani non sono adottabili perché d’interesse investigativo – La cosa più strana però è che non sono sotto sequestro. Formalmente non esiste alcun provvedimento di questo tipo».

Un'ambiguità portata alla luce dalla video-inchiesta di Kodami "Satriano, analisi di una tragedia", dedicata al «fine pena mai» a cui sembrano essere destinati i cani.

Dalla pubblicazione della nostra inchiesta, l'interesse per la sorte dei cani di Satriano si era acceso ed erano arrivate richieste di adozioni per due individui del gruppo. L'associazione FIA – Federazione Italiana Appennini si era rivolta a Pet service per adottare Nathan, di tre anni, l’unico cane di taglia piccola del gruppo.

Il piccolo Nathan (foto esclusiva di Kodami)
in foto: Il piccolo Nathan (foto esclusiva di Kodami)

Insieme a lui, l'associazione aveva fatto richiesta anche per Astrid, una simil Maremmana con delle macchie nere sul muso.

Astrid (foto esclusiva di Kodami)
in foto: Astrid (foto esclusiva di Kodami)

«Dal servizio di Kodami abbiamo appreso la notizia che non sono sotto sequestro giudiziario e che quindi possono essere reclamati», scriveva l'associazione a Bevilacqua.

Dall'autunno 2022 però tutto è rimasto immobile, e i cani sono ancora bloccati nel limbo giuridico che tante volte interessa gli esseri umani: l'Italia è infatti maglia nera in Europa per la lunghezza dei suoi procedimenti giudiziari. Un primato negativo che oggi stanno sperimentando anche gli animali.

Con l'arresto formale di Rossomanno si potrebbe aprire un nuovo capitolo e, forse, un nuovo destino per i cani di Satriano. «La vicenda è ancora fresca, ma speriamo che nei prossimi giorni qualcosa si muova», è l’augurio di Bevilacqua.