Quando pensiamo ad antiche leggende di mostri marini la nostra mente si affolla di famose creature acquatiche con cui almeno una volta nella vita siamo entrati "in contatto". Il nostro immaginario collettivo è pieno di enormi kraken, giganteschi leviatani e pericolose sirene adulanti grazie a film, romanzi, fumetti e serie televisive che hanno reinterpretato in un modo o nell'altro antiche leggende tramandate di bocca in bocca. Da sempre, infatti, i marinai di epoche passate sono stati terrorizzati o intimoriti da fenomeni naturali e animali particolarmente difficili da concepire e spiegare.

Per questo motivo su imbarcazioni e velieri di ogni epoca iniziarono a farsi largo decine e decine di gesti scaramantici per tenere alla larga questi mostri marini che affollavano i racconti dei lupi di mare. I mostri marini di questi racconti, di marinaio in marinaio, diventavano sempre più grandi e sempre più spaventosi. Nonostante molti siano semplicemente frutto della fervida immaginazione dell'uomo, alcuni di questi esistono, sono esistiti realmente o hanno evidenti richiami al mondo degli animali.

Leviatano

Parlando di mostri marini dobbiamo partire per forza da una delle creature marine più spaventose dei sette mari: il leviatano. Nella letteratura dell'Antico Testamento, il leviatano è una creatura con la forma di un serpente marino, incarnazione del caos che scuote gli oceani e che minaccia i mortali. Alcuni studiosi del XIX secolo lo interpretarono pragmaticamente come riferito a grandi creature acquatiche, come il coccodrillo, anche se la parola in seguito venne usata come termine per riferirsi a  grandi balene e per i mostri marini in generale. Ad oggi, una creatura del genere non esiste, ma alcuni fossili recentemente scoperti potrebbero avvicinarsi molto alla descrizione di questo mostro marino.

Il leviatano possiedo un omonimo fossile, una specie estinta di odontocete fiseteroide (e quindi ad essere pignoli più vicino ai delfini rispetto alle balene) affine ai moderni capodogli, vissuta durante l'epoca del Miocene, circa 12-13 milioni di anni fa. Ma non era l'unico grande predatore degli oceani di quel periodo, con cui condivideva l'apice delle reti trofiche: contemporaneamente, negli oceani miocenici vivevano anche altre creature carnivore di dimensione comparabile come lo squalo megalodonte. Le loro prede abituali erano balene franche, iperodonti, delfinidi e focene, squali, tartarughe marine, foche e uccelli marini, oltre a una vasta varietà di pesci ossei.

Megalodonte

Sebbene numerosi film, soprattutto di "serie B", lo abbiano mitizzato e reso una star, il megalodonte è esistito realmente e, anzi, è senza dubbio uno degli animali estinti più iconici in assoluto. Se escludiamo i giganteschi dinosauri che hanno dominato il Mesozoico, infatti, poche altre specie stuzzicano la fantasia e l'immaginario collettivo come lo squalo più grande che abbia mai nuotato nei nostri mari.

Grazie a un nuovo studio che ha utilizzato la modellizzazione in 3D, sappiamo anche che è stato lo squalo con la velocità di crociera più elevata e che poteva divorare animali grandi come un'orca in pochi morsi. I risultati dello studio pubblicato su Science Advances, dimostrano che il gigante marino poteva nuotare con una velocità di crociera di 1,4 m al secondo, che necessitasse di oltre 98.000 chilocalorie al giorno e che il volume del suo stomaco poteva raggiungere quasi 10.000 litri di capienza. Questi dati rendono il megalodonte un vero e proprio superpredatore transoceanico, in grado di vagare per migliaia di chilometri e di mangiare prede lunghe fino a 8 metri, le dimensioni di un maschio adulto di orca (Orcinus orca).

Kraken

Illustrazione di Pierre Denys de Montfort del 1810, raffigurante un polpo gigante che attacca una nave, via Wikimedia Commons
in foto: Illustrazione di Pierre Denys de Montfort del 1810, raffigurante un polpo gigante che attacca una nave, via Wikimedia Commons

Altro mostro marino leggendario che entra di diritto in questa lista è il kraken. Le leggende la dipingono come una creatura gigantesca con tentacoli e braccia enormi che potevano fracassare e affondare in pochi minuti un grande galeone. Generalmente è rappresentato come un gigantesco cefalopode somigliante a una piovra o un calamaro. Alcune rappresentazioni, però, lo raffigurano come un enorme polpo, come alcune rappresentazioni del francese Pierre Denys de Montfort che nel 1800 raffigurava questo mollusco come un gigantesco polpo che avvolgeva le navi e le trascinava sul fondo.

Non esistono prove certe dell'esistenza di molluschi così grandi, anche se gli esemplari che esistono oggi in natura hanno comunque una grandezza invidiabile. Un esempio è il l polpo del Pacifico (Enteroctopus dofleini), conosciuto anche come polpo gigante. Questo è un grosso cefalopode della famiglia degli Octopodidi che vive lungo le coste del Nordpacifico, a profondità media di circa 65 metri, ma lo si incontra anche in acque più profonde. È ritenuta la specie più grande di polpo e il peso massimo mari registrato per questa creatura è di 71 chili. Un altro contendente per questo titolo è il polpo a sette tentacoli (Haliphron atlanticus), di cui è stata ritrovata una carcassa del peso di 61 chili, ma che da vivo è stato stimato pesasse 75 chili.

Globster

Anche i globster possono sembrare particolari mostri marini, ma sono tutt'altro che organismi viventi. Questi ammassi di materia organica vengono ritrovati spesso sulle rive di diverse spiagge nel mondo, ma si tratta di un grande mammifero marino come una balena o un capodoglio e quello che vediamo è la sua carcassa. Quelli che sembrano dei peli bianchi sono i resti dei tessuti organici in decomposizione che sfilacciandosi assumono quell'aspetto: muscoli, nervi, tendini e altro.

Di questi ammassi in putrefazione l'uomo ne ha trovati diverse nel corso della storia e il nome globster fu coniato intorno alla metà del 1900 da Ivan Sanderson che ne diede una precisa descrizione definendolo come una carcassa in putrefazione. Sanderson era un naturalista e scrittore scozzese che acquisì notevole fama proprio grazie ai racconti delle sue avventure in diverse aree tropicali negli anni 30. Nel 1962 lo scrittore si trovava in Tasmania e su una costa avvistò un ammasso che descrisse così: «Non ha occhi visibili, nessuna testa definita e apparentemente nessuna struttura ossea».

Calamaro gigante

Un "piccolo" calamaro gigante di appena 4 metri senza contare i lunghi ectocotili, due lunghe appendici utilizzate nella predazione e nella riproduzione
in foto: Un "piccolo" calamaro gigante di appena 4 metri senza contare i lunghi ectocotili, due lunghe appendici utilizzate nella predazione e nella riproduzione

Sebbene alcuni riconducano il kraken a un polpo gigante, altri ritengono che fosse più che altro un grosso calamaro. Anche numerose rappresentazioni ottocentesche, una delle epoche d'oro della pirateria e uno dei secoli in cui molte di queste leggende hanno avuto origine, raffigurano questo gigantesco mollusco come un calamaro. 

In effetti, parlando di calamari di grandi dimensioni non c'è bisogno di viaggiare troppo con la fantasia: il calamaro gigante esiste davvero. Si tratta di Architeuthis dux e per secoli questo organismo è stato una grande fonte di ispirazione per numerose leggende. Le uniche prove dell'esistenza di questo cefalopode marino risultavano essere i frammenti di tentacoli lunghi svariati metri ritrovati negli stomaci dei capodogli. Le prime prove dirette sono arrivate solo nei primi anni 2000.

Ad oggi sappiamo che i calamari giganti possono raggiungere i 13 metri di lunghezza totale, sebbene siano piuttosto leggeri, dimensioni che lo rendono il secondo invertebrato più grande al mondo. Sì, perché da recenti indagini gli scienziati hanno scoperto l'esistenza di un calamaro ancora più grande e misterioso: il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni), specie diffusa in Antartico che può raggiungere i 500 chili di peso è l'animale più grande degli abissi.

Serpenti marini

Fra i mostri marini che agitano gli incubi di pirati e marinai, i serpenti marini sicuramente sono qusi sempre presenti. Questi, però, non sono una legenda piratesca, esistono realmente e fanno parte della famiglia degli elapidi. Di questo grande raggruppamento abbiamo due sottofamiglie in cui sono presenti serpenti che vivono tutta la vita o solo una parte di essa in mare: Hydrophiinae e Laticaudinae.

La sottofamiglia delle Hydrophiinae comprende anche serpenti terrestri, mentre quella delle Laticaudinae comprende solo i krait marini, ovvero i serpenti del genere Laticauda, di cui alcuni di esemplari vivono in acqua dolce. Escludendo i serpenti terrestri e dulciacquicoli presenti fra gli elapidi, dunque, il totale delle specie che vivono in mare è 69, divise tra sette generi.

Pesce monaco

Rappresentazione del pesce monaco, autore ignoto, via Wikimedia Commons
in foto: Rappresentazione del pesce monaco, autore ignoto, via Wikimedia Commons

Un mostro marino senza dubbio sconosciuto ai più è il pesce monaco che una leggenda racconta fosse stato pescato al largo della Danimarca nel 1546. Nei bestiari dell'epoca era raffigurato come un mostro squamoso, tentacolare e di colore violaceo con sembianze antropomorfe. Dalle rappresentazioni il perché fu chiamato così appare evidente: la testa aveva una sorta di corolla che ricorda la capigliatura di un frate.

Anche in questo caso studi postumi hanno gettato luce sulle possibili origini di questo mito. Alcuni studiosi ritengono potesse trattarsi di un calamaro gigante, dato che le descrizioni lo raffiguravano con diversi tentacoli e braccia, teoria avanzata dallo zoologo svedese Japetus Steenstrup nel 1854, e ripresa dal biologo marino Richard Ellis nel 1998.

Ittiosauro

Quando Sir Richard Owen nel 1840 descrisse per la prima volta un ittiosauro sicuramente non aveva in mente un mostro marino, ma un  animale reale esistito milioni di anni fa. I fossili trovati all'epoca evocavano presagi di sventura e alimentavo fantasie leggendarie solo in rari casi poiché una mentalità più analitica e pragmatica stava iniziando a prendere piede sempre più velocemente fra i banchi universitari.

In ogni caso bisogna fare estrema attenzione: non sono dinosauri acquatici, ma tecnicamente questi rettili marini appartenevano ad una linea filogenetica diversa da quella che ha portato a tirannosauri, triceratopi e uccelli (come d'altronde si fa spesso confusione con gli pterosauri, grandi rettili volanti non dinosauri ma assolutamente non imparentati con gli uccelli).

Gli ittiosauri – dal greco "pesci lucertola" – sono un grande gruppo estinto di rettili vissuto tra 250 e 90 milioni di anni fa, anche se la loro origine è controversa. Nel 2018, la scoperta di alcuni frammenti di mandibola in Scozia ha suggerito la presenza di un ittiosauro che poteva raggiungere una lunghezza compresa tra i 20 e i 25 metri. Senza dubbio un animale degno di entrare in una lista di possibili mostri marini.

Loch Ness

Un altro mostro marino dall'esistenza controversa è sicuramente il famigerato mostro di Loch Ness. Per anni sull'omonimo lago scozzese non è girata la leggenda che un mostro, possibilmente una creatura  preistorica che non si è mai estinta di nome Nessie, nuotasse indisturbata da millenni nelle acque torbide senza che essere umano alcuno potesse realmente riuscire a scattare una foto decente dell'animale. Nel 2022 un team di ricercatori ha trovato per la prima volta dei fossili di piccoli plesiosauri d'acqua dolce, rettili tradizionalmente considerati esclusivamente marini e da sempre associati al mostro scozzese, ma la speranza che potessero essere i resti di Nessie ha avuto vita breve.

Lo studio pubblicato sulla rivista Cretaceous Research suggerisce che questi antichi rettili estinti vivevano e si nutrivano abitualmente anche in acqua dolce, insieme a rane, coccodrilli, tartarughe, pesci e all'enorme dinosauro acquatico Spinosaurus. I resti fossili provengono infatti da un sistema fluviale dell'area di Kem Kem, nel Sahara marocchino, e risalgono a circa 100 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo.

Sirene

Sebbene siano da sempre associate all'acqua, in realtà le sirene sono più vicine all'aria di quanto non pensiamo. Infatti in pochi lo sanno, ma in origine le antiche sirene della mitologia greca erano in realtà per metà uccelli e si ispiravano alle berte e ai loro canti notturni simili al pianto di un bambino o di donna. Questi uccelli marini passano quasi tutta la loro vita volando in mare aperto, dove possono restare per settimane o anche mesi senza mai toccare terra. Tornano sulla terraferma solamente in primavera, per deporre il loro unico uovo, solitamente su pareti rocciose o all'interno di piccole grotte e cavità sulle falesie delle piccole isole.

Ed è proprio dal canto di questi uccelli che fu ammaliato Ulisse durante il suo viaggio, poiché è proprio in mare, nei pressi delle piccole isole e di notte che si possono ascoltare i caratteristici canti delle vere sirene del Mediterraneo, le berte. Nel bacino del Mediterraneo le specie di berte più comuni sono quella maggiore (Calonectris diomedea) e quella minore (Puffinus yelkouan), che nidifica esclusivamente nel Mare Nostrum. Entrambe non se la passano però troppo bene, soprattutto a causa della sempre più scarsa disponibilità di pesce in mare e, soprattutto, per l'arrivo sulle piccole isole per mano dell'uomo di ratti e gatti.