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in foto: (@WWF)

Tutti abitanti dello stesso Pianeta. Per questo il 10 dicembre è, contemporaneamente, la Giornata Internazionale dei diritti degli uomini e degli animali. A ricordarci, senza possibilità di errore, che animali e uomini, figli del pianeta Terra, hanno gli stessi diritti. In questo giorno nel 1948, l’Assemblea delle Nazioni Unite redasse la Dichiarazione Universale dei diritti Umani. Furono sanciti il rispetto e la dignità per ogni essere umano, basi fondamentali per la libertà, la giustizia e la pace nel mondo. Nel 1998 l’associazione animalista britannica Uncaged Campaigns decise di istituire la giornata per i diritti degli animali proprio il 10 dicembre, per sensibilizzare sul fatto che i diritti umani dovessero essere estesi a tutti gli esseri viventi. Il diritto a non essere ucciso, a non essere considerato una proprietà o a non essere sottoposto a prigionia e tortura, quindi, non avrebbe più dovuto essere una prerogativa soltanto degli uomini ma essere esteso a tutti gli animali, esseri senzienti esattamente come noi.

Diritti. Chi sta facendo qualcosa

Ma, da allora, come sono andate le cose? Dal 1998, praticamente dall’inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio, come se la cavano gli uomini in fatto di diritti animali? Allevamenti intensivi, trasporto di animali vivi, sfruttamento animale per turismo, trasporto e spettacoli, sono i grandi temi intorno ai quali si continua a dibattere. A questi si aggiungono pratiche come la produzione di foie gras, l’utilizzo di pellicce e di pelli pregiate nella moda, la prigionia inflitta ad alcune specie animali, come gli orsi della luna o le cavalle gravide, per utilizzarne bile o sangue da utilizzare per la preparazione di prodotti medici o cosmetici. Lo sfruttamento animale, e quindi la cancellazione dei loro diritti come esseri senzienti, passa attraverso tutte queste pratiche. Nella Giornata Internazionale dei diritti degli animali 2021, abbiamo scelto di dar voce ad alcune “buone pratiche”, alcune iniziative a livello nazionale e mondiale che stanno cercando concretamente di lavorare per questi diritti, alcune difendendo quelli già esistenti, alcuni puntando a farne rispettare altri, finora neanche considerati.

Le indagini sotto copertura: il lavoro di Essere Animali per chiedere all’EU di cambiare le leggi

Un’immagine da un’indagine sotto copertura di Essere Animali (credits@EssereAnimali)
in foto: Un’immagine da un’indagine sotto copertura di Essere Animali (credits@EssereAnimali)

Negli allevamenti intensivi le leggi che dovrebbero tutelare gli animali permettono mutilazioni, castrazioni chirurgiche senza anestesia, la gestazione e il parto all’interno di gabbie minuscole. Anche l’utilizzo del taser elettrico o del macinadenti sono strumenti legali e ampiamente impiegati negli allevamenti intensivi di maiali. Situazioni igienico-sanitarie in cui ratti, scarafaggi e maiali convivono non sono rare.

A luglio l’organizzazione Essere Animali ha condiviso una nuova video-indagine che documenta le condizioni dei vitelli in un allevamento di mucche per la produzione di latte situato in Lombardia, in provincia di Bergamo, per la produzione di Grana Padano: 2.700 animali, tra mucche e tori, oltre che circa 300 vitelli, testimoniando la separazione del vitello dalla madre, insulti ai vitelli maschi perché considerati inutili, la stabulazione in recinti individuali, comportamenti rudi degli operatori e presunte irregolarità.

«Per la produzione di latte i vitelli sono allevati in condizioni di deprivazione sociale, sottoposti a stress e sofferenza – spiega il presidente Simone Montuschi – La situazione è drammatica, perché la quasi totalità degli allevamenti è di tipo intensivo e queste pratiche sono legali e consentite, Ogni diritto viene loro negato, non possono avere accesso ad un'area all'aperto, spesso sono mutilati di becco o coda per limitare le ferite che si infliggono, in quanto le privazioni che subiscono li spingono all’aggressività o al cannibalismo. Ma la possibilità di cambiare c’è. Istituzioni, aziende, ma anche ognuno di noi deve essere artefice di un cambiamento oggi più che mai urgente e necessario: la fine degli allevamenti intensivi e la transizione verso un sistema di produzione alimentare basato su cibi vegetali. Per questo, assieme a 77 ONG di tutto il mondo, abbiamo esortato la Commissione Europea a una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento».

“No Animal Left Behind” la campagna europea per la protezione degli animali

Essere Animali partecipa anche alla campagna “No Animal Left Behind coordinata da Eurogroup For Animals, un’organizzazione che raccoglie 77 ONG per la protezione degli animali in 27 Stati membri dell'UE, Regno Unito, Svizzera, Serbia, Norvegia, Australia e Stati Uniti.

«Le legislazioni per l’allevamento degli animali sono state introdotte nel corso di 40 anni, un pezzo alla volta, e si sono dimostrate insufficienti e non adeguatamente messe in pratica. Inoltre per numerose specie, come i pesci per esempio, non esiste alcune legislazione specifica a loro tutela – spiegano i firmatari della campagna – Con “No Animal Left Behind”, vogliamo ottenere nuove leggi al passo coi tempi, che vietino le peggiori pratiche attuali e non lascino indietro nessun animale. E oggi la Commissione europea sta portando avanti una revisione completa delle leggi in materia di allevamento, trasporto e macellazione degli animali. Grazie a un lavoro di sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini, ma anche con la pubblicazione di report e indagini, l’obiettivo di “No Animal Left Behind” è ottenere leggi completamente nuove e adeguate». Le organizzazioni chiedono in sostanza alla Commissione Europea una revisione della legislazione a tutela degli animali negli allevamenti, giudicata ora gravemente insufficiente, per garantire loro una vita priva di sofferenze evitabili.

Contro la caccia e i suoi trofei: HSI chiede all’Europa di cambiare rotta

La campagna contro i trofei di caccia organizzata a Roma da HSI (credits:@MGFilippi)
in foto: La campagna contro i trofei di caccia organizzata a Roma da HSI (credits:@MGFilippi)

Sembra una storia lontana da casa nostra, eppure sparare per divertimento ad animali iconici, molto spesso in pericolo di d’estinzione, succede anche in Italia e in Europa. Perché non sono soltanto i ricchi americani a partire per l’Africa, Nord America o Russia per uccidere elefanti e leoni africani, rinoceronti, orsi polari, linci, trichechi, tigri allevate in cattività. Anche se tutto ciò non avviene a casa nostra, non vuol dire che i diritti di quegli animali siano al sicuro. L’Unione Europea, comunque ha una grossa responsabilità quando si tratta della caccia al trofeo. Perché quello che interessa ai i cacciatori europei è poter spedire i loro trofei a casa propria.

«Tra il 2014 e il 2020, l'Italia ha importato 437 trofei di caccia provenienti da specie protette a livello internazionale. A livello UE, il nostro paese è il primo importatore di trofei di ippopotami e il quarto importatore di trofei di leoni africani di origine selvatica. Inoltre, l’Italia ha svolto un ruolo significativo nel commercio di trofei di elefanti africani, essendo il quinto importatore UE di questa specie», spiega Martina Pluda, rappresentante per l’Italia di HSI Humane Society International che ha appena lanciato una nuova campagna per chiedere all'Italia di vietare l'importazione e l'esportazione di trofei di caccia. La campagna di HSI/Europe chiede ai cittadini di prendere posizione e dire #NotInMyWorld.

«L’Italiano non sarà nella posizione di fermare la raccapricciante uccisione di animali in altri paesi, ma possiamo scegliere di chiudere le nostre porte a questi trofei e chiedere alla politica di agire. Se da un lato, l’Italia e l'UE sono parte del problema, possiamo anche essere parte della soluzione, fermando le importazioni ed esportazioni di trofei per e dal nostro paese».

Far pressione sui Governi per ottenere leggi che difendano i diritti degli animali: il caso del Vietnam, di Animals Asia e degli Orsi della luna

Un orso ospitato in uno dei santuari di Animlas Asia (credits:@AnimalsAsia)
in foto: Un orso ospitato in uno dei santuari di Animlas Asia (credits:@AnimalsAsia)

Difendere i diritti degli animali vuol dire anche confrontarsi con i governi di quei Paesi dove questi diritti vengono quotidianamente negati e far pressione sulle istituzioni che possono cambiare le leggi. È la buona pratica di Animals Asia, in Vietnam dal 1994 per combattere lo sfruttamento degli Orsi della luna, sfruttati per la loro bile considerata un elemento prezioso per i prodotti della medicina tradizionale orientale. Dal ’98 l’organizzazione è riuscita a liberare 651 orsi e dar loro una seconda possibilità di vita ospitandoli per la loro nuova esistenza in due santuari appositamente realizzati in Vietnam in Cina.

Ma la vittoria più grande l’ha ottenuta nel 2017 quando, dopo anni di attente negoziazioni, il governo vietnamita ha accettato di porre fine una volta per tutte all'allevamento di orsi per la bile e ha firmato uno storico memorandum d'intesa con Animals Asia, nominando l'associazione partner ufficiale per porre fine a questa industria. «Siamo a un passo dal porre fine per sempre alle fattorie della bile in Vietnam, chiudendo una volta per tutte una filiera che per decenni ha provocato indicibili sofferenze a questi straordinari, dolci orsi della luna – dice Jill Robinson, fondatrice e CEO di Animals Asia – Insieme possiamo realizzare questo cambiamento epocale, mettendo in azione la gentilezza».

Un modo di combattere importante che in qualche modo contrasta anche il bracconaggio di orsi selvatici che, per rifornire queste fattorie della bile, ha portato l'orso nero asiatico nell’elenco delle specie in pericolo in Vietnam.

Life Swipe, il progetto europeo del WWF per contrastare i crimini contro gli animali e la natura

Uccelli uccisi dai bracconieri (credits:@WWF)
in foto: Uccelli uccisi dai bracconieri (credits:@WWF)

Lupi, piccoli uccelli, avvoltoi, elefanti sono tra le vittime maggiori di crimini contro la fauna e la flora selvatiche, fenomeni in continua crescita e ancora troppo sottovalutati. Secondo il WWF mancano pene severe, manca una consapevolezza della gravità di fenomeni che in Italia stanno assumendo contorni allarmanti, considerando che i crimini contro la natura sono la quarta attività criminale più redditizia al mondo, preceduti solo dal traffico di droga, dalla contraffazione e dal contrabbando di armi, generando entrate per 280 miliardi di dollari l’anno.

«Solo all’inizio di dicembre, in Norvegia, alcuni cacciatori italiani, ma sarebbe bene chiamarli bracconieri, sono stati fermati con oltre 2.000 tordi congelati. Di recente i funzionari dell’Agenzia delle Dogane hanno scoperto e sequestrato, nel porto di Napoli, due zanne di elefante occultate in una spedizione diretta alle Filippine. A conferma del ruolo dell'Italia nel traffico illegale di natura. Secondo la CITES circa 20.000 elefanti vengono uccisi dai bracconieri ogni anno» spiega Domenico Aiello, avvocato dell’ufficio legale WWF Italia. Per contrastare più efficacemente i fenomeni di bracconaggio, caccia di frodo, pesca illegale in mare e nelle acque interne, traffico di specie animali e vegetali è stato lanciato Il progetto europeo Life SWiPE, di cui il WWF Italia è partner assieme ai WWF di altri 12 paesi europei e importanti partner istituzionali, punta proprio a rendere più efficaci le azioni di contrasto ai crimini contro la fauna selvatica.

«L’obiettivo – spiega ancora l’avvocato – è quello di migliorare la consapevolezza e la capacità delle autorità pubbliche, anche attraverso il potenziamento dello scambio di conoscenze e l’aumento della cooperazione nazionale e transfrontaliera. Mettere in rete operatori delle forze dell'ordine, investigatori e magistrati di Bosnia ed Erzegovina, Italia, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna e Ucraina con l'obiettivo di rafforzare il contrasto ai crimini di natura anche implementando la legislazione vigente e sviluppando il coordinamento con forze dell'ordine e magistratura».

Trasporto animali vivi: la sofferenza prima della morte

E se in Spagna è stata appena approvata una legge che riconosce gli animali da compagnia come esseri senzienti anche nel Codice civile, escludendo che, d’ora in poi, possano essere considerati soltanto delle cose, e in Francia dal 2024  sarà vietata per legge la vendita di cani e gatti nei negozi, e la loro presenza nei circhi e nei nei parchi acquatici, c’è ancora molto  da fare  rispetto agli animali destinai ad uso alimentare. Il loro diritto a non morire è ulteriormente prevaricato dalle estreme condizioni di trasporto a cui sono condannati durante i trasferimenti via terra e via mare, a volte anche da un continente all’altro. Ancora Eurogroup for Animals ha raccontato in un report l’insostenibile situazione che riguarda un miliardo e mezzo di animali trasportati ogni anno in e dall’Europa.

I tragici trasporti di bovini e ovini delle due navi, la Libro BiancoLibro Bianco e la Elbeik, si sono entrambi conclusi con la morte di migliaia di capi, dopo un vero e proprio viaggio del terrore durato settimane. Grazie al Libro Bianco di Eurogroup for Animas sono emersi dati davvero impressionanti: nel 2019 hanno circolato in Europa e dall’Europa verso altri paesi del mondo un miliardo e 618 milioni tra bovini, ovini, polli e suini. L’Italia da sola trasporta ogni anno 500 milioni di polli, 40 milioni di galline ovaiole, 30 di tacchini, 11 di maiali e 4 di bovini. Le condizioni di questi viaggi sono spesso disastrose. «Nel 2007 è entrato in vigore il regolamento del Consiglio 1/2005, noto anche come regolamento sui trasporti, allo scopo di evitare lesioni o sofferenze indebite durante il trasporto – spiega l’Eurogruppo – Tuttavia, nel corso degli anni, le indagini hanno rivelato che la sua attuazione e applicazione è molto scarsa». Secondo Chiara Caprio, responsabile della comunicazione di AnimalEquality «per prima cosa bisognerebbe subito vietare i trasporti di animali vivi verso paesi extra UE dove non sono previste le nostre stesse norme di benessere animale. Ma anche il trasporto su terra in Unione europea non ha più senso e andrebbe vietato: si tratta di una pratica che implica ulteriori sofferenze, è fatto spesso in deroga e senza controlli e ha un enorme impatto ambientale».

LAV: «Dallo stop agli allevamenti di pellicce al riconoscimento fiscale, il 2022 sarà un anno fondamentale»

Per Gianluca Felicetti, presidente LAV Lega Anti Vivisezione, l’anno che sta per arrivare è fondamentale e denso di appuntamenti fondamentali per i diritti degli animali. «Dipende dalle scadenze di fine anno se una giornata come quella di oggi non sarà passata invano. Fondamentale il sì definitivo allo stop degli allevamenti per pellicce, eticamente inaccettabili e focolai di Covid, che sono stati sospesi da una Ordinanza del Ministro Speranza in scadenza però  a fine anno. Ci sarà fra qualche giorno il voto in Commissione al Senato per riconvertire gli ultimi cinque impianti italiani e seguire il positivo esempio di altri Paesi che lo hanno già vietato. Così come vivere con un quattrozampe, tanto più se adottato o salvato dalla strada, non può più essere considerato un lusso con un’IVA ancora al massimo per prestazioni veterinarie e cibo. il riconoscimento fiscale è necessario per passare dalle parole ai fatti, quando continuano a dirci dell’importanza e dell’utilità di vivere con un cane o un gatto. Al momento rimangono solo chiacchiere dai politici».

Per Felicetti sono fondamentali gli appuntamenti del prossimo anno: il voto finale dell’inserimento di ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali nella Costituzione; il disincentivo degli allevamenti intensivi e i primi atti della Commissione europea per l’attuazione dell’Iniziativa dei cittadini “stop gabbie anche come contrasto ai cambiamenti climatici, e la Legge attuativa dei Ministeri della Salute e della Transizione Ecologica del divieto di importazione e commercio di animali esotici».