Mentre gli pulisce la vasca, lui con i suoi lunghi tentacoli lo trattiene per una gamba. Un esemplare di polpo gigante dell’Oceano Pacifico, ospitato nell’Acquario di Genova, interagisce con il suo zookeeper, il subacqueo addetto alla manutenzione, mentre i visitatori, davanti alla vasca, assistono ammirati a quella che a occhio umano appare come complicità tra il cefalopode e il sub. Che ci sia una relazione tra i due non c’è dubbio, che si possa parlare di affetto però, come di un sentimento di attaccamento, solo il polpo potrebbe dichiaralo se parlasse la nostra lingua.

Lo conferma anche Federica Pirrone membro del comitato scientifico di Kodami: «Naturalmente non parlerei di affetto, un sentimento soggettivo sul quale il polpo non è certamente in grado di informarci – spiega la ricercatrice e responsabile del laboratorio di FisioEtologia del dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Milano – I polpi sono animali molto curiosi, intelligenti e dotati di capacita di adattamento all'ambiente in cui vivono. I soggetti in cattività sono più socievoli di quelli, notoriamente solitari, che vivono liberi».

Il polpo gigante del Pacifico (Enteroctopus dofleini), è la specie di polpo più grande al mondo che può arrivare a pesare 40 kg e avere tentacoli lunghi 4,5 metri. È una specie che vive sul fondale fino a circa 300 metri di profondità, in un territorio molto limitato, inferiore ai 5 Km quadrati. È un predatore notturno che si ciba principalmente di molluschi, crostacei e altri invertebrati.

«Questa interazione denota una certa confidenza con la specie umana. Per quanto riguarda questo soggetto, quello che noto io è più che altro un polpo molto curioso che, magari, sta anche cercando cibo – continua Federica Pirrone – Sembra che i polpi in cattività siano in grado di riconoscere gli zookeper che si prendono cura di loro e di distinguerli, anche se indossano tutti la stessa divisa». Ma perché il polpo dell'Acquario di Genova si avvinghia al sub come se volesse tenerlo in vasca con lui? La risposta più naturale, per noi esseri umani così inclini a una visione antropocentrica del mondo, sarebbe quella di dire che gli è affezionato, che gli vuole bene, che vuole tenerlo con sé; in altre parole, quando non riconosciamo l'individualità di un'altra specie, quasi sempre imponiamo la nostra ricca di bias cognitivi e di proiezioni sentimentali. La realtà è che dovremmo lasciare più spazio all'osservazione e non al paragone con le nostre modalità cognitive ed emotive.

«Nel caso specifico non sappiamo se la persona sia familiare all'animale o meno – continua l'etologa – Certamente questa interazione denota una certa confidenza del polpo con la specie umana e quello che vedo io è più che altro un soggetto molto curioso che, magari, sta anche cercando cibo. E non è improbabile che la persona nella vasca ne sia rifornito. Ricordiamoci che negli acquari spesso vengono stimolati comportamenti degli animali che colpiscono e fanno presa sul pubblico, e solitamente questi comportamenti vengono condizionati e rinforzati utilizzando il cibo».

Questo meraviglioso esemplare possiede 8 braccia, comunemente conosciute come tentacoli, su cui sono presenti complessivamente oltre 2mila ventose, dotate di chemiocettori, che conferiscono al polpo uno sviluppatissimo senso del gusto e del tatto. Come tutti i polpi, ha spiccatissime doti mimetiche: può modificare il colore e la struttura della pelle emettendo segnali di avvertimento in forma di flash, ovvero cambiando rapidamente colore da rosso a bianco, oppure scomparire tra i fondali nascondendosi in anfratti anche di piccolissime dimensioni o assumendo forme e posizioni sempre diverse, per assomigliare di volta in volta a conchiglie, alghe o altri animali, mimetizzandosi alla perfezione.

La vasca che lo ospita, all'Acquario di Genova, riproduce un tratto di costa dell’Oceano Pacifico settentrionale caratterizzato da acque abbastanza fredde, circa 10 gradi.

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