L’elefante in fuga a Messina (foto da Facebook)
in foto: L’elefante in fuga a Messina (foto da Facebook)

Continuano a scappare. Dai circhi e dagli zoo, soprattutto, ma comunque da qualunque luogo dove c’è una catena, un recinto, un muro che li divide dal resto del mondo. Gli animali scappano. Non sempre ci riescono, il più delle volte vengono riacciuffati e ricondotti alle catene. A volte muoiono perché si preferisce ucciderli piuttosto che lasciarli liberi. Solo raramente muovono a compassione qualcuno, o qualche associazione, e finiscono salvi in un santuario dove, si spera, potranno ritrovare il gusto per una vita senza catene.

L’elefante in fuga dal circo di Messina

L’ultimo a scappare è stato un elefante, ieri, dal circo Darix di Moira Orfei, che da mesi sosta accanto allo stadio “Franco Scoglio” di Messina. Lui sicuramente non finirà salvo in un santuario: dopo aver girovagato un po’ sulla tangenziale cittadina, sgranchendosi anche le zampe in una corsetta, come mostra il video girato con il cellulare da un automobilista, un domatore del circo lo ha prontamente ricondotto alla sua vecchia vita. Il circo, interrogato a riguardo, non ci ha risposto alle domande sulla sua salute e su quale possa essere stata la causa che lo ha indotto alla fuga. E non basta affermare che “non era maltrattato”. L’addestramento è spesso coercitivo, sfrutta la fame e la paura e toglie ad ogni animale costretto a vivere lontano dal suo habitat originale, la libertà di vivere secondo la propria etologia. Ma l’istinto alla libertà, a quanto pare, non riesce proprio ad eliminarlo.

La fuga dalla cattività: la via di salvezza che tutti non smettono di cercare

Gli animali scappano dalla cattività: non c’è giardino zoologico o bioparco da dove non abbiano provato a scappare. Che si tratti di un leone marino, come Cyril nel 1958, che scappa dal Canada agli Stati Uniti attraversando addirittura un confine; che sia la lupa prigioniera in uno zoo di Los Angeles che nel ‘79, scavalcato il recinto, si andò a nascondere per un mese in un grande parco cittadino. Scappano le aquile, come Goldie nel ’65 nello zoo di Londra. Scappano gli ippopotami, come Nickita in Montenegro rocambolescamente fuggito galleggiando grazie alle inondazione che avevano eliminati i recinti. Scappano gli oranghi, come quello dello zoo di San Diego. Ad Orosei nel 2019, da un circo è riuscito a scappare addirittura un caimano, cioè un piccolo coccodrillo. Stanco anche lui, evidentemente.

L’Europa è pronta per un mondo senza circhi

Solo pochi mesi fa, Eurogroups for Animals lanciando la sua campagna EU Stop Circus Suffering ha sostenuto la sua richiesta con un sondaggio commissionato a Savanta ComRes, in cui il 68% degli intervistati ha dichiarato che l’uso di animali selvatici nei circhi è crudele e gli animali selvatici non dovrebbero essere usati per l’intrattenimento pubblici. Il 69%, poi, pensa addirittura che i circhi che usano ancora animali selvatici devono reinventarsi sviluppando spettacoli di alta qualità con artisti umani. Il Cirque du Soleil lo fa già da tempo con risultati di critica e di pubblico straordinari, e anche chi ha iniziato ad immaginare un circo senza animali, come il Roncalli Circus tedesco, ha trovato negli ologrammi un ottimo sostituto all’addestramento e alla coercizione che ci sono dietro alla pratica circense tradizionale.

Gli elefanti e la passione per la fuga

Gli elefanti poi sembra che abbiano una vera e propria passione per la fuga. Nel 2019 un elefante è fuggito dal Darix Togni di Segrate, in periferia di Milano. Qualche mese prima era successo anche in Calabria, dove era riuscito ad arrivare fino al mare e un video amatoriale lo aveva ripreso mentre giocava finalmente felice tra le onde. In Sardegna è successo vicino Sassari, dove l’elefantessa Gaia è sfuggita al Circo Rinaldo Orfei ed è stata recuperata nel giardino di una casa. A Roma i casi sono tanti, e si ripetono con sempre con la stessa dinamica: l’allentarsi delle catene o dei recinti, una disattenzione dei guardiani, e l’irresistibile attrazione esercitata dalla libertà. Una delle storie più strazianti, però, rimane quella di Tyke, l’elefantessa che scappò più e più volte dal circo dove era costretta ad esibirsi fino a quando, dopo l’ultima fuga, venne uccisa a colpi fucile non prima di una lunga agonia pubblica. La sua vita venne ricostruita in un documentario del 2015, Tyke: elephant outlaw, che non omette la vita in catene, la violenza quotidiana per costringerla alle esibizioni, la ritrosia dell’animale all'addomesticazione.

Quando la loro fuga mette in pericolo anche gli umani

Sempre un rapporto di Eurogroup for Animals dimostra che l’uso di animali selvatici pone problemi non soltanto dal punto di vista del benessere degli stessi, ma anche sotto l’aspetto della sicurezza e dell’incolumità del pubblico. «Negli ultimi 22 anni, infatti, nei circhi dell’Unione Europea ci sono stati 305 incidenti, nei quali sono stati coinvolti 608 animali selvatici – commenta infatti la LAV. –  Tra questi l’Italia è il terzo Paese per numero di incidenti, dopo Germania e Francia, mentre in 11 degli Stati membri dell’Unione Europea non si sono registrati incidenti. L’unica soluzione, come ribadisce anche il Rapporto, è quella di introdurre una normativa che favorisca la riconversione del circo in spettacolo senza animali».

Qualcuno ce la fa, ma sono pochissimi

A volte, ma raramente, a qualcuno di loro va bene e delle catene del circo possono liberarsi per tutta la vita. Spesso ci vuole qualcuno che li aiuti, come per Brumo, Nita e Greta, tre orsi che per anni hanno vissuto in un circo della Lituania. Maltrattati e abusati, sono stati portati in salvo da un’associazione e hanno trovato una nuova casa al Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Così come Animal Defenders International era riuscita, nel 2016, ad ottenere la "liberazione" di 33 leoni dai circhi di Perù e Colombia, poi riportati in Africa per vivere liberi in un santuario per animali. Ma ad alcuni non va altrettanto bene: nel 2016 nei dintorni di Macerata un ippopotamo femmina di otto anni era fuggita dal circo Orfei. Un’automobile l’ha investita e uccisa. La sua fuga verso la libertà è finita lì, sotto il telone azzurro con cui la municipale ha pietosamente ricoperto il suo corpo.