rondine cras pettirosso

Quello dei 101 Cras riconosciuti e regolarmente censiti nelle diverse regioni italiane è un mondo molto variegato, ma spesso semi sconosciuto ai più. Per molti i Centri recupero animali selvatici sono solo il primo risultato nella ricerca su Google quando un uccello o un procione feriti capitano nel giardino di casa.

Il mondo dei Cras però è molto più vasto e non tutte le associazioni che li gestiscono sono uguali, possono essere di due tipi: riconosciuti a livello nazionale, oppure regionale. In quest'ultimo caso però il loro accesso ai finanziamenti messi a disposizione dallo Stato è interdetto, è il caso ad esempio di strumenti come il Fondo per il recupero della fauna selvatica, istituito dall'ex ministro per l'Ambiente Sergio Costa nel 2021.

Pur avendo il merito di aver riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dal Terzo settore in favore della gestione degli animali selvatici sul territorio, il Fondo non è accessibile a tutte le realtà che – a parità di funzioni – svolgono questo lavoro. Ad essere escluse sono le associazioni autorizzate dalle regioni, ma non dallo Stato.

Sulla questione è intervenuto il senatore del Movimento 5 stelle Gabrile Lenzi, il quale ha presentato un emendamento per dare possibilità di accesso ai contributi previsti dal Fondo fauna selvatica anche alle associazioni regionali che gestiscono i Cras. «Queste strutture svolgono un servizio fondamentale per gli animali e quindi per la collettività, rappresentando circa il 90% di quelle esistenti sul territorio italiano – spiega il senatore a Kodami – Il presidio che queste strutture offrono al territorio sarà fondamentale anche per accogliere gli animali da pelliccia a seguito della chiusura degli allevamenti, un altro risultato che siamo riusciti ad ottenere grazie ad un emendamento firmato dal Movimento 5 Stelle all'ultima Legge di bilancio».

«Ciò nonostante, tali strutture sono rimaste finora escluse dall'accesso a questo importante canale di finanziamento statale. Da qui, l'emendamento che adesso spero possa incontrare ampio consenso in Parlamento – aggiunge – Il benessere degli animali è sempre stato un tema centrale per il M5s. Tanto che ci siamo battuti a lungo per introdurlo all'interno della nostra Carta Costituzionale».

La spinta a proporre l'emendamento è arrivata al Senatore grazie a un appello proveniente da diverse associazioni dell'Emilia Romagna di cui si è fatto portavoce Piero Milani del CRAS il Pettirosso di Modena, che a Kodami spiega: «Per noi l'accesso alle risorse del Fondo fauna selvatica può essere una vera boccata d'ossigeno, dato che, come molti altri gestiamo la nostra attività principalmente attraverso le risorse del 5 per mille. Il nostro lavoro, pur essendo un servizio che va a beneficio di tutta la comunità è un'attività di volontario, di conseguenza i fondi che percepiamo spesi totalmente per la gestione degli animali».

Il Pettirosso di Modena è autorizzato per accogliere gli animali selvatici oggetto di sequestro giudiziario, e si occupa anche del recupero di individui provenienti da altre regioni. Il Pettirosso manca dei requisiti necessari per accedere ai fondi statali nonostante la sua attività travalichi il perimetro regionale: «Diamo supporto ai Carabinieri forestali durante le attività anti-bracconaggio nelle valli bresciane e in questi giorni stiamo organizzando corsi formativi per le Polizie locali del Veneto e della Lombardia».

cras pettirosso
in foto: Una echidna salvata da Il Pettirosso

Lo stesso nome del Cras "Il Pettirosso" nasce da una operazione anti-bracconaggio nel Bresciano alla quale ha preso parte il fondatore del Centro. «Ogni anno in occasione del 25 aprile nel parco cittadino della Resistenza liberiamo gli uccelli autoctoni che abbiamo recuperato e curato nel nostro centro», racconta Milani. Si tratta di una parte dei circa 7mila recuperi di selvatici realizzati in un anno.

Tuttavia l'accesso ai contributi nazionali resta inibito, e la differenza esistente tra Cras nazionali e regionali lascia l'amaro in bocca a chi opera nel settore: «Le associazioni nazionali gestiscono solo una decina di centri in Italia, rappresentano una esigua minoranza in confronto a noi. Ora però è arrivato il momento che la politica ci ascolti, e dia la parola a chi è sul territorio e vive questa realtà h24», conclude Milani.

Ma se alcuni Cras regionali compiono regolarmente attività fuori regioni, con una proiezione nazionale, perché non possono accedere alle risorse statali?

Il problema dei requisiti

L’accesso ai contributi del Fondo per il recupero della fauna selvatica è riservato alle associazioni ambientaliste riconosciute dall’attuale Ministero della Transizione ecologica, alle quali, oltre a precise finalità statuarie, viene richiesta la presenza in almeno 5 diverse regioni. «Questo è lo scoglio che per molte realtà non è superabile», chiarisce a Kodami Elisa Berti, direttrice del Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone, nel Bolognese.

I requisiti richiesti dalle norme attuali, insomma, non sono aderenti con la realtà della stragrande maggioranza dei Cras. «I Centri di recupero il più delle volte sono piccole realtà locali che fanno fatica a gestire 5 nuclei dislocati in tutta Italia – aggiunge Berti – Come gruppo di Centri di recupero dell'Emilia Romagna avevamo già sollevato questa questione che abbiamo vissuto come una sorta di discriminazione. L'esistenza di un emendamento che possa andare a modificare questi requisiti d'accesso per i fondi è quindi accolto con favore dalla nostra comunità».

Monte Adone, in qualità di centro di recupero autorizzato in Emilia Romagna può contare sui fondi che arrivano dalla convenzione con la Regione, ma soprattutto su iniziative come l'adozione a distanza o il 5 per mille, necessari ma non sufficienti a garantire la sopravvivenza di queste realtà, sottolinea Berti: «Solo con i fondi pubblici, allo stato attuale, non si riuscirebbe a portare avanti tutte le attività che conduciamo».

Le attività dei Cras vanno ben oltre il mero recupero dei selvatici: «Gli animali che arrivano nel nostro centro spesso hanno spesso bisogno di un percorso di riabilitazione, non soltanto fisico, perché magari sono reduci da maltrattamenti. Penso per esempio ai primati, animali sociali come noi esseri umani che quando arrivano al Centro, spesso dopo una confisca, hanno bisogno di riscoprire la loro identità. In questi casi cerchiamo di farli ri-socializzare con i conspecifici, andando a ridurre gradualmente il contatto con l'uomo».

Il Cras Monte Adone è inoltre tra i pochissimi centri italiani autorizzati a accogliere anche fauna esotica: nella struttura attualmente sono presenti quattro leoni, una tigre e quattro scimpanzé. «La storia del centro nasce trent'anni fa e i felini sono con noi da sempre: i primi sono arrivati dalla Riviera Romagnola dove negli anni Novanta venivano usati per le foto ricordo dei turisti. In breve tempo però il cucciolo non era più gestibile e finiva per essere abbandonato, con tutte le conseguenze del caso».

cras monteadone
in foto: Due leoni del Cras Monte Adone

Per gli animali oggetto di confisca l'associazione gode di una convenzione con il Ministero della Transizione ecologica, non applicabile però a tutte le specie: «Ai sensi della legge 7 febbraio 1992 n. 150 ci sono molti animali per i quali non è previsto alcun tipo di rimborso, è il caso delle tantissime tartarughe di terra che vengono acquistate e poi abbandonate. Noi ne ospitiamo circa 120, poi ci sono i pappagalli di diverse specie, circa cinquanta».

Luci e ombre e una normativa vecchia di trent'anni che appare lontana dalle reali esigenze di chi mantiene queste strutture e che non tiene quasi mai conti delle attività che vanno oltre la cura e l'alimentazione degli animali. Per spiegare questo mondo Kodami ha realizzato il format “Rendez-vous. Incontri in natura” con Lisa Mantovani, conosciuta sui social come Lisasanimals, in cui la giovane divulgatrice mostra in prima persona il suo lavoro all’interno di un Cras.

Il lavoro dei Cras, però, non finisce con il mantenimento degli animali, ma continua con iniziative di educazione e divulgazione, anche la struttura di Monte Adone non fa eccezione: «Il nostro “Progetto Scuola” si pone l’obiettivo di far conoscere ai più giovani il corretto approccio verso la natura – sottolinea Berti – Una iniziativa che portiamo avanti da 25 anni attraverso incontri in classe, propedeutici poi alla visita al Cras. Non dimentichiamo che gli animali sono nei Cras spessissimo a causa di comportamenti non non corretti da parte degli esseri umani, quindi è fondamentale educare le future generazioni».

Ora però sta alla politica accogliere tutte le istanze presentate dal Terzo settore, in un momento favorevole come quello attuale, in cui il dibattito sugli animali e sul loro benessere è tornato d'attualità dopo la recente riforma costituzionale. «Non è possibile parlare di ambiente senza tenere in considerazione anche le creature che lo abitano – conferma il senatore Lenzi – Grazie a questa modifica il Legislatore dovrà adottare una legge che avrà il compito di definire le forme e le modalità di tutela degli animali. È chiaro che l'introduzione di tale inciso tra i principi fondamentali del nostro ordinamento, impone che le future scelte politiche dovranno tenere in considerazione sia la tutela dell'ambiente che quella degli animali».