Ci sono alcuni animali che in quanto a fama ed elusività sono paragonabili a creature mitologiche o leggendarie, tipo il mostro di Loch Ness o il Bigfoot. Uno di questi è il picchio dal becco avorio, uno dei picchi più grandi e appariscenti al mondo, avvistato ufficialmente per l'ultima volta nel 1994 e da tempo considerato ormai estinto.

Appena qualche mese fa, tra l'altro, la specie era stata dichiarata definitivamente estinta in USA dallo United States Fish and Wildlife Service, che sembrava quindi aver messo la parola fine alla triste storia del grosso e famoso picchio. Ma la leggenda è destinata a continuare, come succede ormai da decenni.

L'ultimo capitolo della saga estinto sì/estinto no lo ha riaperto un gruppo di ricercatori, convinti che il picchio sia ancora lì da qualche parte nelle remote foreste della Louisiana. Il loro ultimo studio ha raccolto ben 10 anni di ricerche, presunti avvistamenti, indizi e prove indirette che testimonierebbero la sua sopravvivenza, ma c'è un ma. Il lavoro degli autori è ancora in fase di revisione e dovrà quindi essere valutato (e validato) da altri esperti.

La storia del picchio dal becco d'avorio (Campephilus principalis) è lunga, complessa ed estremamente controversa. Nei decenni successivi all'ultimo avvistamento nel 1944, diverse segnalazione mai confermate hanno fatto credere che potesse essere "riscoperto", incoraggiando numerose e incessanti ricerche tra gli Stati Uniti sud-orientali e Cuba, che tuttavia non hanno mai dato alcun frutto, se non foto e filmati molto sfocati.

Una coppia tassidermizzata conservata al Natural History Museum di Londra. Si nota bene la grossa e rossa cresta del maschio
in foto: Una coppia tassidermizzata conservata al Natural History Museum di Londra. Si nota bene la grossa e rossa cresta del maschio

In molti però non si sono mai arresi e per scovare l'uccello, o perlomeno per riuscire registrare il suo richiamo, alcuni ricercatori si sono inoltrati per ben tre anni tra i remoti boschi della Louisiana, esplorandoli in lungo e in largo, tappezzandolo di numerose fototrappole e sorvolando cieli e foreste coi droni. A guidare la spedizione è stato Steven Latta del National Aviary di Pittsburgh che ha affermato che tutto il team è riuscito, senza alcun dubbio, a osservare e ad ascoltare più volte il rarissimo picchio.

Ciononostante, i ricercatori sono riusciti a raccogliere soltanto foto e filmanti di scarsa qualità, catturati a notevole distanza, e che potrebbero aver immortalato, come successo in passato, altri uccelli simili, come il picchio pileato (Dryocopus pileatus). Gli autori sono però assolutamente convinti che si tratti proprio del leggendario picchio dal becco avorio, rimasto nascosto per tutto questo tempo nelle zone più isolate e inaccessibili della Louisiana. In molti però sono comprensibilmente scettici.

Un maschio (a sinistra) e una femmina fotografati da Arthur A. Allen nell’aprile del 1935
in foto: Un maschio (a sinistra) e una femmina fotografati da Arthur A. Allen nell’aprile del 1935

Secondo diversi esperti è davvero difficile, se non impossibile, che un uccello di queste dimensioni e così ricercato sia rimasto celato per tutto questo tempo. Inoltre quelli più diffidenti fanno notare che è decisamente strano che nessuno, al giorno d'oggi, sia riuscito a scattare anche una sola foto chiara e incontestabile, nonostante le moderne attrezzature fotografiche, ormai nelle tasche di ognuno di noi, e il un numero sempre più crescente di birdwacher e fotografi naturalistici. Testimonianze fotografiche che, tra l'altro, sono state ampiamente raccolte all'inizio del 20°, quando la tecnologia non era di certo così all'avanguardia e alla portata di tutti.

Staremo quindi a vedere, l'uccello che è diventato una sorta di Sacro Graal dell'ornitologia e non solo, farà ancora parlare a lungo di sé. Le possibilità che sia ancora lì fuori da qualche parte sono, purtroppo, quasi pari a zero, ma sognare non costa nulla e in fondo chiunque di noi spera di poterlo rivedere sfrecciare la sua enorme cresta rossa e appuntita tra le foreste paludose degli Stati Uniti sud-orientali. Questa sì che sarebbe una gran bella storia da raccontare.

La foto di copertina è stata scattata da Arthur A. Allen, nel 1935