L'inconfondibile "Oh! Oh! Oh!" di Babbo Natale riecheggia nella notte mentre Rudolph, Comet, Blitzen e le altre renne trascinano la slitta magica in giro per il mondo e nella notte più bella dell'anno consegneranno i regali a tutti i bambini sulla Terra. È senza dubbio questa una delle immagini natalizie più iconiche ed evocative a cui tutti siamo abituati. Tuttavia la popolazione mondiale di renne continua a diminuire anno dopo anno e se non si inverte quanto prima la rotta, il barbuto vecchietto dovrà mettere per sempre in garage la sua magica slitta.

Renne e caribù

La renna (Rangifer tarandus) è un cervide che vive nella fredda tundra e nella taiga intorno al circolo polare artico. Se ne conoscono almeno dodici sottospecie diverse, distribuite tra Europa, Asia e Nord America, che differiscono tra loro per taglia, manto e comportamento. Si possono però distinguere due gruppi principali: le renne vere e proprie, conosciute così in Eurasia, e i caribù, come invece vengono chiamate in America. Spesso si fa confusione tra questi due nomi e si è portati a credere che siano due animali distinti, in realtà renne e caribù sono la stessa specie che semplicemente viene chiamata localmente in modi differenti.

Le renne hanno una caratteristica unica tra tutti i cervi: sia i maschi che le femmine sono dotati di palchi, quelle che spesso vengono erroneamente chiamate corna. In tutte le altre specie di cervidi questa è una peculiarità esclusiva dei maschi. I palchi hanno diverse funzioni adattive non ancora del tutto chiarite ma tra queste sicuramente ci sono la manifestazione di dominanza e l'utilizzo come arma nei combattimenti ritualizzati tra maschi e, nelle renne, quella di utile strumento per scavare nella neve alla ricerca di cibo. Anche nelle renne i palchi cadono per poi ricrescere ogni anno, ma i tempi di caduta e ricrescita sono diversi tra i sessi. Peraltro, quelli delle renne sono i più grandi tra tutti i cervi in rapporto alle dimensione del corpo.

Alimentazione e altre curiosità

Il cibo preferito delle renne sono i licheni, tant'è che quello di cui sono più ghiotte è chiamato proprio lichene delle renne (Cladonia rangiferina). Sono tra i pochissimi mammiferi in grado di digerirli e metabolizzarli grazie a particolari microorganismi presenti nel loro intestino, tuttavia non sono l'unico elemento alla base della loro dieta, visto che si nutrono anche di muschi, erbe, foglie e altri vegetali. Un'altra caratteristica distintiva di questi cervidi sono i loro zoccoli. Vivendo in ambienti particolarmente ostili, questi si sono adattati in modi a dir poco sorprendenti. A seconda delle stagioni gli zoccoli, dotati di quattro dita, cambiano forma per rendere più agevoli gli spostamenti e la ricerca di cibo: in estate, quando neve e ghiaccio si sciolgono, i cuscinetti tra le dita si ingrossano e diventano più spugnosi. In questo modo è più facile muoversi nella tundra umida e morbida. In inverno, invece, i cuscinetti si restringono e i bordi taglienti degli zoccoli sono così più esposti. Così facendo riescono ad avere una trazione migliore sul ghiaccio scivoloso e possono scavare molto più facilmente la neve sia per muoversi che per cercare cibo.

Incredibili viaggiatori

Le renne vivono in grosse mandrie: a seconda delle popolazioni alcune sono sedentarie altre migratrici. I caribù che vivono tra Alaska e Canada, per esempio, sono i mammiferi terrestri che compiono la più lunga e spettacolare migrazione: fino a circa 5000 km in un solo anno, seguendo rotte e tracciati millenari. Verso marzo, quando arriva la primavera e le femmine sono gravide, fino a 200 mila individui si mettono in marcia nella tundra per arrivare, partendo da varie località più a Sud, al confine tra Alaska e Yukon, a Nord. I maschi, più veloci, riescono a percorrere fino a 50 km in un solo giorno seguendo esattamente gli stessi sentieri dell'anno precedente. Questo incredibile viaggio le porterà tutte a North Slope dove verso la fine di maggio, quando la neve è ormai sciolta e c'è cibo in abbondanza, le femmine potranno dare alla luce i loro piccoli. La tranquillità dura però appena pochi mesi: verso fine agosto, quando arriva il freddo e i cuccioli sono ancora vulnerabili ai predatori, dovranno affrontare la lunga marcia autunnale che li riporterà nei quartieri di svernamento a Sud. Molti moriranno durante il faticoso viaggio di ritorno, che si concluderà in ottobre. Quelli che ce la fanno avranno il compito di continuare questo incredibile e spettacolare ciclo la primavera successiva.

Renne in pericolo

Nonostante siano ancora abbastanza numerose e diffuse, da un po' di tempo le aiutanti di Babbo Natale sembra stiano diminuendo di numero in maniera piuttosto preoccupante. Dal 2015 l'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) le ha inserite nella categoria di minaccia gialla: Vulnerabile. Negli ultimi 30 anni, infatti, la popolazione mondiale sembra essere calata di oltre il 40%. Sono diversi i fattori che stanno contribuendo a questo decremento e come al solito c'è lo zampino dell'uomo. Le popolazioni più minacciate sono quelle che vivono nelle foreste boreali, dove lo sviluppo industriale e le attività umane stanno compromettendo in maniera più seria l'habitat. Silvicoltura, taglio dei boschi, estrazione minerarie, costruzione di strade e impianti industriali sembrano essere le cause principali di questo declino. Anche la caccia, da sempre praticata in maniera sostenibile dalle popolazioni locali, sembra stia avendo un impatto sempre maggiore.

La minaccia principale resta però il cambiamento climatico. Il rapido aumento delle temperature potrebbe avere effetti devastanti e difficili da controllare. La disponibilità di cibo potrebbe non essere più la stessa durante le varie stagioni, i cicli di congelamento e scongelamento potrebbero compromettere gli habitat rendendo ancora più difficili gli spostamenti e le migrazioni e il caldo eccessivo, per non farci mancare nulla, sembra stia favorendo la proliferazione di zanzare e parassiti, che causano ogni anno moltissimi decessi.

Se non interveniamo subito non solo rischiamo di lasciare a piedi Babbo Natale, perderemmo anche una delle specie più importanti, affascinanti e iconiche del circolo polare artico, che rappresenta ancora oggi un elemento fondamentale per il sostentamento, anche economico, delle popolazioni che vivono al Polo Nord. Bisognerà darsi una mossa e anche alla svelta, altrimenti chi lo dirà ai bambini?