Emergono nuovi dettagli sulla morte di Iolanda Besutti, la donna di 68 anni morsa dai due Rottweiler di famiglia la mattina del 25 dicembre nella sua villetta di Concordia sul Secchia, nel Modenese, e deceduta durante il trasporto in ospedale.

Stando a quanto ricostruito dai Carabinieri e dalla Polizia Locale, che stanno indagando sull’accaduto, è possibile che i cani, uno di 6 anni e l’altro di 2, l’abbiano morsa durante il suo tentativo di difendere un terzo cane di cui inizialmente non era stata resa nota la presenza, un cagnolino di piccola taglia che la pensionata teneva in braccio quando è uscita per andare a portare il fieno ai cavalli. Un'ipotesi confermata a Kodami da Piero Milani, il responsabile del Cras di Modena “Il pettirosso”, intervenuto per recuperare i due Rottweiler: «Al momento del nostro arrivo abbiamo trovato il cane più grande molto agitato ed è stato necessario usare la telenarcosi, non è stato facile sedarlo. Il più piccolo era invece molto tranquillo, tanto che è stato preso con il guinzaglio».

Entrambi i cani si trovano ora al canile comunale Mirandola, dove resteranno sotto osservazione, monitorati anche dal personale della Ausl. Nel frattempo si attendono i risultati dell’autopsia, disposta dal magistrato che ha aperto il fascicolo sull’accaduto. L’obiettivo è accertare con chiarezza le cause della morte, mentre sembra esclusa al momento l’ipotesi soppressione per i due cani. Nella vicenda però restano ancora molti punti da chiarire, come fa notare David Morettini, istruttore cinofilo e componente del comitato scientifico di Kodami.

Lo status di "cane da guardia" e "cane di famiglia" e la possibile competizione

«Appare evidente, quantomeno dalle informazioni diffuse e dalle foto che la donna ha diffuso sui social, che i due Rottweiler avessero un ruolo ben preciso, quello della difesa della proprietà in particolare – spiega Morettini – La signora li definisce "i miei leoni", sembra considerarli guardie del corpo, mentre si fa riferimento a un cane che teneva in braccio quella mattina, un cagnolino di piccola taglia che sembra invece essere molto più integrato anche a livello affettivo nella famiglia. Spesso accade che i cani di grossa taglia che hanno un pacchetto motivazionale di cane da guardia vengano relegati appunto a questo ruolo, che vengano lasciati in giardino e venga dato loro il compito di difensori della famiglia e della proprietà. Questo può creare un senso di frustrazione in questi cani dal punto di vista sociale, e un deficit di integrazione sociale. Non viene offerta una dimensione integrativa nella famiglia, mentre i cani piccoli diventano una sorta di totem, hanno status diversi, godono di più integrazione, anche se non viene loro riconosciuta la parte animale».

«Queste differenze possono contribuire a creare situazioni competitive, in qualche modo di gelosia – prosegue Morettini – da un lato abbiamo i due Rottweiler cani da guardia, verso cui viene manifestata un’affettività a intermittenza, dall'altro il cane di piccola taglia che gode invece di vicinanza e affettività non intermittente da parte dell'umano di riferimento. Resta da capire però perché la donna è uscita con il cane più piccolo in braccio, se consapevole di una competizione tra i Rottweiler e il cagnolino, soprattutto andando a portare da mangiare ai cavalli, verso cui i cani più grandi avevano certamente un istinto di protezione. Allo stesso modo è difficile da spiegare come sia possibile che la figlia della donna abbia trovato tutti e tre i cani attorno alla donna, quando è uscita, se effettivamente vi era una dinamica competitiva».

«Fondamentale capire il grado di integrazione dei cani e chi si occupava di loro quotidianamente»

Per Morettini è fondamentale comprendere sino in fondo il contesto in cui si è verificata l'aggressione e quello in cui vivevano i cani, prima di tutto per impedire che possano diffondersi preconcetti e pregiudizi: «Due cani che hanno un livello di integrazione alta all'interno della famiglia, per quanto possano avere un'alta competitività, non arriveranno mai ad attivare morsi ripetuti e mortali all'umano di riferimento. Se i due cani si stavano aggredendo tra loro e la persona si è messa in mezzo, uno dei due può arrivare a dare un morso, ma non continua ad attivare una predazione verso la persona di riferimento. Le aggressioni di questo genere cui ho assistito, o che ho avuto modo di analizzare, sono sempre avvenute ai danni di persone che vengono percepite come estranee».

Morettini si concentra quindi sulla citata precedente aggressione da parte dei due cani ai danni di un giardiniere: «In questo caso ipotizzo che i cani l'abbiano percepito come estraneo, magari come un soggetto minaccioso perché teneva in mano oggetti tendenzialmente pericolosi, penso a una sega, a delle forbici, a dei bastoni. Il profilo di aggressività di un cane, così come negli esseri umani, è calcolabile sulla base di quanto è facile evocare la reazione aggressiva: l’aggressività è la risultanza di una serie di trigger in determinate circostanze. Se rispettiamo l'ipotesi che i cani abbiamo reagito per la presenza del cagnolino, e se è vero che i cani hanno aggredito il giardiniere perché l'hanno percepito come minaccioso, sembra emergere un profilo aggressivo molto alto che necessitava di un livello di attenzione particolare da parte di tutta la famiglia»

«Bisogna capire come venivano gestiti i cani e il loro grado di integrazione in famiglia, la loro routine quotidiana e la gestione all'interno della casa e da parte di chi. È un fattore molto importante – conclude l'esperto – È possibile che la catena di controllo sui cani possa essersi allentata alla luce delle festività. Se non si chiarisce questo aspetto sembra che i cani siano improvvisamente impazziti, e che i Rottweweiler possano per razza all'improvviso aggredire una persona con un cagnolino in braccio nonostante la riconoscano come umano di riferimento. Non è così, ed è per questo che è importante capire come venivano gestiti questi cani, e come venivano considerati».