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1 Settembre 2023
11:34

Dogman, il potere salvifico dell’amore che solo i cani riescono a provare per il loro pet mate

Dogman è il commovente e sorprendente film con cui Luc Besson si presenta in Concorso a Venezia. Un lungometraggio che racconta la storia di un ragazzo che ha subito abusi e violenze dal padre violento e che si vendica con l'aiuto dei suoi amati cani con cui condividerà tutta la vita.

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«Ovunque ci sia un infelice, Dio invia un cane», diceva il poeta e scrittore francese Alphonse de Lamartine e a sostenerlo con convinzione è anche Douglas detto Doug, il protagonista di Dogman, il commovente e sorprendente film con cui Luc Besson si presenta in Concorso a Venezia.

Un lungometraggio che racconta la storia di un ragazzo che da bambino per punizione viene gettato dal violento padre nella gabbia in cortile dove il genitore tiene in uno stato ripugnante decine di cani. Dopo molte settimane Doug riesce ad evadere proprio grazie ai suoi nuovi amici e a ricostruirsi una vita in solitaria assieme a decine e decine di cani che lo proteggono e lo adorano.

Non c'è dubbio, a Douglas piacciono i cani, ma soprattutto ai cani piace Douglas in una maniera così forte da arrivare a capire i torti subito da quell’umano disperato e da offrirsi a lui come vendicatori di quelle sofferenze. Per quello la frase di Lamartine usata in apertura racchiude perfettamente i concetti fondamentali del film: cani, infelicità e un Dio presente e assente, nella vita del protagonista spezzato nel fisico e nell’animo.

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La vita di Douglas va avanti con difficoltà, ma soprattutto con la convinzione che i cani siano esseri molto più affini a lui degli umani, un assunto difficile da contestare conoscendo la sua storia. I cani si fidano di Doug confermando più che mai che sono loro a offrirci le uniche due cose fondamentali della vita: l’amore e la protezione.

Besson dirige i cani con molta maestria, li fa recitare senza mai cadere in un sentimentalismo fuori tema alla Disney. Lo stesso regista ai giornalisti che gli chiedevano le dinamiche, ha spiegato che «per selezionarli il processo è stato lungo, perché alcuni non andavano d'accordo, ma dopo due mesi abbiamo ottenuto un bel gruppo unito». Alle riprese del film, ha raccontato, hanno partecipato un centinaio di cani «con i quali avevamo una nostra routine, ogni mattina Caleb e io li portavamo al parco, ci sdraiavano per terra e dopo dieci minuti ci ritrovavamo ricoperti di fango».

Dogman è una favola nera a tratti incredibilmente struggente e poetica che crede nel potere salvifico dell’amore. In questo caso, l’amore provato e ricevuto dai cani. Una storia sofferta per la quale è impossibile non provare empatia e ritenere dall’inizio alla fine che sì, i cani sono meglio di certi umani, seppure un difetto lo abbiano anche loro, come dice Doug alla sua psichiatra: «Uno solo: si fidano degli uomini».

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Simona Sirianni
Giornalista
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