Chi di noi non ha visto un film in cui tra gli attori ci sia un cane? Certo forse il primo che viene in mente è Lassie, la fortunata serie con protagonista un bellissimo esemplare di Pastore Scozzese a Pelo Lungo. Ma la filmografia recente e passata offre, ahinoi, anche una carrellata di opere cinematografiche in cui il protagonista cane spesso è rappresentato quasi sempre in negativo. Parliamo del Dobermann, una razza canina di origini tedesche il cui nome deriva dal suo “inventore” Friedrich Louis Dobermann e sui cui ancora circolano molti falsi miti.

I Dobermann al cinema

Uno dei primi film in cui appare il Dobermann è La parete di fango girato a fine anni 50 in cui due fuggitivi vengono inseguiti anche da Dobermann inferociti che minacciano di aggredirli. Il finale è diverso ma questa è una delle prime testimonianze di una rappresentazione “in negativo” della razza. E poi Rambo, ancora una volta il cattivo viene inseguito da una muta di feroci Dobermann addestrati, proprio come l’ex reduce, ad uccidere. Sappiamo tutti com'è finita.

Probabilmente però il film che più di tutti ha dato popolarità a questa razza è la Gang dei Doberman (con una sola enne) girato nel 1972 da Byron Chudman. La trama racconta di un gruppo di malviventi che addestrano dei Doberman a rapinare una banca. Ancora una volta questa razza come emblema di cattiveria e metafora di ferocia. Che continua con film più recenti come Il mio nome è Remo Williams, film cult anni 80, in cui, in una scena famosa, il protagonista viene inseguito da tre Dobermann con l’intento di attaccarlo. Potremmo continuare ma il leit motiv è sempre lo stesso.

Il Dobermann impazzisce: una credenza da sfatare

Il cinema è un potente mezzo di comunicazione che influenza la società, le mode e la cultura popolare. Dunque, probabilmente è anche grazie alla rappresentazione negativa di questa elegante razza che sono fiorite leggende metropolitane. Per un lungo periodo di tempo si è pensato che i Dobermann impazziscono perché hanno una scatola cranica troppo piccola. Una falsa credenza assolutamente da sfatare. Certamente stiamo parlando di un cane con attitudine alla guardia e alla difesa ma in generale è un cane equilibrato, fedele ed affidabile. D’altronde la selezione accurata da parte degli allevatori richiede proprio queste caratteristiche di equilibrio da dimostrare con prove attitudinali di carattere sul campo. L’assenza di equilibrio e un temperamento troppo aggressivo sono considerati difetti. Eppure, nell’immaginario collettivo non è così: potenza del cinema, che influenza la cultura di massa fino a determinare mode e tendenze della razza canina del momento. Un fenomeno ben noto, studiato anche scientificamente.

L’influenza del cinema sulla popolarità delle razze canine

Non molto tempo fa, un'importante ricerca condotta da studiosi dell’Università di New York, Bristol e Western Carolina e pubblicata su una prestigiosa rivista ha chiaramente dimostrato che le rappresentazioni cinematografiche delle razze canine sono leve psicologiche e culturali molto potenti nel determinare la scelta di una razza. Questa ricerca dimostra come il cinema influenza in ultima analisi la popolarità di una razza canina fino a dieci anni dopo l’uscita del film. Insomma, è più la rappresentazione di una razza che influenza le persone che non i suoi veri caratteri (fedeltà, equilibrio, attaccamento al pet mate). Un’ulteriore possibile prova che la narrazione del Doberman feroce ha potuto influenzare negativamente l’immaginario collettivo alimentando fake news. Un aspetto di non poco conto da tenere in considerazione quando siamo seduti al cinema e vediamo proiettate sul grande schermo immagini dei nostri beniamini.

Da "Lo Squalo" di Spielberg in poi: quanto è davvero pericoloso per l'uomo?