Credit: Enpa Roma
in foto: Credit: Enpa Roma

Distrutta da un incendio – non è chiaro se doloso o colposo – l’oasi felina Gattoland, in zona Magliana, ricavata dai volontari dell’Enpa di Roma in una zona in precedenza occupata abusivamente da un campo nomadi. A darne notizia è stata proprio l’Enpa, che oltre al dolore ha espresso una grande rabbia per un rogo che ha reso vani gli sforzi e l’impegno di anni e messo a rischio la vita degli animali.

L’incendio è divampato lo scorso 19 settembre. I gatti della colonia felina, gestita in collaborazione con il Comune di Roma e realizzata con il supporto dell’associazione La Vela d’Oro, sono fortunatamente tutti salvi e sono adesso monitorati dai volontari, che si stanno già muovendo per trovare loro una nuova sistemazione in libertà ma accuditi e protetti. È stata sistemata una postazione cibo nascosta per garantire un approvvigionamento di cibo, e si sta valutando se acquistare nuove cucce. Al sollievo nell’accertarsi che nessun animale è rimasto ferito o ha perso la vita si accompagna però lo sconforto nel realizzare che la struttura, realizzata anche per riqualificare la zona, è ormai irrecuperabile.

Credit: Enpa Roma
in foto: Credit: Enpa Roma

«Purtroppo quando nessuno monitora il territorio viene meno l’osservanza delle regole e si verificano eventi distruttivi come gli incendi dei giorni scorsi – è stato l’amaro commento di Maurilia Amoroso, responsabile randagismo Enpa di Roma – Gattoland è ormai distrutta e con lei ogni speranza di poter migliorare il nostro quotidiano. Era un piccolo spazio colorato per tutti, adulti e bambini, oscurato dalla malvagità degli umani. Solo un sentimento vogliamo esprimere: vergogna».

Le cause dell’incendio, come detto, non sono ancora chiare. Tra le ipotesi è che possa essersi trattato di un falò sfuggito di mano, acceso da qualcuno nel tentativo di scaldarsi in queste prime sere di autunno in cui le temperature sono calate all’improvviso, ma non è escluso che il rogo possa essere stato appiccato volontariamente:«I gatti sono salvi ma destabilizzati – spiega ancora Amoroso – perché anche se non dormivano nelle cucce amavano comunque prendere il sole sul patio, oziare e giocare in uno spazio organizzato e pulito dove acqua e croccantini non mancavano mai».