La deforestazione e il cambiamento climatico hanno mostrato un nuovo volto dell'interazione negativa fra uomo e animale. Da uno studio su larga scala condotto su 47 specie di primati arboricoli è emerso che questi due fattori stanno facendo cambiare radicalmente le abitudini e i comportamenti di questi animali spingendoli a vivere a terra.

Molti primati hanno trovato nelle foreste del Globo la loro casa nel corso di milioni di anni. Una evoluzione lenta e costante che ha fatto si che questi animali sviluppassero comportamenti unici che le azioni sconsiderate dell'uomo stanno modificando troppo repentinamente. Tanti di questi abili scalatori di tronchi sono ora costretti a scendere dalle loro dimore verdeggianti per colpa dell'uomo, ma la vera domanda è: sapranno affrontare un cambiamento ambientale così rapido?

Lo studio è stato condotto da un team internazionale fra i più grandi mai visti: oltre 100 ricercatori provenienti da ben 124 centri di ricerca in tutto il mondo hanno pubblicato il gigantesco lavoro sulla rivista The Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli studiosi hanno esaminato oltre 150 mila ore di osservazioni in 68 siti in America e in Madagascar, scoprendo che molti animali hanno sviluppato abitudini terrestri, ma non tutti vivono in un ambiente che gli permette di poter scendere dagli alberi e proprio questi sono fra le specie più in pericolo.

Chi sono i primati arboricoli e cosa li minaccia

Questa ricerca ci fa respirare immediatamente l'odore della terra bagnata dalle piogge nelle foreste pluviali del sud-est asiatico. Fra gli alti alberi frondosi vediamo sfrecciare velocemente delle figure longilinee dalle lunghe braccia: sono i gibboni. Quella che abbiamo sopra le nostre teste è una famiglia, una coppia monogama con i suoi figli. Queste scimmie antropomorfe stanno proteggendo il proprio territorio emettendo i loro caratteristici richiami vocali e lo spettacolo naturale ci tiene con il naso puntato al cielo per diversi minuti.

I gibboni, come molti altri mammiferi arboricoli, sono un esempio evidente di cosa significhi adattarsi in ogni modo a una vita sugli alberi. Questi animali hanno un modo tutto loro di muoversi velocemente fra i rami chiamato "brachiazione" che consiste in sostanza nell'utilizzare le braccia e le gambe per muoversi fra gli alberi appendendosi, scalando e, per chi ne è provvisto, usando la coda come quinto arto. L'evoluzione ha selezionato animali con braccia sempre più lunghe e dita forti per appendersi a rami e richiami vocali potenti per poter comunicare anche nel fitto della foresta. Sono adattamenti essenziale per la sopravvivenza di tutti gli animali arboricoli in quanto gli permettono di rimanere sollevati da terra evitando i numerosi pericoli sempre in agguato.

Ad accomunare la maggior parte delle specie arboricole, però, non è solo il movimento ma anche le minacce alla loro conservazione. In particolar modo la crescente popolazione umana ha deforestato, degradato e frammentato i loro habitat per convertire il suolo a varie attività economiche. L'uomo ha messo in atto anche altre attività che hanno contribuito al declino delle loro popolazioni, come la caccia per ricavare carne o ingredienti per la medicina tradizionale, e la cattura di esemplari vivi per essere venduti come animali domestici o esibiti negli zoo, senza parlare del cambiamento climatico che, con l'innalzamento delle temperature, sta devastando gli ecosistemi con gli incendi. A tutte queste minacce, però, gli animali stanno rispondendo ognuno a loro modo, o almeno ci stanno provando.

Come i primati arboricoli cambiano le proprie abitudini

Il gigantesco sforzo del team internazionale ha voluto proprio documentare scientificamente come molti primati arboricoli stiano reagendo alla continua perdita di habitat ed è iniziato con una semplice osservazione. Alcuni ricercatori hanno constatato che nelle popolazioni che stavano studiando gli animali avevano iniziato a scendere dagli alberi sempre più spesso e da qui è scaturita una domanda: qual'è il motivo per cui lo fanno?

Un'enorme analisi dati dei fattori ecologici in gioco ha evidenziato come siano proprio le attività dell'uomo a condizionare il nuovo comportamento degli animali. Fra quelli che con più probabilità scendono a terra per il disturbo provocato dall'uomo ci sono i primati che consumano meno frutta e vivono in grandi gruppi sociali, insieme a quelli che vivono in ambienti più caldi e con meno copertura di vegetazione.

Modificare i comportamenti degli animali in modo così radicale è già molto grave, ma il vero problema si palesa quando i primati sono impossibilitati a spostarsi in ambienti senza alberi. Infatti molte di queste specie vivono in habitat frammentati e fortemente disturbati e scendere al suolo non è un'alternativa plausibile per loro. Poiché il cambiamento climatico sta peggiorando di anno in anno e gli habitat arboricoli diminuiscono, lo studio suggerisce che i primati che non potranno adattarsi velocemente a vivere a terra sono da considerarsi in estremo pericolo.

Sono proprio questi cambiamenti comportamentali i segnali d'allarme che dovremmo ascoltare. Segnali che non sono più semplici campanelli, ma vere e proprie campane che a ogni rintocco ci ricordano che la nostra indifferenza nei confronti degli altri esseri viventi che abitano il Pianeta non è più sostenibile.