C’è quello sempre preoccupato, che non fa mai uscire il gatto perché ossessionato dal fatto che si possa fare male, possa perdersi o essere rubato. Ma c’è anche quello "più rock", per cui il gatto può andare e tornare da casa quando e quanto vuole. L'università di Exeter nel Regno Unito ha voluto studiare il comportamento dei compagni umani di gatti e dalla ricerca, pubblicata su Frontiers in Ecology and the Environment, sono risultati cinque profili differenti. Lo studio si è svolto attraverso interviste dirette ai pet mate e analizzando numerose dichiarazioni all’interno di lettere raccolte su giornali inglesi dal 2000 al 2017. Da tutto questo materiale sono stati selezionati alcune affermazioni che riassumono i diversi atteggiamenti e comportamenti umani nei confronti dei felini.

Perché i gatti gironzolano?

Il pet mate preoccupato

Come con i figli, il primo tipo è il compagno umano ansioso, che si preoccupa di tutto e che vede sempre il pericolo dietro l’angolo. Questo umano impedirà praticamente al gatto di uscire di casa per la paura che gli possa succedere qualcosa di brutto. Dal perdersi, all’essere rubato, fino all’incidente stradale, al contagio di malattie, all’uccisione. Il gatto in questione perciò starà chiuso in casa sostenuto dall’umano che penserà lui a come intrattenerlo e stimolarlo con nuove esperienze. Sul loro essere predatori e quindi della caccia dietro a topi, lucertole o uccellini, nessun problema, invece, visto che si tratta di un comportamento naturale dell’animale.

Il gatto deve essere libero

Per il secondo profilo la natura del gatto è di essere libero e quindi l’animale deve uscire e fare ciò che vuole. Inclusa la caccia a qualsiasi altro animale. Il suo essere selvaggio viene premiato, per cui può andare dove vuole perché il suo umano non si preoccupa minimamente della sicurezza, considerando i i benefici della libertà molto più importanti rispetto ai rischi possibili.

L’attento, ma tollerante

Il terzo tipo è quello che si definisce né da un estremo né dall’altro. La sua posizione è intermedia, nel senso che è attento ai pericoli che il micio può incontrare e quindi preferisce magari evitare di far uscire il gatto di notte, ma di giorno non ha alcun problema. Questo profilo però non ama che il micio pur conoscendo la sua natura predatoria, uccida altri animali causando loro sofferenza. Ma tale convinzione non gli impedisce di accettarlo, anche perché per evitarlo dovrebbe tenerlo in casa, cosa che rifiuta categoricamente.

La comunità come fattore di protezione del gatto libero

Il protettore coscienzioso

Coloro che appartengono alla quarta categoria ritengono di avere comunque una responsabilità rispetto al controllo del gatto anche se non sono né autoritari, né estremi. Nel senso che sono consapevoli e considerano corretto che i gatti escano e vivano in libertà, ma allo stesso tempo non disdegnano il fatto di tenerlo in casa. Quindi l’atteggiamento è di quelli che temono i pericoli che il gatto può incontrare, ma ritengono che comunque i vantaggi siano superiori agli svantaggi e che dunque sia giusto lasciare il felino libero. La caccia proprio non l’approvano, ma in ogni caso intervengono solo in casi estremi, ad esempio se il micio è un cacciatore incallito.

“Vivi e lascia vivere”

Libertà. Sì, la natura non può essere confinata tra le quattro mura. Il motto di questo ultimo profilo di pet mate è “vivi e lascia vivere” per cui il gatto può andare e tornare quando vuole. Non è un pet mate insensibile, anche lui si preoccupa dei rischi possibili che il micio può incontrare, ma ha anche consapevolezza che si tratta di rischi che non si possono e non si devono prevedere. Anche questi umani non amano l’idea che il gatto cacci, ma intervengono solo se l’abitudine diventa molto frequente e marcata.