C’è anche un gruppo di bambine tra coloro, ormai davvero molti, che si stanno mobilitando affinché i 1500 daini che vivono nelle pinete di Classe di Volano nel Ferrarese e nel Ravennate, vengano risparmiati.

Le bimbe hanno scritto una lettera al presidente della Regione Stefano Bonaccini in cui chiedono di fermare la strage: «Siamo un gruppo di amiche di 11 anni. Amiamo molto gli animali, tutte ne abbiamo uno famiglia a cui teniamo molto. Abbiamo saputo che la Regione vuole eliminare i daini di Classe e di Volano, sono animali innocenti e bellissimi e pensiamo che dovrebbero essere liberi e vivere in serenità: chiediamo al presidente della regione di non eliminarli».

Ma cosa succede a questi poveri daini? Succede che l’Ente di gestione del Parco del Delta del Po aveva pubblicato un bando, scaduto il 15 settembre, per individuare ditte e aziende specializzate nella cattura e nella delocalizzazione degli ungulati con l’obiettivo di spostarli in allevamenti per la carne.

Questo perché, secondo il presidente del parco Massimiliano Costa «i daini sono una specie invasiva non autoctona che altera gli ecosistemi naturali» e la pineta, ha sottolineato più di una volta, «rischia di essere seriamente danneggiata», tanto che «alcune specie vegetali, come il pungitopo, stanno già sparendo».

Il bando, intanto, è andato deserto. E quindi, almeno per il momento i daini sono salvi. Sulla vicenda, chiaramente, c’è stata da subito la ferma condanna degli animalisti che sono decisi a continuare a dare battaglia.

L’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, trova la decisione di uccidere gli animali a dir poco «inaccettabile e quanto di più anti-etico e anti-scientifico un parco possa fare». E si domanda se davvero «siano state percorse tutte le strade alternative» come, per esempio contattare delle strutture «per trovare una destinazione a questi daini».

Inoltre, per l’associazione «sarebbe anche interessante capire quali metodi ecologici di prevenzione sono stati attuati finora e se l’Ente Parco ha effettivamente partecipato al bando indetto dal Ministero della Salute per la somministrazione dell'immunocontraccetivo che può essere utilizzato anche per questa specie».

Domande retoriche per gli animalisti, alle quali sono già convinti che l’Ente gestione del Parco non possa che dare risposta negativa. Ora la vicenda torna in mano alle istituzioni. E sarà il Prefetto che, a breve, convocherà tutti i soggetti che devono deliberare in materia, specificatamente i comitati degli agricoltori e la Regione.