Dante Zaballa è un animatore argentino autodidatta che realizza corti bizzarri, folli, dai disegni grezzi e dalle linee sgangherate. L'ultimo prodotto, realizzato con Osian Efnisien e dal titolo Curious World Animals, è l'apparentemente insensato e psichedelico "pseudo documentario" sulla vita degli animali realizzato mettendo insieme mini filmati che l'artista ha prodotto durante il lockdown del 2020. In perfetto stile documentari di David Attenborough, e grazie a disegni volutamente bambineschi, vengono raccontati comportamenti e abitudini animali quantomeno singolari. Scopriamo, per esempio, che l'orso polare non possiede un'ombra perché è morta o che il leone, che tanto se la tira, in realtà è solo uno stronzo, come tutti i gatti. Gli uccelli, invece, si riuniscono a terra indossando pantaloni e fingendo di essere adulti responsabili e con un lavoro, ma nessuno sa perché.

Ma la parte più interessate avviene di notte. Tutti gli animali tornano ad essere amici e si riuniscono, raccontandosi fatti curiosi e come sono andate le rispettive giornate. Poi, dopo questo straordinario evento, muoiono. Quando questo accade migrano verso i musei, portandosi dietro le proprie ossa. E, nella visione di Zaballa, paradossalmente gli uomini mettono animali e cose in musei e zoo per essere sicuri che non si estinguano. Perché all'uomo non piace che ci sia una fine: significherebbe sentirsi molto, molto soli. Infine, solo quando i musei sono chiusi gli animali possono finalmente riposare.

Con questo documentario tanto surreale l'artista, di base a New York, ha provato a strappare un sorriso alle persone chiuse in casa durante il drammatico periodo di isolamento sociale. Zaballa ha definito il suo lavoro «un rivoluzionario documentario che nessuno ha chiesto» ma che in realtà non rappresenta solo una parodia dei grandi documentari naturalistica  ma vuole restituire una caricatura, incredibilmente umoristica, della visione antropocentrica degli animali e del mondo naturale.

Osservando questi bizzarri animali compiere cose a dir poche insolite, infatti, stiamo in realtà guardando noi stessi nel vano tentativo di estendere anche agli altri animali tutte quelle caratteristiche che ci contraddistinguono come umani.