I leader mondiali devono fare di più per «contrastare i cambiamenti climatici e devono intraprendere azioni significative contro l’estinzione di massa della fauna selvatica e il collasso degli ecosistemi». È questo che chiedono gli amministratori delegati di più di un migliaio di aziende, da H&M a Unilever per citarne solo alcune, ai 196 capi di Stato riuniti per la COP15, la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla biodiversità, la cui prima sessione si è aperta oggi a Kunming, nel sudovest della Cina, per chiudersi il 15 ottobre.

In una lettera aperta pubblicata su Business For Nature, i Ceo delle aziende ricordano che «la natura è a un punto di svolta» che «il tempo rimasto è poco», che «bisogna riconoscere la gravità della crisi per quello che è realmente». Non è più tempo di alibi e scuse e la COP15 «è l’ultima buona possibilità di cambiare le sorti della rapida scomparsa della biodiversità».

Purtroppo, però, nonostante questo, «l'attuale bozza della Dichiarazione di Kunming» sottolineano i manager, che include gli obiettivi per eliminare l'inquinamento da plastica, ridurre l'uso di pesticidi di due terzi e proteggere il 30% della terra e dei mari del Pianeta entro il 2030, «al contrario, è molto generica e manca totalmente dell'ambizione necessaria e di misure concrete per intraprendere un’azione rapida e urgente».

Quella delle imprese, però, non è una richiesta in una sola direzione: allo stesso modo, le aziende «visto che non ci saranno affari su un pianeta “morto”», si impegnano a garantire che «le strategie e gli obiettivi da esse adottati, saranno conformi a un mondo che tenga in considerazione e tuteli la natura». E per farlo,  adotteranno metodi diversi per la valutazione degli impatti ambientali dei materiali utilizzati e investiranno in soluzioni di alta qualità, ma sempre più green.

Ma se tutto questo interessa davvero alla politica, scrivono i dirigenti, «essa dovrà impegnarsi ad adottare obiettivi ambiziosi e attuabili, chiari per tutti gli attori, eliminando tutti i sussidi che possano fare danno alla natura e reindirizzando i finanziamenti verso pratiche che promuovano un mondo più ecosostenibile».

La Cop15, la conferenza mondiale delle Nazioni Unite, meno conosciuta della più famosa Cop26 dell’Onu, affronta questioni non meno vitali per la salute del Pianeta. Il vertice di quest’anno è tutto incentrato sulla rapida scomparsa della biodiversità.

Flora e fauna selvatica vengono quotidianamente distrutte dall’attività umana che invade, incurante dei danni, gli habitat e li sfrutta in maniera scellerata. Il WWF è stato tra i primi a evidenziare quanto questo vertice fosse determinante.

L’organizzazione, infatti, ha sottolineato che si aspetta che «i governi del mondo trasformino gli impegni in azione, investendo nella natura e nella biodiversità» e si augura che la cifra dei fondi dedicati a evitare l’estinzione di un milione di specie ad oggi a rischio, venga aumentata da 100 a 700 miliardi di dollari necessari.