7 Dicembre 2023
15:06

Convivere con un cane riduce del 40% il rischio di sviluppare demenza: lo studio

Uno studio giapponese su oltre 11mila persone di età compresa tra i 65 e gli 84 anni ha dimostrato che convivere con un cane riduce del 40% il rischio di sviluppare demenza.

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Condividere la vita con un cane riduce del 40% il rischio di soffrire di demenza senile in età avanzata, un'eventualità che invece è più remota per chi ha scelto un gatto come compagno di vita. Il tema è al centro di uno studio giapponese condotto dall'Istituto metropolitano di geriatria e gerontologia di Tokyo che ha riguardato oltre 11mila persone di età compresa tra i 65 e gli 84 anni.

I ricercatori hanno elaborato i dati ricavati da un'indagine epidemiologica avviata dal governo della capitale, esaminando la percentuale di persone che hanno sviluppato la demenza tra il 2016 e il 2020. I risultati hanno dimostrato che il "rapporto di probabilità" che indica il rischio di sviluppare la malattia è dello 0,6 per chi convive con un cane, e dello 0,98 per chi invece convive con un gatto. Lo stesso rapporto sale a 1 per chi invece non ha animali domestici.

L’aspetto primario emerso dallo studio è che chi sceglie di condividere la vita con un cane, complice il regolare esercizio fisico e un basso tasso di isolamento sociale, ha un rischio significativamente più basso di sviluppare una forma di demenza invalidante in età avanzata: «Questo studio ha dimostrato che l’attività fisica, compresa l’abitudine all’esercizio fisico e la partecipazione sociale attraverso la cura quotidiana del cane, può prevenire la demenza negli anziani – spiegano i ricercatori – Oltre ai benefici dell’esercizio fisico, le passeggiate con i cani si sono rivelate anche un mezzo per aumentare le opportunità di interazione sociale e migliorare la salute psicologica, contribuendo ulteriormente alla partecipazione sociale. Una minore attività fisica e una minore partecipazione sociale sono associate a tassi più elevati di declino cognitivo e demenza».

Gli effetti positivi della convivenza con un cane, a livello sia fisico sia psicologico, sono già stati dimostrati in molti altri studi, soprattutto per quanto riguarda gli anziani. E anche durante la pandemia di Covid-19 è stato riscontrato – sottolineano i ricercatori giapponesi – come i pet mate di cani avessero un benessere maggiore rispetto a chi convive con altri animali domestici. Questo sempre perché la cura di un cane porta con sé l’abitudine all’esercizio fisico e alla partecipazione sociale, anche a fronte di restrizioni alle interazioni come quelle sperimentate durante la pandemia.

«Potrebbe essere necessario un sistema di supporto sociale affinché gli anziani continuino a convivere e prendersi cura di un cane o di un altro animale domestico», sottolineano i ricercatori nelle loro conclusioni. Ed è proprio in questo senso che vanno numerosi programmi adottati sia da associazioni sia da amministrazioni attive nel sociale: basti citare i progetti avviati dal Comune di Roma nell’ultimo anno, finalizzati ad aprire le porte dei centri anziani anche agli animali, o ancora la partnership siglata tra Lav e Comunità di Sant'Egidio, sempre a Roma, per supportare gli over 80 che vivono da soli e con un cane, aiutandoli nell’accudimento per evitare di separarli.

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Andrea Barsanti
Giornalista
Sono nata in Liguria nel 1984, da qualche anno vivo a Roma. Giornalista dal 2012, grazie a Kodami l'amore per gli animali è diventato un lavoro attraverso cui provo a fare la differenza. A ricordarmelo anche Supplì, il gatto con cui condivido la vita. Nel tempo libero tanti libri, qualche viaggio e una continua scoperta di ciò che mi circonda.
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