A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Sempre più persone orientano il proprio stile di vita verso un’alimentazione vegetariana. Ma ho subito una domanda da rivolgere ai lettori che consumano le uova: vi siete mai domandati a cosa corrisponde quel codice riportato sul guscio? Sì, quel codice, composto da numeri e lettere, solitamente in rosso, o in verde.

Si chiama tecnicamente “stampigliatura” e ci dà tutta una serie di informazioni sulla produzione dell’uovo acquistato. Ma perché questo codice può essere di nostro interesse e non solo per i vegetariani? Lo è perché ci da delle informazioni sullo stabilimento di produzione anche in relazione alla tipologia di allevamento cui le galline ovaiole sono sottoposte.

Come leggere il codice di tracciabilità delle uova

Vediamo in dettaglio: in fondo non ci sono grandi misteri e il codice sulle uova è di facile interpretazione. La stampigliatura è composta da un codice alfanumerico di undici caratteri. Facciamo un esempio: 2 IT 001 RM 000. Cosa indicano questi numeri e queste lettere? Il primo numero, che è ciò che maggiormente ci interessa in questo contesto, corrisponde al metodo d’allevamento delle galline. Le due lettere che seguono il primo numero corrispondono al Paese d’origine. I tre numeri seguenti corrispondono al codice Istat del Comune di produzione, seguito dalla sigla (due lettere) della provincia d’appartenenza. Gli ultimi tre numeri corrispondono, infine, al numero progressivo assegnato all’allevamento di produzione.

Prima cifra: le tipologie di allevamento

La stampigliatura è uno strumento molto efficace che i consumatori hanno per poter indirizzare il proprio fabbisogno di uova verso un mercato più sostenibile, specialmente in termini di benessere animale. Essa basa il proprio principio sulla trasparenza riguardo alla tipologia di produzione. Come già anticipato, la prima cifra del codice, che corrisponde a un numero compreso tra 0 e 3, ci dà informazioni sulla tipologia d’allevamento delle galline ovaiole. Questo può essere: allevamento biologico (0), allevamento all’aperto (1), allevamento a terra (2) o allevamento in batteria (3). Vediamo ora nel dettaglio le differenti tipologie di allevamento e come esse si relazionano con il benessere animale.

0: l’allevamento biologico

L’allevamento biologico (indicato con il numero 0) deve essere svolto secondo criteri specifici ed è sicuramente il più compatibile con le condizioni di benessere animale. Tra questi criteri, in modo molto semplificato, abbiamo sicuramente lo spazio che gli animali hanno a disposizione, un’alimentazione sana e a sua volta biologica, l’utilizzo strettamente limitato di antibiotici, il rispetto dei normali tempi di sviluppo e produzione degli animali e il trasporto animale ridotto al minimo. Osservando l’altra faccia della medaglia, l’allevamento biologico presenta come problema principale, in relazione alla salute animale, una maggiore probabilità di occorrenza di parassitosi.

1: l'allevamento all'aperto

Nell’allevamento all’aperto, (numero 1 in stampigliatura), le galline ovaiole vivono libere in ampi spazi ed hanno a disposizione un ricovero al riparo dalle intemperie, dotato di mangiatoie, abbeveratoi e nidi. Oltre al ricovero, le galline allevate all’aperto hanno solitamente a disposizione un ampio spazio dove razzolare. Anche questo tipo di allevamento, a seconda di come è condotto, è di solito conforme con una buona qualità della vita degli animali.

2: l’allevamento a terra

Quando invece leggiamo il numero 2, stiamo consumando uova di galline allevate a terra. Cosa vuol dire però allevamento a terra? Un consumatore potrebbe facilmente confondere l’allevamento a terra con un allevamento di buona qualità: gli imballaggi infatti molto spesso riportano la scritta “allevate a terra” accostandola a immagini di galline che vivono in libertà. Però la realtà non è questa. L’allevamento a terra corrisponde alla produzione in grandi capannoni, chiusi, con ventilazione e luce artificiale, all’interno dei quali le galline sono allevate, a terra. Si nota, per cui, la abissale differenza che vi è tra le prime due categorie e questa. Adesso sappiamo però che sulla confezione esterna si possono ritrarre immagini non sempre veritiere e che solo la stampigliatura ci dice come sono cresciuti questi animali durante la loro vita produttiva.

3: l'allevamento in batteria

Infine abbiamo le uova provenienti da galline allevate in gabbie o in batteria. Per capire meglio come funziona questo tipo di allevamento dobbiamo immaginare dei grandi capannoni che contengono file di gabbie, impilate in altezza fino a quattro-cinque file. In questi luoghi angusti, dove vi è solo luce e ventilazione artificiale, le galline sono ammassate ed hanno a disposizione uno spazio di meno di un foglio A4 per individuo durante tutta la loro carriera produttiva. Il pavimento è di rete metallica, causa di gravi ferite e problemi alle zampe e alle unghie. La natura sterile e altamente deprivante di queste gabbie non consente alle galline di esprimere i normali comportamenti di specie, quali la ricerca del foraggio, la cova delle uova nei nidi, razzolare, distendere le ali o semplicemente girarsi all’interno della gabbia senza difficoltà. La mancata soddisfazione di questi bisogni basici determina negli animali un alto grado di frustrazione e stress.

Possiamo quindi affermare che comprare uova “numero 3” va assolutamente contro tutti i criteri di benessere animale. Purtroppo, ad oggi, queste condizioni di allevamento sono ancora le prevalenti, nonostante una Direttiva Europea del 1999 sulla protezione delle galline ovaiole (Direttiva 1999/74/CE) ha introdotto il bando delle gabbie in batteria a partire dal 1° gennaio 2012. La Direttiva ha rappresentato una storica vittoria nell’ambito del benessere animale degli animali da produzione, ma l’industria avicola si è sempre opposta ed ha chiesto di rimandare il bando delle batterie, appoggiando la propria posizione sulla paura dell’elevato aumento dei costi di produzione.

Dopo tanti anni, purtroppo, la riconversione degli allevamenti non è ancora del tutto terminata a discapito del Benessere degli animali e per la crescente attenzione dei cittadini verso il rispetto degli animali.

Altre lettere e cifre

Sul guscio dell’uovo troviamo anche le informazioni riguardo la data di deposizione e la data di scadenza, 28 giorni dopo la deposizione.

Sulle confezioni delle uova troviamo poi altre diciture in relazione al loro grado di freschezza e alle dimensioni. Nel primo caso, le lettere utilizzate sono “A extra”, “A” e “B”. I parametri presi in considerazione per questa classificazione sono: il guscio e la cuticola, la camera d’aria, l’albume, il tuorlo, il germe. le uova extra-fresche e fresche, appartenenti alla categoria A, sono le uniche destinate alla vendita e al consumo dirette, mentre le uova di categoria B, denominate “di seconda qualità”, sono destinate esclusivamente all'industria del settore alimentare per essere trasformate in ovoprodotti, come pasta all’uovo, dolci, eccetera, o all’industria non alimentare

Le uova fresche sono a loro volta classificate secondo le dimensioni, con le seguenti categorie di peso: XL (grandissime, con un peso di 73 g o più), L (grandi, tra i 63 e i 72 g), M (medie, tra i 53 e i 63 g) e S (piccole, meno di 52 g).

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