L’analisi del Dna si rivela uno strumento fondamentale nella lotta al traffico di animali in via d’estinzione. Grazie a un lavoro congiunto portato avanti da Stati Uniti e Repubblica Democratica del Congo è stato infatti possibile, proprio tramite analisi di materiale biologico, sequestrare più di una tonnellata di zanne di elefante, corni di rinoceronte e scaglie di pangolino e arrestare due uomini a Edmonds, nei pressi di Seattle.

Il database sulle zanne di elefante più grande al mondo

Ad aiutare gli investigatori della task force è stato Sam Wasser, co-direttore esecutivo del Center for Environmental Forensic Science (CEFS) dell'Università di Washington. Che alla Cnn ha spiegato come il suo laboratorio abbia sviluppato un metodo di estrazione del dna dall’avorio che ha consentito di capire da dove provenivano gli elefanti cui erano state brutalmente tagliate le zanne. I tecnici sono riusciti anche a ottenere dna dallo sterco di elefante, e hanno usato anche questi dati per creare una mappa delle diverse popolazioni di elefanti in Africa.

«Le popolazioni della fauna selvatica sono separate nello spazio e nel tempo e queste popolazioni separate accumulano mutazioni che le rendono più distintive l'una dall'altra e altamente tracciabili», ha confermato Wasser. Con i dati ricavati da zanne e sterco, gli investigatori sono riusciti a risalire alla zona in cui gli elefanti vivevano e sono stati uccisi.

Il centro oggi ha creato il più grande dna di avorio sequestrato al mondo, catalogando i dati di 70 spedizioni sequestrate e utilizzandoli per collegare sequestri e operazioni. Uno strumento fondamentale, visto che Wasser ha scoperto durante le sue analisi che spesso le zanne dello stesso elefante vengono inviate in spedizioni separate: in caso di riscontro di dna è più semplice ricondurre le spedizioni alla stessa organizzazione e mappare le attività dei gruppi criminali attivi nel bracconaggio e nel traffico di specie in estinzione.

L’operazione Kuluna

I due uomini sono stati condannati dal Gran Giurì per cospirazione, riciclaggio di denaro sporco, contrabbando e violazioni del Lacey Act. Il Lacey Act è il più antico statuto della nazione sul traffico di specie selvatiche e proibisce, tra le altre cose, di etichettare falsamente le spedizioni contenenti animali selvatici. Gli Stati Uniti e la Repubblica Democratica del Congo – insieme con altri 181 Paesi al mondo tra cui l’Italia – sono anche firmatari della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche a rischio estinzione (CITES). Proprio nella CITES ha inserito il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum) tra le specie protette dal 1975, e l'elefante africano (Loxodanta africana) dal 1977. Il pangolino è invece stato aggiunto all'appendice CITES con il massimo livello di protezione nel 2017: tutte e tre le specie sono minacciate dal bracconaggio e dalla perdita del loro habitat. Se condannati, i due uomini arrestati – Herdade Lokua, 23 anni, e Jospin Mujangi, 31 anni, entrambi di Kinshasa – rischiano 20 anni di reclusione per le accuse di contrabbando e riciclaggio di denaro, e cinque anni per le violazioni del Lacey Act.

Le zanne d'avorio tagliate e dipinte di nero per farlo sembrare legno d'ebano

Secondo l’accusa i due uomini hanno collaborato con un intermediario per contrabbandare quattro pacchi dal Congo agli Stati Uniti. Tra agosto e settembre 2020 hanno inviato per via aerea a Seattle tre spedizioni contenenti circa 22 kg di avorio, e nel maggio del 2021 hanno spedito un altro pacco contenente oltre 2 kg di corna di rinoceronte. In contemporanea hanno organizzato un passaggio via mare per inviare all’acquirente oltre due tonnellate di avorio di elefante, una tonnellata di scaglie di pangolino e numerosi altri corni di rinoceronti intatti. Il 2 novembre, arrivati a Edmonds per negoziare i termini dell’accordo, sono stati arrestati. Nel frattempo in Congo la task-force dell’Operazione Kuluna – così è stata ribattezzata – è entrata in azione per sequestrare quasi 100 kg di zanne d’avorio e altri 34 kg di scaglie di pangolino, materiale che vale circa 3,5 milioni di dollari.

La task force che si è occupata del caso, e che sta ancora investigando sull’organizzazione, ha ricostruito come i contrabbandieri si sono preparati per le spedizioni: hanno tagliato zanne e corni in pezzi piccoli e li hanno dipinti di nero, mescolandoli a legno d’ebano per ingannare le autorità doganali, e hanno dichiarato che all’interno delle spedizioni c’era proprio legno. L’acquirente ha pagato 14.500 dollari per le zanne di elegante e 18.000 dollari per i corni di rinoceronte, e i due arrestati hanno investito parte dei soldi per tangenti versate alle autorità di Kinshasa affinché chiudessero un occhio sul vero contenuto delle spedizioni.

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