Ogni staffetta che attraversa l'Italia, qualunque sia la sua origine, la sua destinazione e il livello di tutela del benessere animale che assicura, necessita della partecipazione di numerose figure: i volontari che intervengono sul territorio e cercano adozioni per cani e i gatti, le famiglie adottanti che, spesso dopo aver visto qualche foto pubblicata sui social, scelgono gli animali con cui condivideranno il futuro e poi ci sono gli educatori e gli istruttori cinofili che si occuperanno della delicata fase post – adozione. Tra il punto di partenza e quello d'arrivo però, c'è un lungo viaggio, ovvero uno dei momenti più delicati dell'intero meccanismo, le cui possibili conseguenze vengono purtroppo troppo spesso sottovalutate.

Dalle regioni del Sud partono ogni giorno auto, furgoni e camion colmi di cani e gatti diretti al Nord Italia, ma non solo. Molte staffette infatti, hanno come destinazione la Svizzera, la Germania o addirittura il Regno Unito e le lunghissime ore che questi animali trascorrono all'interno dei mezzi di trasporto possono risultare talmente turbolente da causare gravi traumi ai cani e ai gatti, i quali in alcuni casi perdono addirittura la vita. Per fare in modo di massimizzare i guadagni, spesso i mezzi di trasporti vengono riempiti oltre misura di animali, obbligati a viaggiare in condizioni pessime e costretti a fare i bisogni nelle gabbiette, per evitare di interrompere il viaggio e velocizzare così i tempi di consegna.

L'ancora di salvezza in un mondo opaco: i trasporti a norma di legge dove i cani sono individui e non oggetti

In questa catena che ogni anno, in un groviglio di viaggi, esperienze e storie di vita porta a spostare una moltitudine di animali da Sud a Nord, si muoveva Roberto Sandri, una persona conosciuta da molti per essere uno dei pochi in Italia ad operare nella totale legalità e ad aver scelto di affrontare il mondo delle staffette senza cadere nel tranello del risparmio (in fatto di tempo e di denaro), ma di restare sempre minuziosamente attento al rispetto di ogni singolo cane e gatto trasportato, trattandoli come individui e non come oggetti al centro di un business su cui lucrare. CiaoZé, la sua azienda, si occupava di trasportare gli animali riducendo al minimo lo stress emotivo del viaggio e assicurando competenza e tutela dal primo all'ultimo istante del viaggio, anche dopo l'arrivo degli animali in famiglia, grazie anche agli incontri con professionisti del settore dislocati in tutta Italia.

Roberto Sandri però, ha deciso di abbandonare questo mestiere e lo ha annunciato sulla sua pagina Facebook: «Quello del 12 novembre è stato l'ultimo viaggio ufficiale, senza foto né celebrazioni. In silenzio – scrive – Esco da questo ambiente non per limiti raggiunti, di qualsiasi tipo si voglia credere, ma perché pago l'aver voluto rispettare le regole, aver scelto serietà e preparazione».

Noi di Kodami avevamo viaggiato con lui da Palermo a Milano nell'ambito della nostra inchiesta Staffette: dall’amore al business delle adozioni, e torniamo a parlare con Roberto Sandri anche oggi, cercando di capire quali siano state le motivazioni alla base di questa scelta. «La decisione presa non è altro che il punto finale di una riflessione che va avanti da mesi- racconta a Kodami  – Lo scorso anno ho contratto il Covid e ho dovuto trascorrere 1 mese in ospedale ed attendere addirittura 7 mesi prima di tornare a viaggiare. Proprio in questo periodo purtroppo, sono cambiate molte cose».

«Le leggi del mercato sono chiare: non è possibile fermarsi»

«Come in ogni settore dell'economia, anche nel nostro ambito non è possibile fermarsi – spiega Roberto Sandri – All'inizio della convalescenza i miei clienti abituali, selezionati negli anni nel tentativo di lavorare solo con persone affidabili, mi chiamavano continuamente chiedendomi di tornare. Poi però, la legge del mercato ha portato molte persone a sostituirmi e dare spazio ad altri che, pur chiedendo meno documenti e non assicurando gli stessi standard di qualità, nell'ultimo anno hanno avuto più costanza. La conseguenza l'ho vista nelle richieste ricevute dopo la malattia: un tempo per viaggiare con me c'era una lunga lista d'attesa. Nell'ultimo periodo invece mi succedeva di viaggiare senza riempire il furgone».

Durante lo stop causato dalla malattia e in generale durante la pandemia il mercato delle adozioni infatti non si è certo fermato: «Si tratta di un mondo che si muove velocemente. Da una parte i volontari che vogliono trovare immediatamente una casa agli animali, dall'altra le famiglie adottanti che, mosse dalle immagini che circolano sui social, vogliono ricevere immediatamente il proprio cane o il proprio gatto – spiega Sandri – Stiamo assistendo ad una vera e propria transumanza che dà priorità alla rapidità piuttosto che al benessere degli animali».

C'è malinconia nelle parole di Sandri, il quale prima dello stop aveva pensato di ingrandire la sua azienda: «Fino allo scorso anno avevo l'ambizione di allargare il mio progetto iniziando a formare del personale preciso ed esigente, ma non ho trovato nessuno disposto a svolgere questo lavoro seguendo i miei standard. Inoltre questo mestiere mi ha anche logorato dal punto di vista emotivo e, ora come ora, ho voglia di dedicarmi al mio cane, perché nei mesi in cui ero malato abbiamo passato molto tempo distanti».

Nuove strade per regolamentare le staffette: «Tirocini formativi per prendere le redini della situazione»

«L'abbandono di Roberto è sicuramente un duro colpo per questo mondo che si muove quasi sempre al limite della legalità – commenta Clara Caspani, vice presidente di Stray Dogs International ProjectIl fatto che lui abbia deciso di tirarsi indietro però non può e non deve significare che la battaglia sia finita. Bisogna continuare a fare in modo che le ombre che coprono il mondo delle staffette si illuminino e, per farlo, bisogna mettersi all'opera e condividere idee e progetti che diventino cambiamenti concreti che possano mettere fine a questa orribile speculazione».

Gli scarsi controlli da parte delle istituzioni sono uno dei motivi per cui molte persone, mosse dal desiderio di un guadagno rapido, scelgono di inserirsi in questo meccanismo, ma secondo Clara Caspani vi sono alcune metamorfosi possibili che potrebbero portare ad un graduale miglioramento della situazione, con la conseguente maggiore tutela degli animali: «Prima di tutto, come pensava di fare Roberto Sandri, bisognerà formare persone che amino viaggiare e conoscano e rispettino le necessità degli animali, rendendoli protagonisti del trasporto e non oggetti senza dignità e bisogni».

Secondo Caspani, che da anni si occupa di questioni legate al randagismo, esistono infatti altre risorse che al momento non vengono sufficientemente sfruttate: «Ogni anno molte persone entrano nel mondo della cinofilia e decidono di formarsi in numerose scuole, svolgendo anche tirocini in cui si chiede un impegno attivo. La maggior parte di queste persone svolge i propri tirocini all'interno dei canili o in compagnia di professionisti che offrono consulenze individuali di educazione cinofila – spiega Caspani – Si potrebbe cominciare a dare la possibilità di svolgere il tirocinio anche attraversando l'Italia e svolgendo staffette legali che non mettano a rischio gli animali e seguano ogni standard necessario, dai documenti degli animali, al delicato momento dell'arrivo all'interno delle famiglie».

Uno standard di qualità che faccia luce sul mondo sommerso dei viaggi senza controllo

Ma non finisce qui, secondo Clara Caspani infatti, all'interno di questo sistema vi è ancora una grande carenza che andrà colmata per fare in modo che le condizioni dei viaggi migliorino definitivamente: «Sappiamo che molte persone non offrono servizi in grado di tutelare il benessere degli animali e si muovono quindi nell'ombra, in un mondo sommerso e con un'evidente carenza di controlli – afferma l'esperta – Una soluzione concreta per cambiare davvero la situazione sarebbe l'istituzione di uno standard di qualità determinato da un ente esperto nel settore del benessere animale. In questo modo si potrebbe finalmente attuare un controllo effettivo dei trasferimenti dall'inizio alla fine e bloccare chi lavora diversamente».

Uno dei problemi più diffusi in questo ambito, infatti, è quello della difficoltà da parte degli adottanti di valutare preventivamente la validità del trasportatore a cui ci si affida: «Se le staffette che tutelano il benessere degli animali fossero riconoscibili grazie al superamento di una certificazione ufficiale, sono certa che molte persone preferirebbero affidarsi a chi assicura l'arrivo di un cane che non ha vissuto alcun trauma che rischia di portare con sé per tutta la durata della sua vita insieme alla nuova famiglia».

Ciò che però sarà davvero indispensabile, secondo Clara Caspani è un cambiamento culturale: «Non mi stancherò mai di dirlo: per uscire da questo mondo sommerso e oscuro bisognerà mettere chiarezza e controllare maggiormente quanto accade e obbligare a rispettare l'insieme di attenzioni e cure che permettono agli animali trasferiti di mantenere uno stato di salute mentale e fisico sufficiente ad affrontare il cambio di vita – e conclude – Spesso purtroppo, questo mondo fuori controllo è in mano alle emozioni di chi, pensando di fare del bene, ha fretta di spostare gli animali, ma non potrà mai essere la rapidità a determinare la vera professionalità di uno staffettista e, di conseguenza, la tutela della salute del cane o del gatto che ci accompagnerà nel nostro futuro».

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