La legge c’è, ma come spesso accade in Italia, i tempi di attuazione vengono protratti all’infinito. E così il grande entusiasmo degli animalisti per l'approvazione lo scorso dicembre della legge che vieta gli allevamenti di pellicce è passato velocemente davanti alla constatazione che più di 5.000 visoni sono ancora rinchiusi in gabbia.

«Entro il 31 gennaio un decreto interministeriale avrebbe dovuto regolamentare l’eventuale cessione degli animali presso strutture autorizzate, ma non si è ancora visto nulla», spiega Simone Montuschi presidente di Essere Animali che in questi giorni ha documentato la presenza degli animali in due allevamenti lombardi.

«Per questo abbiamo lanciato il nostro appello ai Ministri competenti, chiedendo di emanare rapidamente il decreto che regolamenta la cessione dei visoni ancora presenti negli allevamenti a rifugi e santuari per animali».

L’associazione, peraltro, aveva già dato la propria disponibilità ai Ministeri lo scorso gennaio, per accogliere parte dei visoni ceduti dagli allevamenti e contribuire al loro mantenimento, nel rispetto delle condizioni previste dal decreto.

«Lo possiamo fare perché abbiamo la possibilità di avvalerci della consulenza di un medico veterinario con specifica esperienza in recupero di animali selvatici. E anche di un consulente scientifico in comportamento e benessere animale per il recupero fisico e mentale dei visoni, in modo da risolvere, per esempio, gli eventuali problemi comportamentali, essendo animali appartenenti a una specie non pienamente addomesticata, con tratti di indole ancora selvatica, da anni rinchiusi in condizioni di deprivazione».

Con la campagna Visoni Liberi, Essere Animali si è battuta per anni con lo scopo di ottenere un divieto di questi allevamenti, ma purtroppo la questione, nonostante la legge, non è ancora affatto risolta. Infatti, come si diceva all’inizio, secondo a quanto risulta all’organizzazione molti visoni sono ancora rinchiusi negli allevamenti.

Precisamente in cinque: a Calvagese in provincia di Brescia sarebbero 1944 visoni, a Galeata in provincia di Forlì-Cesena 1.827, a Capergnanica in provincia di Cremona 1221, a San Marco nel comune di Ravenna 708 visoni e a Castel di Sangro in provincia dell’Aquila 32.

«Si tratta di animali riproduttori, da anni costretti in gabbie di dimensioni molto limitate e prive di arricchimenti ambientali adeguati alla specie» continua Montuschi.

Per questo, la cosa più corretta sarebbe fossero affidati quanto prima a strutture idonee, come tra l’altro previsto dalla stessa legge bilancio. «Il Decreto per regolamentare l'eventuale cessione degli animali e la loro detenzione presso strutture autorizzate, accordando preferenza a quelle gestite direttamente o in collaborazione con associazioni animaliste riconosciute, doveva essere emanato  il 31 gennaio 2022» conclude Montuschi. «Ma siamo rimasti al “doveva” perché all’alba del 21 aprile all’orizzonte di decreti ancora non se ne sono visti».