Lo scorso 28 febbraio la Giunta Provinciale del Trentino ha approvato all'unanimità il Disegno di Legge che, a partire dal 2023, metterà finalmente al bando l'utilizzo della catena per i cani e gli altri animali d'affezione in provincia di Trento. La proposta, che prevede una sanzione dai 400 agli 800 euro per i trasgressori, era nata dal consigliere provinciale di Fratelli d'Italia, Claudio Cia, ma negli stessi giorni una legge molto simile era stata presentata anche dall'assessora alla salute, Stefania Segnana. 

A tre mesi dalla presentazione delle proposte, martedì 25 maggio, il testo unificato dei due Disegni di Legge, il n°125 e il n°131, è stato dibattuto alla Quarta Commissione permanente della provincia di Trento, presieduta dallo stesso promotore, Claudio Cia.

Il risultato è un documento leggermente allungato rispetto a quello che era stato presentato lo scorso febbraio. «Al responsabile della detenzione di un animale d'affezione è vietato utilizzare la catena o qualunque altro strumento di contenzione simile, salvo che per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per ragioni urgenti e temporanee di sicurezza», si leggeva.

Nella versione dibattuta il 25 maggio, invece, è stato aggiunta una breve parte finale: «Sulla base dei criteri stabiliti dalla Giunta provinciale». I criteri a cui si fa riferimento, però, non sono ancora stati delineati e verranno probabilmente chiariti in seguito al prossimo dibattito, in programma il prossimo 1 giugno.

Il testo aggiornato della Proposta di Legge di Segnana e Cia
in foto: Il testo aggiornato della Proposta di Legge di Segnana e Cia

«Gli allevatori sono preoccupati, ma non riesco ad immaginare situazioni che necessitino di ulteriori deroghe»

«Nell'incontro del 25 maggio è emersa la preoccupazione degli allevatori, i quali ritengono sia necessario ammettere la possibilità di mantenere i cani a catena in caso di necessità per la loro sicurezza – racconta a Kodami Cia – Al momento non riesco ad immaginare quali possano essere le situazioni in cui il cane è più sicuro se tenuto alla catena, ma se verranno presentate motivazioni valide da aggiungere al testo, bisognerà fare in modo che ogni dettaglio della modifica venga descritto con precisione, evitando, inoltre, che la legge perda il suo senso intrinseco, ovvero tutelare il benessere dei cani, anche quelli da lavoro».

Dopo il dibattito della settimana prossima, il Disegno di Legge passerà poi al Consiglio Provinciale: «L'approvazione seguirà i tempi tecnici e avverrà definitivamente in autunno – aggiunge Cia – A partire da quel momento, abbiamo deciso di concedere ulteriori tre mesi di tempo a chi dovrà riadattare i propri spazi e mettersi in regola».

Con l'obiettivo di strutturare una proposta di legge adatta al territorio e in linea con le normative vigenti in altre regioni, l'assessore alla salute Segnana, aveva contattato anche la Commissione Provinciale per la tutela e il benessere degli animali d'affezione, un organo provinciale istituito ormai 10 anni fa, che vede la collaborazione di 5 membri delle associazioni animaliste, il rappresentante dei comuni, l'Asl e il rappresentante dei Medici Veterinari.

«Nessuna amministrazione aveva dialogato con la Commissione prima di questa occasione. Ciò che ne è emerso è una proposta solida che speriamo non abbia solo un significato normativo, ma riesca ad essere parte di un vero e proprio cambiamento culturale – commenta Simone Stefani, membro della Commissione e Vicepresidente di LAV – In occasione del dibattito del 25 maggio, siamo stati ascoltati in qualità di portatori di interesse e, se il voto sarà positivo, ci riterremo soddisfatti di quanto ottenuto».

Per quanto riguarda le perplessità degli allevatori, Stefani commenta: «Quando le associazioni animaliste vengono contattate per gestire situazioni di cani legati alla catena, si tratta quasi sempre di realtà vicine al mondo dell'allevamento e della pastorizia – e aggiunge – Chi chiede una deroga alla legge lo fa perché ritiene la catena uno strumento indispensabile per la gestione dell'animale, ma di fronte all'arrivo di un potenziale predatore, non fa altro impedirne la fuga. Gli unici casi in cui ha senso contemplare questa soluzione riguardano le ipotesi di allagamento o inagibilità dei box. Parliamo quindi di condizioni che sono già contemplate nel testo attuale, come "ragioni urgenti e temporanee di sicurezza" e che non richiedono in alcun modo di snaturare il Disegno di Legge per essere rispettate».