Credit: Sea Shepherd France
in foto: Credit: Sea Shepherd France

È corsa contro il tempo, in Francia, per cercare di salvare la vita al beluga che da martedì 2 agosto si aggira nella Senna, e che negli ultimi giorni si è ritrovato tra due chiuse a una settantina di chilometri a nord di Parigi.

Gli aggiornamenti stanno arrivando a flusso continuo da Sea Shepherd France, che da giorni sta cercando di trovare il modo di aiutare il beluga a tornare in mare aperto. L’ultimo è un appello urgente condiviso su Twitter, in cui l’organizzazione chiede una fune lunga almeno 400 metri e del diametro di 10 mm, 12 moschettoni, due materassi 200×200 cm, asciugamani, walkie talkie e una rete, lasciando intendere che la decisione finale è quella di agire con il recupero dell’animale, o quantomeno l'indirizzamento verso il mare aperto.

Sempre la mattina di lunedì 8 agosto, gli attivisti avevano comunicato su Twitter che «il beluga ancora non si nutre, ma continua a essere curioso. Intorno alle 4 del mattino si è strofinato per 30 minuti sulle pareti della chiusa, e si è liberato delle macchie che erano apparse sulla sua schiena. Anche gli antibiotici (somministrati dai veterinari, ndr) potrebbero avere aiutato». Il problema, infatti, non è soltanto la presenza del cetaceo nella chiusa, ma anche il fatto che sia notevolmente magro.

Il beluga è stato localizzato giovedì vicino a una chiusa nei pressi di Vernon, come confermato dalla prefettura di Eure, e poi tra le due chiuse di Poses e Saint-Pierre-la-Garenne, in Normandia. Era stata proprio la prefettura, giovedì, a definire «preoccupante» lo stato di salute dell'animale, notando anche alterazioni cutanee. Sul posto oltre a Sea Shepherd ci sono anche gli esperti del Cotentin Cetacean Study Group (GECC), insieme con i vigili del fuoco, i tecnici dell'Ufficio francese per la biodiversità (OFB) e gli uomini della Società nazionale per il soccorso in mare (SNSM).

Le strategie per salvare il beluga della Senna

L’obiettivo primario è spingere il beluga ad alimentarsi per evitare che si indebolisca troppo e non riesca in alcun modo a riprendere il largo, un’operazione molto complessa da diversi punti di vista: il beluga non è un animale cresciuto in cattività ma selvatico, e l’alimentazione indotta non è una procedura semplice, neppure dal punto di vista logistico, perché avvicinarsi troppo con imbarcazioni o gommoni potrebbe aumentare i già numerosi rischi. Primo tra tutti, spingerlo verso Parigi, in una zona in cui la Senna è ancora più in secca. Ed è per questo che Sea Shepherd si sta muovendo con una barriera sonora per circoscrivere i suoi movimenti.

Non è chiaro come il cetaceo sia arrivato nella Senna. Potrebbe essere giunto dalla Norvegia o dal fiume San Lorenzo, in Quebec, percorrendo migliaia di chilometri, ma si tratta ancora di ipotesi. Gli esperti sono convinti che il beluga possa essersi perso, forse a causa di un trauma o forse per l’inquinamento acustico degli oceani causato dal traffico marittimo in aumento, e che si sia ritrovato a vagare nella Senna per chissà quanto tempo, abituato comunque alla mistura di acqua dolce e salata.

Non è d’altronde la prima volta che un cetaceo si spinge nella Senna: a fine maggio un’orca era rimasta intrappolata tra Rouen e Le Havre, e anche in quel caso il Cotentin Cetacean and Channel Sea Marine Mammals Study Group aveva provato a riportarla in mare aperto riproducendo suoni familiari al cetaceo attraverso una serie di droni. La manovra non aveva funzionato e l’orca, sempre più debole, alla fine era morta naturalmente, pochi giorni dopo la decisione di ricorrere all’eutanasia per risparmiarle ulteriori sofferenze.

Nel caso del beluga, la prefettura di Eure ha annunciato l’intenzione di usare i droni per evitare che l’animale si spinga verso Parigi, e di tenere le debite distanze per evitare di stressarlo lasciandogli la possibilità di ritrovare da solo la strada verso il mare aperto. Sea Shepherd, in presidio, ha comunicato che «l’animale continua a non mangiare nonostante gli stimolatori dell'appetito usati dai veterinari», ma che «sebbene molto magro, è vigile e dinamico. L'eutanasia è quindi esclusa in questa fase e si sta valutando il rimpatrio in mare».

Il beluga, il cetaceo bianco dei mari del Nord

Il beluga (Delphinapterus leucas) è un cetaceo della famiglia dei monodontidi, che vive in Alaska, Groenlandia, Canada e Russia. Il colore molto chiaro, quasi bianco, lo rende particolarmente distinguibile dalle altre specie appartenenti all'ordine dei cetacei. I maschi vivono in gruppi anche molto numerosi (probabilmente suddivisi in base alle dimensioni del singolo individuo e all'età) che possono raggiungere anche i 1000 individui, ed è anche per questo che gli esperti propendono per lo smarrimento. Le femmine, invece, rimangono in gruppi più ristretti per tutta la durata dello svezzamento della prole, avvicinandosi ai grandi gruppi di maschi durante il periodo che anticipa gli accoppiamenti. Gli studi condotti su questi animali sono comunque ancora insufficienti per determinare con certezza le varianti che determinano l'appartenenza o meno a un gruppo.

L'alimentazione dei beluga  – che hanno anche l'abitudine di cacciare presso gli estuari dei fiumi – è costituita principalmente da piccoli pesci, polpi e calamari cacciati intorno ai 300 metri di profondità, sebbene l'animale sia in grado di raggiungere anche profondità doppie. È , come detto, una specie artica diffusa tra Alaska, Groenlandia, Norvegia e Russia, anche se circa 500 esemplari vivono stabilmente tra la foce del St. Lawrence River e l'isola del New Foundland, sulle coste orientali del Canada. L'habitat ideale per questi animali è rappresentato da insenature, fiordi, canali, baie e acque poco profonde che nei mesi estivi vengono riscaldate dalla luce solare continua. Il fiume St.Lawrence è l'unico luogo che rappresenta per questa specie un ambiente ideale per tutta la durata dell'anno, mentre altre foci di fiumi nordici sono luoghi di passaggio estivi dove nutrirsi, vivere la stagione dell'accoppiamento e partorire. Le acque ideali per questa specie, una volta raggiunta l'età adulta e la necessaria quantità di massa grassa hanno temperature che si aggirano intorno agli 8-10 gradi.