Basta usare munizioni a base di piombo per la caccia: l’appello arriva dalla Rete "Stop Piombo sulle Alpi" che ha anche lanciato una petizione su Charge.org arrivata ormai al traguardo delle 15.000 firme. La petizione è indirizzata alla provincia di Sondrio e alla Regione Lombardia, e chiede che, se proprio la caccia deve continuare, vengano quantomeno vietate le munizioni di piombo, responsabili dell’intossicazione di numerosissimi rapaci e della loro morte.

L’ultimo caso è quello del Grifone arrivato all’Enpa di Genova: un rapace rarissimo morto poco dopo l’ingresso al Cras di Campomorone per cause ancora da accertare, ma con tutta probabilità legate a intossicazione da piombo. Le radiografie hanno infatti escluso traumi da impatto o bracconaggio da armi da fuoco, e il cadavere è stato inviato all’Istituto Zooprofilattico di Sondrio per le analisi, cui collaboreranno anche i tecnici del laboratorio di Bologna. Una volta terminati gli accertamenti, il grifone tornerà a Genova per essere esposto al Museo di Scienze Naturali.

La notizia della sua morte ha riportato l’attenzione sui gravissimi danni che le munizioni di piombo provocano agli ecosistemi, in particolare ai rapaci, che spesso ingeriscono i proiettili usati durante la caccia per uccidere le prede: i rapaci che si nutrono degli animali cacciati in questo modo finiscono per intossicarsi fino alla morte per saturnismo acuto e cronico.

Intossicazione da piombo, lo studio del Parco Nazionale dello Stelvio

«La caccia potrebbe essere praticata senza le munizioni di piombo perché i proiettili costituiti da materiali atossici alternativi (come il rame per la caccia agli ungulati e l’acciaio per le munizioni spezzate) sono ormai fabbricati da tutte le principali aziende produttrici a livello mondiale – sottolineano dalla Rete Stop Piombo sulle Alpi – Sulle Alpi e in Europa centro meridionale la problematica è particolarmente grave come ha dimostrato lo studio di ERSAF – Direzione Parco Nazionale dello Stelvio, Provincia di Sondrio, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER) e ISPRA. Il 44% dei 252 cadaveri di Aquila reale e avvoltoi analizzati ha evidenziato valori cronici di piombo superiori al normale e livelli da avvelenamento clinico nel 26% dei casi».

L’allarme arriva da Sondrio proprio perché sono state le ricerche condotte dal Parco Nazionale dello Stelvio, Provincia di Sondrio, Istituto Zooprofilattico di Sondrio e Bologna e l’Università di Veterinaria di Milano a portare alla luce questo gravissimo problema: lo studio ha dimostrato che il 63% dei cinghiali colpiti da arma da fuoco avevano nelle viscere decine di schegge di piombo, e tra il 2005 e il 2019, su 15 aquile reali recuperate, 9 sono morte per saturnismo cronico o acuto. Per non parlare del fatto che il piombo rappresenta un grave rischio anche per gli esseri umani, che non mancano di consumare carne di animali selvatici cacciati.

La Commissione Europea avvia un'istruttoria

Sondrio inoltre è stata la prima provincia italiana ed europea a bandire parzialmente le munizioni con piombo per la caccia agli ungulati, ma la Rete sottolinea come anche questo provvedimento si sia dimostrare inutile: il numero di Aquile reali intossicate, dal 2011 al 2021, è raddoppiato. E questo nonostante che si siano messe in atto anche altre strategie, come la decisione del Parco dello Stelvio di controllare il numero di cervi utilizzando solo proiettili monolitici atossici per tutelare le popolazioni di gipeto (presente col 60% della popolazione italiana) e di aquila reale.

Recentemente la Commissione Europea ha incaricato l’Agenzia Chimica Europea (ECHA) di avviare un’istruttoria per introdurre una restrizione all’uso del piombo nella produzione di munizioni da caccia destinate a essere utilizzate sull’intero territorio dell’Unione Europea. Nell’attesa che la procedura venga portata a termine, la richiesta alla Regione Lombardia e alla Provincia di Sondrio – e poi al resto delle amministrazioni italiane – è quella di bandire totalmente e in modo definitivo il piombo della munizioni da caccia: «La problematica – conclude la Rete – si può risolvere solo grazie all’impegno di tutti».