La Blue Panda, la barca del WWF in partenza da Portofino per analizzare lo stato delle acque del Mediterraneo (credits: WWF)
in foto: La Blue Panda, la barca del WWF in partenza da Portofino per analizzare lo stato delle acque del Mediterraneo (credits: WWF)

Nel suo blu ondeggiano i coralli rossi e le praterie di posidonia punteggiate da anemoni di mare. Nelle sue acque e sui suoi fondali si muovono 51 specie di animali protette dalle varie convenzioni internazionali, 9 specie vegetali protette e 24 habitat di interesse per la conservazione. Ma l’Area Marina Protetta di Portofino, da cui il 28 giugno partirà il nuovo tour della barca a vela ambasciatrice del WWF Blue Panda, è anche il cuore del Santuario dei Mammiferi Marini Pelagos che ospita il 18% delle specie marine di tutto il mondo. Lo abitano il capodoglio e il delfino comune (specie  minacciate  secondo la Lista Rossa della IUCN), il tursiope, la stenella striata e la balenottera comune (considerate specie vulnerabili). Ma nelle acque straordinarie che si allargano davanti alla costa ligure possono transitare anche balenottere, capodogli, globicefali, grampi, tursiopi e stenelle: tutti quei meravigliosi animali marini che popolano le acque del Mediterraneo e, pur essendo incredibili abitanti del Santuario Pelagos, non possono essere ingabbiati da nessun confine. Sono fortunatamente ancora liberi di nuotare ovunque le loro indole li spinga.

Il viaggio per “proteggere il Mediterraneo” della Blue Panda

La mappa del viaggio che effettuerà il Blue Panda in cinque mesi di navigazione (credits:WWF)
in foto: La mappa del viaggio che effettuerà il Blue Panda in cinque mesi di navigazione (credits:WWF)

Proteggere i loro habitat, far si che le acque che li accolgono rimangano abitabili, e soprattutto garantire che almeno il 30% del Mediterraneo sia efficacemente protetto entro il 2030 per aiutare a recuperare la biodiversità marina, ricostituire gli stock ittici e mitigare l’azione del cambiamento climatico, è l’obiettivo del viaggio 2021 della Blue Panda del WWF  che, dopo dopo aver inaugurato una maratona di eventi organizzati in collaborazione con il Comune di Santa Margherita Ligure, salperà il 28 giugno dalla Liguria per proseguire in altre Aree Marine Protette del Mediterraneo: Zante (Grecia), Kas Kekova (Turchia), Cap Corse (Francia), Tabarka (Tunisia) e Tagomago (Spagna). E a settembre la Blue Panda incontrerà a Marsiglia anche i responsabili politici e gli scienziati che parteciperanno al Congresso mondiale sulla conservazione dell'IUCN per spingerli sostenere la protezione di almeno il 30% del Mar Mediterraneo.

Incontri, dibattiti e laboratori per salutare la partenza della Blue Panda

Dal 28 giugno al 7 luglio a Portofino sono previsti incontri, attività di pulizia dei fondali, dibattiti, laboratori didattici. La barca, uno yacht a vela monoscafo armato a ketch del 1987, attrezzata per ricerche scientifiche, spedizioni ed eventi, è lunga circa 26 metri e può ospitare 12 persone durante la navigazione. Arriverà domenica nel porto di Santa Margherita Ligure, accolta da una festosa regata velica organizzata dalla Lega navale e il Circolo Velico di S.Margherita Ligure. Dal giorno successivo sono previsti incontri, attività di pulizia dei fondali con attività subacquee e in apnea, campionamenti di microplastiche in canoa, dibattiti in streaming e a bordo, laboratori didattici, incontri con i pescatori. Il 2 luglio un incontro in streaming sul tema “30by30 per rigenerare il Mediterraneo” in cui è previsto tra gli altri l’intervento del Ministero della transizione ecologica. Reef Alert Network, WWF SUB, Outdoor Portofino, Università di Genova, CNR – IAS, Apnea Center, Ziguele, Menkab tra coloro che hanno offerto la loro collaborazione. Gli ultimi giorni saranno dedicati ad un’attività di studio e monitoraggio dei cetacei svolta dai biologi del WWF Italia nel Santuario Pelagos.

Il Santuario Pelagos e i pericoli per il Mediterraneo

La zona marina di 87.500 chilometri quadrati che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano, è il Santuario Pelagos. Un vero e proprio “ecosistema di grandi dimensioni”, che ovviamente rappresenta un fondamentale interesse  scientifico, socio-economico, culturale ed educativo. 8.500 le specie di animali microscopici che vi sono stimate e che rappresentano tra il 4% e il 18% delle specie marine mondiali. Una biodiversità notevole, in particolare per quanto riguarda il numero dei predatori al vertice della catena trofica, come i mammiferi marini, perché il Mediterraneo rappresenta solo 0,82% della superficie e il 0,32% del volume degli oceani del mondo. Ma il 30% del traffico marittimo di tutto il mondo transita nel Mediterraneo facendone, insieme ai mari del sud est asiatico, una delle regioni più trafficate per il trasporto di passeggeri. Un dato però è davvero sconfortante: le collisioni derivanti dal traffico marittimo hanno provocato un aumento della mortalità dei grandi cetacei di circa il 20% e dalle 8 alle 40 balenottere muoiono ogni anno nel Mediterraneo a causa di collisioni. «Il progetto Blu Panda ha il compito, da un lato di mettere in evidenza queste minacce, anche attraverso attività di ricerca durante la navigazione, dall’altro di sensibilizzare persone, comunità ed istituzioni sulla necessità di una protezione sempre più estesa ed efficace del nostro Capitale Blu».

Quali sono i pericoli per il nostro mare?

La missione della Blue Panda si propone in cinque mesi di esplorare e promuovere le aree marine protette e liberarle dalla minaccia delle reti fantasma. Le Ghost Gear, cioè le reti e altri attrezzi ‘fantasma’, ovvero, abbandonati, smarriti o scartati, che rimangono sui fondali e li continuano ad inquinare, sono infatti uno dei pericoli maggiori. Rappresentano uno dei fattori più dannosi per l’inquinamento plastico marino e nel Mediterraneo il WWF sta attualmente conducendo un progetto di 2 anni per mappare e liberare da attrezzi fantasma alcune delle aree ecologicamente più sensibili nelle Aree Marine Protette (AMP) in Croazia, Italia, Grecia, Francia, Spagna, Tunisia e Turchia con il coinvolgimento delle comunità locali. «Il nostro mare ha bisogno di un'azione urgente e collettiva se vogliamo continuare a trarre vantaggio dai benefici che offre – spiega Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia. – Gli attrezzi fantasma, come le reti abbandonate sui fondali, sono una seria minaccia, poiché uccidono continuamente e crudelmente balene, delfini, tartarughe, squali e pesci, danneggiando habitat vitali dell'oceano. Lo sforzo che metteremo in campo permetterà di liberare da questo pericolo alcune delle aree chiave per la biodiversità marina».