Gli Aracnidi sono una classe del phylum degli artropodi, più in particolare fanno parte del subphylum dei chelicerati, una delle maggiori suddivisioni di questo gruppo. La storia degli aracnidi affonda le proprie radici in epoche in cui la vita sulla terra era ancora agli albori. Infatti furono proprio i primi animali a colonizzare le terre emerse.

Il nome "aracnide" ha una radice greca: ἀράχνη che significa letteralmente "ragno". I latini prendono la radice di questa parola e la inseriscono in un contesto diverso, donandogli anche un significato mitologico. Infatti, la parola latina "aranea" deriva dalla tessitrice Aracne, personaggio mitologico che sconfisse Minerva in una gara di ricamo: per vendicarsi la dea la trasformò in un animale obbligato a tessere la sua tela fino alla morte.

Uno studio del rinomato entomologo Jonathan Coddington, scienziato del Museo Nazionale di Storia Naturale Smithsonian negli Stati Uniti, conta circa 650 famiglie di aracnidi e 9500 generi. Uno sguardo alle specie, poi, sbalordirebbe chiunque: sono state descritte circa 100.000 specie mentre più di 1 milione sono quelle stimate.

Gli aracnidi sono diffusi in tutto il mondo, tranne nelle regioni in cui fa più freddo come l'Antartide. Gli ordini attuali che costituiscono la classe degli aracnidi sono 11 e una rapida lettura dei loro nomi fa saltare all'occhio una curiosa parentela: ragni, scorpioni e acari sono animali strettamente imparentati. Gli ordini sono i seguenti:

  • Araneae: questo è l'ordine dei comuni ragni, creature cosmopolite, ovvero vivono in tutto il mondo, che rappresentano il gruppo più cospicuo di aracnidi con oltre 41.000 specie classificate.
  • Amblypygi: l'aspetto di questi animali è simile a quello dei ragni, ma a differenza loro non possono secernere la seta e hanno il primo paio di zampe particolarmente robusto.
  • Opilionidi: sicuramente ne abbiamo visti diversi nelle nostre case e sono aracnidi con cefalotorace e opistosoma fusi insieme e con zampe lunghissime. Anche loro, come gli araneidi, sono cosmopoliti e sono state classificate circa 5.000 specie.
  • Palpigradi: questi animali sono aracnidi di dimensioni molto piccole, La loro caratteristica principale è un flagello nella parte finale dell'opistosoma con il quale cacciano e si difendono.
  • Pseudoscorpionidi: anche questi aracnidi hanno dimensioni estremamente piccole e, nonostante il nome, sono più imparentati con l'ordine dei solifugi che con quello degli scorpioni.
  • Ricinulei: sono piccoli aracnidi che raggiungono massimo i 10 millimetri e sono diffusi in Africa e nelle Americhe. Le loro appendici boccali sono fra le più complesse del gruppo.
  • Uropygi: sono aracnidi dall'addome piatto e anche loro, come i palpigradi, hanno nel tratto finale un appendice a forma di flagello.
  • Schizomida: questi aracnidi sono molto simili agli Uropygi, ma a differenza loro, hanno il prosoma diviso in due parti.
  • Scorpioni: ebbene anche gli scorpioni sono aracnidi e la loro caratteristica principale è sicuramente il primo paio di zampe più grande delle altre con cui afferra le prede e il pungiglione sulla parte finale.
  • Solifugi: curiosi aracnidi diffusi soprattutto nelle zone tropicali e in quelle aride. Vederli muoversi sul terreno è molto difficile perché sono molto veloci. In più hanno un potente morso, anche se non è velenoso.
  • Acari: anche gli acari sono aracnidi e sono fra le specie di questo gruppo più a contatto con l'uomo. Hanno, infatti, una grande importanza dal punto di vista economico e sanitario poiché alcuni sono vettori di malattie per noi, per le piante che coltiviamo e gli animali che alleviamo.

Come sono fatti gli aracnidi e come si distinguono dagli insetti

Uno degli errori più comuni quando si parla di aracnidi è confonderli con gli insetti, altra classe di artropodi con cui condividono solo le zampe articolate e il corpo suddiviso in segmenti. Distinguere un aracnide da un insetto è semplice, la sua struttura corporea parla chiaro.

Innanzitutto possiede, solitamente, 4 paia di zampe, per un totale di 8, a differenza degli insetti che sono 6. Il segmento corporeo successivo alla testa è chiamato "prosoma", ed è li che sono attaccati i "pedipalpi" strutture utili per portare il cibo alla bocca, tastare il territorio e durante l'accoppiamento. In fine vi è "l'opistosoma ", ovvero l'addome, con gli organi che servono per la digestione e anche le ghiandole che servono per produrre la seta nelle specie che ne sono dotate.

Inoltre gli aracnidi, a differenza degli insetti, possiedono strutture boccali chiamate "cheliceri" con funzioni relative all'alimentazione e alla difesa. In alcune specie possono essere anche molto sviluppate e conferiscono a questi animali un aspetto senza dubbio pauroso.

Come mangiano gli aracnidi

Gli aracnidi sono per lo più carnivori. Molte specie si nutrono di prede parzialmente o totalmente digerite dai succhi gastrici che riversano sul malcapitato. In sostanza si può dire che quasi tutti gli aracnidi "bevono" le proprie prede. Solo alcuni sono detritivori, come gli opilioni o alcuni acari, e ingeriscono particelle di cibo solide molto piccole.

Gli aracnidi che "bevono" le prede usano i loro pedipalpi e cheliceri per versarli sulle prede morte. I succhi digestivi trasformano rapidamente la preda in un "frullato nutriente", che l'aracnide aspira in una cavità situata immediatamente di fronte alla bocca. Dietro di essa c'è una faringe muscolosa sclerotizzata, che agisce da pompa, succhiando il cibo che va poi nell'esofago e nello stomaco.

I metodi con cui catturano le proprie prede sono molteplici, si passa dall'attendere un animale tendendo un agguato a dei previ inseguimenti. Inoltre diversi gruppi secernono veleno da ghiandole specializzate e diversi acari e zecche sono parassiti, ovvero si nutrono del sangue degli ospiti, a volte, anche trasmettendo delle malattie.

Indipendentemente dall'ordine, ognuno di noi ha incontrato degli aracnidi in vita propria. Che sia al parco, in casa, per strada o durante un'escursione ed ecco alcuni esempi della loro incredibile diversità di forme:

Amilenus aurantiacus

Amilenus aurantiacus, foto di Valentin Moser, via Wikimedia Commons
in foto: Amilenus aurantiacus, foto di Valentin Moser, via Wikimedia Commons

Si tratta di una delle specie di opilioni più diffuse al mondo. Le lunghe zampe sono caratteristiche dell'ordine e si può trovare frequentemente nelle cavità sotterranee nella stagione fredda, luoghi dove possono passare al sicuro i rigidi inverni.

Questo animale è molto diffuso anche in Italia e la sua a distribuzione va dalle Alpi occidentali e scende lungo i Balcani fino alla Grecia. Quando devono svernare non è raro trovarli ammassati a centinaia in anfratti di rocce e caverne.

Euscorpius italicus

Detto anche "scorpione italiano" è diffuso anche in molti altri paesi dell'Europa del sud. L'habitat è rappresentato soprattutto da vecchie mura, pietraie e legnaie, dove trova rifugio in buchi, anfratti e crepe. È tuttavia possibile trovarlo anche nei campi erbosi e sotto le pietre nelle zone montuose.

Spesso è possibile trovarlo da solo e si incontra con altri suoi simili solo per accoppiarsi. La riproduzione avviene nella stagione primaverile ed estiva e  la femmina dà alla luce fino ad una trentina di piccoli già formati che si sistemano subito sul dorso della madre, dove rimarranno sino alla prima muta.

Lycosa tarantula

Il nome di questo animale ha profondamente marcato la cultura italiana. Nella tradizione popolare della Puglia, infatti, viene chiamato taranta o tarantola e dovrebbe derivare dalla città di Taranto o dal vicino fiume Tara. Si credeva un tempo che il suo morso provocasse il "tarantismo", una malattia curabile solo attraverso alcuni balli che sono entrati a far parte delle danze popolari della regione.

È chiamata anche "ragno lupo" e la caratteristica dei membri del genere Lycosa è di avere delle cure parentali molto sviluppate. Le femmine portano i piccoli sul dorso per diverso tempo per proteggerli dai predatori.

Galeodes granti

Galeodes sono un genere di aracnidi appartenente all'ordine dei solifugi. Sono grandi all'incirca dai 5 agli 8 centimetri e utilizzano le loro lunghe zampe per sfrecciare sulla sabbia rovente.

Come gli altri membri dello stesso gruppo sono prevalentemente notturni, da qui il nome solifugi, e si trovano soprattutto in habitat aridi. Questa e altre specie sono anche in grado di produrre suoni tramite stridulazione, raspi o sibili che assomigliano molto a soffi di vipera.

Balaustium murorum 

Balaustium murorum, foto di Yasunori Koid, via Wikimedia Commons
in foto: Balaustium murorum, foto di Yasunori Koid, via Wikimedia Commons

Balaustium murorum è un aracnide appartenente alla sottoclasse degli acari e, sebbene non sia un ragno, in Italia è conosciuto dai più come "ragnetto rosso". 

Nonostante le ridotte dimensioni è una specie predatrice, che si nutre di larve di altre specie di aracnidi e di escrementi di uccello. Si muove velocemente e in maniera disordinata e il colore rosso è dovuto ad un'emolinfa ricca di carotenoidi. Questa caratteristica è un aposematismo, un particolare adattamento che indica ai predatori che non è appetibile.